RIETI – «Quanto accaduto è gravissimo, spero che venga fatta presto chiarezza – afferma il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, sul repentino allontanamento del parroco Jhon Larry Flores Panaifo, che ha scatenato una furiosa protesta in paese. – Esprimo vicinanza a don Jhon, che ha saputo portare nuova linfa nella comunità. A dieci anni dal sisma, stiamo vivendo il momento peggiore a livello psicologico, con danni soprattutto sui ragazzi. Lui li aveva portati ad aggregarsi in un contesto sano, senza farli chiudere in isolamento o disagio».
Le tesi. Una questione sfuggita di mano anche a causa di discordanze, malintesi e rabbia, sfociate in un pasticcio che ha fomentato gli animi e richiesto, domenica scorsa, l’intervento dei carabinieri, con manifestanti che hanno impedito la celebrazione della messa.
È appurato da Il Messaggero che la catechista “segnalatrice” delle presunte molestie non ha sporto alcuna querela alle autorità competenti, ma solo redatto una lunga relazione per gli organi ecclesiali, allo scopo di rimuovere il sacerdote. Lunghe pagine che spaziano dalla «predilezione per il sesso e i ragazzini», al colore inesatto dei paramenti liturgici, fino alla proiezione di film inadatti o all’abitudine del prete ad alzarsi tardi e andare in palestra. Una missiva firmata da un pugno di persone, oltre a suor Maria, don Summer e don Antonio Corazza: «Di fronte a questo scritto, non potevo che prendere provvedimenti», osserva il superiore generale della Famiglia dei Discepoli della Fondazione Don Minozzi, a cui don Jhon appartiene.
Allo stesso tempo, non risultano querele per diffamazione dalle controparti. In paese, si ipotizzano anche video che riprendono il sacerdote in atteggiamenti troppo confidenziali con i ragazzini, come salti sul letto o eccessive confidenze in un parco acquatico. Genitori e figli, però, gridano alla calunnia: «Eravamo tutti insieme e si scherzava, don Jhon è una brava persona, abbiamo visto i video e non c’è nulla di male».
Il provvedimento. Altra modalità che non ha aiutato, l’allontanamento velocissimo del sacerdote in attesa che venga fatta chiarezza sull’accaduto, cosa che non gli ha consentito di salutare o spiegare. Alimentando livore e diffidenza, in una comunità che vive da anni nel limbo dello scoramento e che pretende chiarezza e fiducia, almeno dalle figure spirituali.
Un malessere generale finito per sfociare in una protesta a base di grida, fischi e turpiloqui ascoltati in una chiesa. Benzina sul fuoco dai Minozziani, che si sono contraddetti su una questione non certo da poco come quella degli episodi di presunta pedofilia pregressa a Gioia del Colle, luogo dove don Jhon esercitava, in precedenza, il suo ministero. Don Antonio Carozza li ha ammessi, don Savino D’Amelio li ha negati, gettando ancor più i fedeli nella confusione.
La popolazione continua a chiedere la presenza del vescovo, Vito Piccinonna, sul posto, perché rassicuri e chiarisca. Certo è che – protesta legittima o no – difendere un sacerdote e ciò che rappresenta, occupando una chiesa e impedendo la celebrazione della messa, in quanto a coerenza, ha ben poco. Va anche sottolineata l’unione degli amatriciani – non propriamente consueta – apparsi in questo caso compattamente arrabbiati nella difesa dell’amato sacerdote. Il dibattito e il clamore continuano sul “tribunale sui social”, con tanti genitori che si stanno organizzando per non mandare più i figli al catechismo. E fedeli che restano in attesa di veder tornare il parroco: «Riportatecelo qui, subito».
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