Se c’è un avversario temibile per ogni governo di sinistra spagnolo è la Chiesa cattolica, da sempre. Un’istituzione che in Spagna vanta la collaborazione lungo i 40 anni di dittatura franchista: dalla legittimazione del colpo di Stato del 1936 ai benefici economici e politici, fino alla repressione culturale e morale della società. Solo nel 2020 papa Francesco è riuscito a sostituire la leadership della Conferenza episcopale con un vescovo moderato e non apertamente reazionario.
È DUNQUE UNA MEDAGLIA particolarmente significativa quella che il governo spagnolo ieri si è appuntato riuscendo a piegare il braccio della Conferenza episcopale che ha accettato di pagare di tasca propria le riparazioni a tutte le vittime degli abusi sessuali del clero. Tutte: anche quelle per le quali è scattata la prescrizione, anche di quelle che non si siano rivolte alla commissione preposta dalla Chiesa, e anche nel caso che non ci sia accordo fra le parti: i vescovi hanno accettato infatti che sia il Difensore del popolo spagnolo a stabilire gli indennizzi.
LA SCIAGURA DEGLI ABUSI sessuali nel seno delle istituzioni ecclesiastiche in Spagna come in molti altri paesi è di proporzioni colossali: il tempo non fa che aumentare il numero delle vittime e dei carnefici. Fino al 2018, eccetto alcuni sporadici casi (poche decine), e complice la connivenza e l’opacità della gerarchia ecclesiastica, le dimensioni del problema non erano chiare. In quell’anno però il quotidiano El País ha cominciato a raccogliere testimonianze di numerose vittime di abusi, mettendo insieme la prima e unica base di dati sulla pederastia della Chiesa che a oggi conta quasi 3.000 vittime e 1.500 presunti aggressori. Questa inchiesta ha portato alla compilazione di cinque rapporti di 1.600 pagine consegnati al Vaticano, alla Conferenza episcopale spagnola e al Defensor del pueblo, una istituzione indipendente che tutela i cittadini contro abusi e cattiva amministrazione, paragonabile a un Difensore civico, però a livello nazionale.
SULLA BASE DELLO SCANDALO, il Congresso obbligò nel 2022 il Defensor del pueblo a stilare un rapporto sul fenomeno. Dopo aver intervistato 8.000 persone, nel rapporto reso pubblico nel 2023, il Defensor stimava l’astronomica cifra di più di 400 mila vittime che avrebbero sofferto abusi in ambito religioso, 230 mila delle quali da parte di sacerdoti o religiosi. Rispetto alle 330 mila in Francia, questi numeri collocano la Spagna ai primi posti nel mondo per proporzione di casi (circa l’1% della popolazione). Non sorprende: durante tutti gli anni del franchismo, la chiesa era sostanzialmente incaricata dell’educazione, e anche negli anni successivi la presenza cattolica nelle scuole paritarie (frequentate da un terzo di tutto l’alunnato del paese) è rimasta significativa.
Nel rapporto, il Difensore, il filosofo ed ex ministro socialista Ángel Gabilondo, accusava le istituzioni ecclesiastiche di scarsa collaborazione e di aver coperto gli abusi, e chiedeva al governo di assumere i costi delle riparazioni per tutte le vittime.
IERI PERÒ C’È STATO un colpo di scena. Il ministro della Giustizia Félix Bolaños, accompagnato dal nuovo presidente della Conferenza episcopale Luís Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi Jesús Díaz Sariego, ha annunciato un accordo impensabile fino a pochi mesi fa. Certamente c’è lo zampino di papa Prevost, che proprio a novembre aveva incontrato i vertici della Conferenza episcopale spagnola per risolvere l’impasse. Il suo predecessore, Francesco, aveva riposto fiducia nel vescovo che aveva fatto nominare ma che invece aveva lasciato le cose come stavano. Leone XIV, irritato per l’ennesimo scandalo che per la prima volta coinvolgeva direttamente un cardinale, ha premuto l’acceleratore, come ha confessato ieri Argüello. Aggiungendo però che ora «vogliamo assumerci le nostre responsabilità». Bolaños ha invece sottolineato che «lo Stato sta adempiendo ai suoi obblighi nei confronti delle vittime».
CI SARÀ UN ORGANO MISTO chiesa-stato e indipendente che fisserà dei criteri per diversi tipi di riparazione, oltre a quella economica: «di natura riparativa e simbolica», «di riparazione psicologica e/o psichiatrica con professionisti scelti dalla vittima e che potrebbe estendersi ai suoi familiari», di «riparazione morale del danno causato» o «qualsiasi altra forma di riparazione che possa essere proposta». Le vittime avranno un anno di tempo (prorogabile) per iscriversi in un apposito registro e saranno informate della proposta di indennizzo concordata fra chiesa e Defensor che avrà l’ultima parola. Sarà l’istituzione ecclesiastica responsabile dell’aggressore (diocesi, ordine religioso o congregazione) a pagare. Se non ce la facesse, sarà la Conferenza episcopale a coprire i costi.
https://ilmanifesto.it/spagna-il-clero-cede-sugli-abusi























