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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » SURVIVAR’S VOICE A ROMA- 30 e 31 ottobre 2010. Nasce la Rete L’ABUSO

SURVIVAR’S VOICE A ROMA- 30 e 31 ottobre 2010. Nasce la Rete L’ABUSO

Nel corso della manifestazione contestato padre Lombardi. Ma lui minimizza: non è successo nulla

Redazione Media Web by Redazione Media Web
30 Ottobre 2010
in TV e programmi radio
Reading Time: 2 mins read
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ROMA – Sono arrivati da tredici Paesi per manifestare, a Roma, contro la pedofilia nella Chiesa. I rappresentanti delle organizzazioni delle vittime di pedofilia, guidati dagli americani di Survivors Voice, hanno dato vita a un sit-in davanti a Castel Sant’Angelo e poi intendono procedere in fila indiana in direzione di San Pietro anche se la loro manifestazione non è autorizzata. Nel corso della manifestazione hanno contestato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, che si era avvicinato ai manifestanti. Lombardi ha poi detto alle agenzie di stampa di essere passato per esprimere solidarietà e ha precisato che «non c’è stato nessun problema e nessun incidente con i partecipanti alla manifestazione».

DA OGNI PARTE DEL MONDO – Sono venuti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e Australia. Presenti anche alcuni italiani, di Verona e Francesco Zanardi, di Savona, in sciopero della fame da 11 giorni contro il vescovo della sua città, monsignor Vittorio Lupi, perché «provveda a denunciare i preti pedofili». Nel sit-in alcuni cartelli con scritto: «Giù le mani dai bambini», «Chiesa senza abusi», «Il Papa protegge i preti pedofili». «E’ venuto il momento di agire pubblicamente – spiegano gli organizzatoriu della manifestazione -. Vogliamo aiutare i ragazzi che ancora possono essere vittime di abusi nel mondo», aggiunge Bernie McDaid, cofondatore di Survivors Voice e lui stesso vittima di abusi da parte di un sacerdote quando era bambino. «Il nostro non è un attacco alla fede o alla religione, chiediamo solo più trasparenza, questa è una questione di condotta morale», ha spiegato Marco Lodo Rizzini, portavoce dell’associazione delle vittime dell’istituto Antonio Provolo, di Verona. E ancora: «Troppi bambini di troppi Paesi sono stati violentati. Oggi siamo qui per portare un messaggio di speranza e per chiedere al mondo di sposare la nostra causa», dice Gary Bergeron cofondatore di Survivors Voice.

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«PROTEGGERE I BAMBINI»- In mattinata i fondatori di Survivors Voice avevano incontrato alcuni alunni dell’istituto per sordi veronese Provolo, investito da uno dei principali casi scoppiati in Italia nel campo della pedofilia nella Chiesa. «Quello che è capitato a noi – ha aggiunto Bergeron – potrebbe capitare anche ad altri bambini. Siamo qui per chiedere aiuto al mondo, per chiedere al mondo di sposare la nostra causa». «La nostra presenza qui – ha sottolineato McDaid – è più potente di quanto si possa credere. Dobbiamo dire a tutti di proteggere i bambini. Anche da quello che potrebbe capitare loro navigando su internet».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.