In riferimento alla vicenda che vede coinvolta la Garante sarda, la Rete L’ABUSO esprime anzitutto la sua solidarietà e vicinanza a Carla Pugligheddu il cui impegno nella tutela dei minori è sempre stato più che lodevole. Tra i venti Garanti per i diritti dell’infanzia che “manteniamo” in Italia, solo due risposero al nostro report, Pugligheddu è una di queste.
Meno lodevole e misogina a nostro avviso, la modalità con cui la chiesa si è rivolta alla Garante contestando un dato che evidentemente poco importava, tanto che se ne accorgono mesi dopo.
Con un comunicato affidato all’agenzia ANSA la chiesa sarda attacca la Garante sostenendo che il dato fornito dal nostro Osservatorio permanente, che la Garante ha poi esposto, sia a loro dire privo di qualunque fondamento.
Rassicurano l’impegno della chiesa in materia ribadendo “che tutte le Diocesi si sono dotate di un Servizio diocesano o inter-diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, avvalendosi di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali.”
Affermazione discutibile in quanto non è vero che tutte le diocesi sono dotate di un sevizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. In realtà solo 130 diocesi su 226 sono dotate di tale servizio.
Ignorato anche quanto emerso lo scorso 24 febbraio, quando il nostro Osservatorio ha presentato il report sull’efficienza di questi 130 sportelli di cui la Rete L’ABUSO ne ha analizzato un ampio campione, 30 su 130, dal quale è emerso che a poco serve avvalersi “di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali” quando poi la chiesa reinserisce o addirittura non ha mai rimosso chi viene denunciato in questi sportelli dalle stesse vittime.
Premesso che a nostro avviso la chiesa anziché andare all’ANSA contestando la Garante, avrebbe forse dovuto prima chiedere a lei spiegazioni, che non solo avrebbero chiarito l’equivoco, ma avrebbero evitato un attacco misogino ed irrispettoso verso le Istituzioni e verso la stessa Garante.
In realtà emerge un refuso sul dato temporale riportato nei testi (2020/2025) che risulta esattamente censito dall’Osservatorio nell’arco temporale 2000/2025, che purtroppo non cambia la sostanza nel merito del fenomeno denunciato dalla Garante essendo i dati della regione Sardegna coincidenti con quelli dell’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso.
Refuso che se civilmente la chiesa avesse fatto notare alla Garante, siamo certi sarebbe stata la prima a scusarsi e rettificare.


















