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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Non solo Padre Paolo: altri quattro ragazzini vittime di abusi sessuali – che cosa sappiamo

Non solo Padre Paolo: altri quattro ragazzini vittime di abusi sessuali – che cosa sappiamo

Colpo di scena in tribunale a Oristano, spuntano i testimoni su episodi analoghi nel Collegio dei frati francescani

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Gennaio 2026
in Sardegna
Reading Time: 3 mins read
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Oristano Non uno, ma cinque. I casi di abusi sessuali commessi nel Collegio serafico dei frati francescani conventuali a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sono di più dell’unico sinora conosciuto.

Uno solo sarebbe, invece, il responsabile che attende di conoscere mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico di fronte al quale è sotto processo per il caso giudiziario che ha scoperchiato la grave vicenda di pedofilia, quella rivelata da Padre Paolo Contini, oggi diventato prete dopo una lunga militanza nell’ordine dei frati francescani legata alla sua frequenza giovanile nell’istituto dei francescani in piazza Cattedrale a Oristano.

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Per ora il rappresentante dell’accusa ha chiesto la pena massima che contempla tra le altre cose il ritorno alla laicità del presunto autore delle violenze, il quale perderebbe così il diritto a restare all’interno dell’ordine religioso in cui, a sua volta, ha svolto tutto il suo percorso ecclesiastico a cominciare dagli anni in cui divenne direttore del seminario (da non confondere col Seminario arcivescovile che si trova sempre in piazza Cattedrale, ndr).

Le nuove accuse

È stato nel corso delle udienze del processo in cui è parte offesa Marco Contini, che per gli anni della sua militanza francescana ha tenuto il nome di Padre Paolo e che tantissimi per abitudine continuano a chiamare così, che sono saltate fuori una dietro l’altra le nuove accuse.

Uno dopo l’altro, i quattro testimoni, chiamati a deporre da chi rappresenta l’accusa per il tribunale ecclesiastico, hanno affermato di aver a loro volta subito gli abusi, in qualche caso anche più gravi rispetto a quelli di colui che, per primo, incoraggiato anche dal nuovo corso di Papa Francesco sulla pedofilia nella Chiesa e dall’arcivescovo di Oristano, aveva reso pubblica la gravissima vicenda. Come avviene anche nei tribunali penali italiani, quello ecclesiastico, di fronte ai nuovi episodi rivelati, ha aperto d’ufficio i fascicoli, forte anche delle prove raccolte mentre costruiva tutto l’incartamento della vicenda di Padre Paolo.

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In aula è emerso che ciascuno, chiuso per oltre 35 anni nel proprio silenzio, pensava di essere stato l’unico ad aver subito gli abusi sessuali da parte del frate che all’epoca fu anche responsabile di gruppi scout al di fuori del Collegio serafico, che oggi ha 67 anni e che mercoledì conoscerà il suo destino giudiziario.

Le testimonianze

Tra le testimonianze che lo inchioderebbero alle sue responsabilità, oltre la famosa lettera spedita qualche tempo fa a Padre Paolo nella quale chiedeva perdono per quanto fatto e che è stata la colonna portante di tutto l’impianto accusatorio, c’è anche quella di un altro religioso che oggi ha più di 80 anni e che a sua volta è rimasto in silenzio per tutto questo tempo.

Era un frate che stava nel convento di San Francesco a Oristano. In aula ha raccontato di essere entrato in una stanza del Collegio e di aver trovato il frate sotto accusa mentre abusava di uno dei ragazzini adolescenti che studiavano nello stesso seminario. La sensibilità su fatti del genere all’epoca era molto inferiore rispetto a quella attuale e la cosa restò confinata dentro quelle mura, tanto più che la Chiesa non affrontava scandali del genere sul finire degli anni ’80.

Padre Paolo, a tal proposito, ricorda: «Quando entrai in seminario la direzione era affidata a un altro frate e in quei primi tempi l’edificio, il giardino e gli altri spazi erano sempre aperti. Venivano a trovarci amici, altri ragazzi venivano per giocare con noi o per studiare, poi c’è stato il cambio con la persona che ora è sotto accusa e divenne un luogo inaccessibile dove si è creato un ambiente in cui gli abusi erano possibili o comunque più facili. Per noi adolescenti di quell’epoca, era una cosa enorme, non eravamo preparati a fronteggiarla». L’ora della giustizia è però a un passo. Valerio Manca

https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2026/01/10/news/non-solo-padre-paolo-altro-quattro-ragazzini-vittime-di-abusi-sessuali-che-cosa-sappiamo-1.100815402

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.