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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » «Io vittima di abusi di un prete chiedo alla Chiesa di fermare quelli sui tori nelle corride»

«Io vittima di abusi di un prete chiedo alla Chiesa di fermare quelli sui tori nelle corride»

La videotestimonianza di un uomo cattolico che subì violenze sessuali in gioventù: «Chi predica la fede non può sostenere la crudeltà». La campagna Peta per chiedere al Vaticano di recidere i legami con le manifestazioni taurine, spesso abbinate a ricorrenze religiose

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Gennaio 2026
in World
Reading Time: 3 mins read
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Da giovane aveva subito abusi da parte di un sacerdote. Lo dice a viso scoperto Dan Paden, un cattolico che oggi ha deciso di prestare il suo volto di ex vittima di una crudeltà da parte di un uomo di Chiesa alla campagna di Peta (People for ethical treatment of animals) che da tempo sollecita il Vaticano a prendere posizione contro una pratica altrettanto crudele nei confronti degli animali, la corrida. E, in particolare, a non avallarla con la partecipazione di membri del clero a questi eventi, spesso organizzati in concomitanza con ricorrenze religiose. Non è raro che sacerdoti e prelati di vario grado intervengano con benedizioni ufficiali all’inizio di queste manifestazioni, considerate tradizionali ma ormai giudicate fuori dal tempo da una ampia fetta dell’opinione pubblica, anche negli stessi Paesi – la Spagna in primis, ma non solo – in cui ancora avvengono.

In un video, registrato davanti ad un edificio religioso, Paden sottolinea il legame della Chiesa cattolica con corrida e con il carico di sofferenze che porta con sé. La sua testimonianza parte proprio con il ricordo degli abusi subiti in gioventù per poi passare alla descrizione di quanto crudele sia il trattamento riservato ai tori nelle arene, con un parallelo tra due forme di crudeltà diverse nei modi e nei soggetti che le subiscono ma di fatto molto simili. Di qui l’esortazione agli spettatori a prendere posizione chiedendo, ognuno con le proprie possibilità, un intervento diretto dello stesso Papa Leone XIV, affinché riconoscendo che anche la corrida è una forma di abuso nei confronti di innocenti, si attivi per recidere i legami che ancora mantiene con la Chiesa cattolica.

Paden ricorda come per la dottrina della Chiesa gli esseri umani non dovrebbero «causare inutilmente la sofferenza o la morte degli animali». Ripensando alla sua vicenda personale, spiega, «mi chiedo ancora come qualcuno che predicava la compassione potesse provare piacere nella crudeltà». E oggi, nello stesso modo, «vedo la stessa contraddizione nei sacerdoti che benedicono o difendono la corrida». E ancora: «Cristo ci chiama a proteggere gli indifesi. La sua Chiesa deve schierarsi dalla parte delle vittime di qualsiasi forma di abuso».

Il filmato è stato affidato a Peta a supporto della sua campagna condotta a livello internazionale. In diverse occasioni gli attivisti dell’associazione hanno promosso flash mob e iniziative di protesta pubblica per evidenziare la contraddizione dei legami tra il clero e i tormenti inflitti ai tori. Nelle settimane scorse anche l’attrice italiana Loredana Cannata si era resa protagonista di una plateale manifestazione in piazza San Pietro, prima di essere arrestata dalla gendarmeria vaticana.

Peta ricorda, del resto, come i pontefici in passato abbiano preso posizione a favore degli animali. Papa Francesco, che pure aveva evidenziato l’eccesso di attaccamento agli animali domestici in relazione al disinteresse mostrato a volte nei confronti di altri esseri umani, aveva scritto nell’enciclica Laudato Si’ che «ogni atto di crudeltà verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana». L’organizzazione ricorda poi come già nel XVI secolo Papa Pio V, poi canonizzato, proibì la corrida che descrisse come «spettacolo crudele e vile del diavolo e non dell’uomo» e contraria alla «pietà e alla carità cristiane». Ma lo stesso Papa Leone ha mostrato una certa sensibilità sui temi che riguardano l’ambiente e la natura e ha ricordato lo scorso autunno, celebrando San Francesco, il suo Cantico e la sua visione dell’umanità intesa come «essere creature tra le creature».

«Ogni anno – sottolinea Peta -, decine di migliaia di tori vengono dolorosamente uccisi in un rituale in cui un assalitore a cavallo conficca una lancia nel dorso e nel collo del toro prima che altri gli infilzino pugnali  nella schiena. Quando il toro si indebolisce a causa della perdita di sangue, un matador tenta di ucciderlo conficcandogli una spada nei polmoni. Il toro è spesso ancora cosciente quando le sue orecchie o la coda vengono tagliate e offerte al matador come trofeo e il suo corpo viene trascinato fuori dall’arena». Ecco perché, secondo gli attivisti, i sacerdoti cattolici dovrebbero astenersi dall’officiare cerimonie religiose propiziatorie e ad assistere i toreri nelle cappelle spesso presenti nelle stesse arene.

https://www.corriere.it/animali/26_gennaio_05/io-vittima-di-abusi-di-un-prete-chiedo-alla-chiesa-di-fermare-quelli-sui-tori-nelle-corride-3335703e-9e04-4a3f-b83a-353a3ee06xlk.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.