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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Essere genitori non è facile.

Essere genitori non è facile.

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
7 Febbraio 2025
in Coordinamento Famiglie
Reading Time: 3 mins read
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Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

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Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi.

Sono Cristina Balestrini, mamma di un sopravvissuto. Opero nel Direttivo della Rete l’ABUSO da diversi anni, e lavoro da più di 30 anni nel campo psichiatrico.

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Con Francesco Zanardi è da un po’ di tempo che ragionavamo sulla possibilità di creare un gruppo di familiari, proprio per riconoscere quel ruolo fondamentale e peculiare che assume una famiglia nella quale avviene un trauma così grande quale un abuso sessuale.

Mio figlio ha fatto 4 tentativi di suicidio prima di conoscere la Rete.

Poi c’è stata la svolta: è stato invitato a Berlino ad un incontro di sopravvissuti organizzato da Eca, dove ha potuto conoscere decine e decine di persone che avevano vissuto il suo stesso dramma, provenienti da tutto il mondo. Lì ha visto un muro sul quale vi erano tanti nomi. Ha chiesto chi fossero e gli è stato spiegato che erano nomi di vittime che non ce l’avevano fatta a convivere con il dolore di quello che avevano subìto. In quel momento mio figlio ha scelto: HA DESIDERATO CHE QUELLA LISTA NON AVESSE PIÙ ALTRI NOMI AGGIUNTI, ha fatto il “passaggio” da VITTIMA a SOPRAVVISSUTO.

Ma non tutti riescono. Qualche settimana fa abbiamo seguito la vicenda della famiglia GIACOLETTO, la triste e drammatica vicenda che ci ha dato il LA per costituire il GRUPPO FAMILIARI.

Personalmente ho conosciuto Alessandro e Cristina Giacoletto a Milano, due anni fa, durante un incontro al quale ha partecipato anche la Rete L’ABUSO, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato parecchio.

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Il loro SUICIDIO mi ha profondamente scossa, ho immaginato la loro profonda solitudine e il dolore che non ha trovato un luogo dove essere depositato dopo il suicidio della loro figlia.

È nato quindi questo GRUPPO DI FAMILIARI, oggi è qui presente una piccola rappresentanza.

È un gruppo AUTONOMO, RISERVATO, formato da cattolici scontenti e delusi.

È triste riconoscere che molti di noi hanno perso la Fede proprio a causa della chiesa stessa. Chiarisco meglio questo ultimo punto: a parte RARISSIME ECCEZIONI, tutti noi siamo passati dal considerare la Parrocchia come la nostra seconda casa, all’essere allontanati perché “persone sgradite”, soprattutto dopo aver denunciato il fatto. Qualcuno è anche stato minacciato e ha subìto “dispetti” per usare un eufemismo.

Quindi VITTIME DUE VOLTE.

Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati e additati proprio dalle persone che consideravamo una sorta di famiglia.

Il copione della prima denuncia alle autorità ecclesiastiche per poi scoprire la totale inutilità, se non un danno nei nostri confronti, ci accomuna tutti.

Giustamente ci si prende cura delle vittime, qualcuno riesce ad accedere a percorsi di cura specialistici, qualcuno CE LA FA, pur rimanendo una persona fragile e comunque affetta da un disturbo post traumatico da stress.

E LE FAMIGLIE? Difficile spiegare e comprendere che il dramma di un ABUSO SESSUALE crea una vittima ma anche tante altre vittime nelle persone a lui vicine. La famiglia intera SOFFRE. Il DOLORE dei familiari è incompreso: “ce la devi fare, non puoi mollare, sempre e comunque”.

ESSERE ACCANTO a un familiare che soffre è un dolore DOPPIO, un dolore che NON SAI DOVE METTERE. Anche noi familiari siamo dei SOPRAVVISSUTI.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

E ti è sempre più chiaro che può capirti DAVVERO solo chi ci è passato.

Questa è la forza del GRUPPO: sapere che si parla la stessa lingua.

Ci si può sostenere in una sorta di auto-aiuto. Ognuno ha la sua storia e il suo “percorso”, le sue fasi di malessere/benessere, il suo iter processuale… si può esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, si possono condividere esperienze, chiedere consigli, sostenerci a vicenda. Si pensa ad iniziative e progetti.

In Italia non ci risulta essere un altro Gruppo di questo tipo, e posso da qui confermare che è aperto ad altri familiari che volessero unirsi a noi. Ovviamente garantiamo riservatezza, e non vi è nessun obbligo. Qui ognuno deve potersi SENTIRE A CASA.

Grazie.

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.