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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Un sacerdote vittima di abusi sessuali all’interno della Chiesa si rivolge a Papa Leone XIV per “denunciare l’intera rete di protezione”.

Un sacerdote vittima di abusi sessuali all’interno della Chiesa si rivolge a Papa Leone XIV per “denunciare l’intera rete di protezione”.

Padre Paolo Contini ha rotto il silenzio per denunciare gli abusi sessuali subiti da adolescente in un seminario minore. Con il sostegno del Papa, chiede giustizia per sé e per le altre vittime.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Luglio 2025
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Il sacerdote Paolo Contini, 51 anni, ha deciso di rompere l’anonimato per denunciare gli abusi sessuali commessi da un altro religioso quando era adolescente e si stava formando presso il seminario minore.

Il caso, reso pubblico lunedì scorso da Imagen Televisión , dimostra che dopo anni di silenzio e raccolta di prove, nel 2021 ha presentato formalmente il suo caso alle autorità civili ed ecclesiastiche.

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Papa Francesco lo ha sostenuto e lo ha incoraggiato a proseguire la sua denuncia. Oggi Contini chiede giustizia non solo per sé, ma per tutti coloro che sono colpiti da situazioni simili nella Chiesa.

“All’inizio non capivo cosa stesse succedendo perché ero un bambino innocente. Quando me ne sono reso conto, ho provato una grande paura, la paura di non essere creduto perché la persona che mi aveva fatto del male era una persona molto rispettata nella comunità”, ha detto.

Nel 2021, il suo aggressore è stato denunciato sia ai tribunali civili che a quelli ecclesiastici italiani. Tuttavia, i tribunali italiani si sono pronunciati sul caso e in Vaticano, secondo Contini, si è tentato di minimizzare la gravità dell’accusa.

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“Dopo un anno e mezzo mi hanno detto che tutto era stato archiviato e che avevano manipolato le informazioni sulla mia età al momento dei fatti, cercando di cambiare la storia a loro favore”, ha spiegato.

“In realtà, quando il mio aggressore si è avvicinato a me, non mi sono resa conto di cosa stesse succedendo perché ero una bambina innocente e non sapevo nemmeno cosa stesse dicendo. Quando la situazione è diventata molto invasiva, è stato allora che ho capito, perché ero sopraffatta dal terrore, il terrore che nessuno mi avrebbe creduto, perché era un bravo prete, predicava bene ed era benvoluto da molte persone”, ha detto.

Contini, ordinato sacerdote nel 2000, ha raccontato per la prima volta la sua storia sul Corriere della Sera. Ha aggiunto di essere “rimasto a lungo in silenzio perché ero un bambino e pensavo che non mi avrebbero creduto”.

“Dopo aver finito il liceo, sono entrato nel seminario dei frati francescani a Oristano. Andavo molto male a scuola, non sapevo leggere ed ero sempre malato. Avevo 14 anni quando il ‘mostro’, che ne aveva 28, si è avvicinato a me”, ha raccontato.

Ha precisato che il Dicastero per la Dottrina della Fede aveva inizialmente deciso di chiudere il caso e di applicare una pena canonica lieve: due mesi di “penitenza” in Terra Santa, anche se al suo ritorno all’accusato abusatore è stata assegnata “una parrocchia in una cittadina dove migliaia di adolescenti trascorrono le loro estati”.

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Il caso è arrivato persino a Giuseppe Baturi , segretario della Conferenza Episcopale Italiana . “Non si tratta solo di condannare il responsabile, ma anche di denunciare tutta la rete di tutele che esiste attorno a lui. La mia denuncia non è contro la Chiesa, ma dentro la Chiesa e per la Chiesa”, ha detto.

Da quando ha reso pubblica la sua denuncia, almeno 18 sacerdoti hanno contattato Contini per condividere esperienze simili, rivelando un problema più ampio all’interno dell’istituzione.

Da parte sua, l’imputato continua a svolgere il suo incarico di parroco in una zona costiera della Sardegna, dove si prende cura di migliaia di bambini, situazione che ha generato preoccupazione tra i fedeli e la comunità.

Tolleranza zero
Il mese scorso, Leone XIV ha esortato i leader cattolici ad agire con “fermezza e determinazione nell’affrontare situazioni che possano suscitare scandalo, come pure ogni caso di abuso, soprattutto contro i minori, nel rispetto delle normative vigenti”.

È la seconda volta in una settimana che il Papa affronta pubblicamente lo scandalo degli abusi, dopo aver inviato una lettera ai giornalisti peruviani che indagano sull’organizzazione Sodalicio de Vida Cristiana (SDV), oggi non più esistente.

In quella lettera, sosteneva che la Chiesa non dovesse tollerare alcuna forma di abuso in nessuna circostanza. “In questo momento di profonde tensioni istituzionali e sociali, difendere un giornalismo libero ed etico non è solo un atto di giustizia, ma un dovere di tutti coloro che aspirano a una democrazia forte e partecipativa”, affermava nel documento, letto da padre Jordi Bertomeu in un teatro di Lima.

https://www.infobae.com/peru/2025/07/08/sacerdote-victima-de-abuso-sexual-dentro-de-la-iglesia-acude-al-papa-leon-xiv-para-denunciar-toda-la-red-de-proteccion/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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