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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il caso Rupnik è il simbolo della Chiesa che fatica a confrontarsi con gli abusi

Il caso Rupnik è il simbolo della Chiesa che fatica a confrontarsi con gli abusi

L'esperienza delle vittime e la necessità di verità e giustizia chiedono ora una riflessione più ampia sul rapporto tra carisma e controllo sulle dinamiche di potere spirituale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Ottobre 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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AGI – Il caso Rupnik rappresenta una delle vicende più complesse e dolorose per la Chiesa cattolica contemporanea perchè intreccia la dimensione spirituale e artistica con accuse di gravità estrema riguardo a presunti abusi sessuali, spirituali e di potere ai danni di persone sottoposte all’autorità del loro abusatore.

A essere accusato di questi crimini è un ex gesuita sloveno, Marko Ivan Rupnik, noto per i suoi mosaici presenti in numerosi santuari e chiese nel mondo e per la sua influenza nel campo dell’arte sacra. È stato accusato da diverse religiose di abusi psicologici, spirituali e sessuali avvenuti tra gli anni Novanta e Duemila in contesti comunitari legati al Centro Aletti da lui fondato a Roma.

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Il caso ha suscitato grande scalpore perchè Rupnik per anni è stato una figura di riferimento per la riflessione teologica e per la pastorale artistica tanto che le sue opere erano considerate espressione di una profonda spiritualità orientale ispirata alla tradizione bizantina.

La denuncia delle vittime è emersa solo dopo molti anni di silenzio e di sofferenza quando alcune di loro hanno trovato il coraggio di raccontare le manipolazioni e le violenze subite in un clima di sudditanza psicologica alimentato dal carisma e dall’autorità spirituale del sacerdote.

In un primo momento padre Rupnik ricevette una scomunica dal Dicastero della Dottrina della Fede, ma il Vicariato si oppose e fu tolta in poche settimane. Il procedimento canonico continuò nella Compagnia di Gesù che ha espulso padre Rupnik, oggi sacerdote della diocesi di Capodistria. La Dottrina della Fede fu poi autorizzata da Papa Francesco a celebrare un nuovo processo che sta ora iniziando.

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Ritardi e contraddizioni
Il caso ha evidenziato dunque ritardi e contraddizioni nei meccanismi interni della Compagnia di Gesù e del Dicastero per la Dottrina della Fede che inizialmente avevano chiuso il procedimento salvo poi riaprirlo alla luce delle nuove testimonianze e delle forti reazioni dell’opinione pubblica. Il Centro Aletti da lui fondato, ha continuato a difenderlo sostenendo la sua innocenza e denunciando una campagna mediatica distorsiva. Tale posizione ha ulteriormente diviso il mondo ecclesiale tra chi ritiene indispensabile ascoltare le vittime e riconoscere la gravità del male compiuto e chi teme il nuovo processo cancelli anche l’eredità artistica di un autore che ha dato molto all’arte sacra contemporanea. Per ora alcuni vescovi hanno fatto coprire o rimuovere le opere di Rupnik per rispetto delle vittime, come avvenuto a Lourdes. Nel Palazzo Apostolico è firmata da Rupnik la cappella Redemptoris Mater che è ancora in uso ma viene poco frequententata.

La Chiesa che fatica a confrontarsi con gli abusi
Oggi il caso Rupnik resta simbolo di una Chiesa che fatica a confrontarsi fino in fondo con gli abusi di potere e di coscienza ma anche di una nuova consapevolezza che si fa strada tra i fedeli e le comunità religiose: quella secondo cui nessuna autorità spirituale può essere esente dal giudizio morale e nessuna opera artistica può oscurare il grido di chi ha sofferto.

L’esperienza delle vittime e la necessità di verità e giustizia chiedono ora una riflessione più ampia sul rapporto tra carisma e controllo sulle dinamiche di potere spirituale e sull’urgenza di una riforma che metta al centro la dignità delle persone e la trasparenza della Chiesa.

https://www.agi.it/cronaca/news/2025-10-13/caso-rupnik-simbolo-chiesa-che-fatica-a-confrontarsi-con-abusi-33647639/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.