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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » Il prete era un pedofilo. La sua vittima si uccise. E lui celebrò il funerale

Il prete era un pedofilo. La sua vittima si uccise. E lui celebrò il funerale

È uno dei 67 casi in 60 anni denunciati dal primo report indipendente in Italia. Coinvolti 41 sacerdoti. Ai danni di bambine oltre la metà delle molestie. La diocesi di Bolzano ha commissionato il lavoro: "Violenza umiliante e distruttiva".

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Gennaio 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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L’ha molestato sessualmente per anni e poi, nonostante l’indignazione dei fedeli palpabile in chiesa, ne ha celebrato persino il funerale come se nulla fosse. L’ultimo sfregio di un prete altoatesino ai danni della sua vittima, morta tra l’altro suicida, si cela dietro ’il numero quindici’. Due cifre a contraddistinguere il caso più sconvolgente fra i 67 raccolti nel poderoso report indipendente, stilato dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl di Monaco, in Germania – per conto della diocesi di Bolzano-Bressanone –, con l’intento di fare piena luce sugli abusi sessuali del clero su minori e persone vulnerabili nella Chiesa bolzanina, dal 1964 al 2023.

Per mezzo secolo un altro presbitero ha potuto molestare indisturbato delle minorenni. Malgrado gli abusi acclarati e gli indizi “di tratti considerabili assolutamente patologici della condotta del sacerdote nei confronti delle bambine” – si legge nella sintesi del rapporto –, i vertici della diocesi non hanno fatto altro che spostarlo da una parrocchia all’altra. Fino al 2010, quando il vescovo di allora, Karl Golser, lo rimosse dall’incarico. Il racconto degli orrori, commessi nella Chiesa di Bolzano-Bressanone, chiama in causa 29 chierici per i quali le accuse mosse sono dimostrabilmente vere o altamente probabili. A questi se ne aggiungono 12 nei confronti dei quali la colpevolezza non è così granitica. Cinquantanove, invece, le vittime per un totale di 67 quadri/casi di aggressioni sessuali. Di questi la gran parte – il 43% – era nota ai vertici ecclesiali già prima del 2010, anno in cui, per volere del vescovo Golser, nella diocesi fu intrapresa la linea della tolleranza zero, comprovata dall’istituzione del primo sportello nella Chiesa italiana per le vittime della pedofilia del clero. Quanto all’età dei preti autori delle violenze, si aggira tra i 28 e i 35 anni, mentre si scende a 8-14 in relazione alle vittime, il 51% delle quali di sesso femminile a dispetto di quanto riscontrato in analoghe indagini condotte in Germania.

Il rapporto consta di oltre 600 pagine ed è il frutto dell’ascolto di testimoni dell’epoca, della ricezione di segnalazioni – a farsi avanti sono state soprattutto donne – e della disamina di fascicoli riservati. Si tratta del primo dossier indipendente confezionato nella Chiesa in Italia e nella stessa diocesi di Bolzano-Bressanone, autrice in passato di un paio di report gestiti a livello diocesano. A riprova dell’assoluta trasparenza, sulla falsariga di lavori simili svolti in Francia e Irlanda, si sottolinea come la pubblicazione dell’indagine sia stata di esclusiva competenza dei relatori bavaresi senza che alcun risultato fosse anticipato ad esponenti della diocesi. Lo stesso vescovo attuale di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, ne è venuto a conoscenza solo dopo la conferenza stampa di ieri.

Il documento denuncia carenze sistemiche nella gestione degli abusi dal 1964, anno d’istituzione della diocesi, al 2023, quando lo studio legale ha ricevuto il mandato. Si parla di clericalismo e sistemi di alleanze maschili, tabuizzazione e connotazione negativa della sessualità, timore dello scandalo e assenza di una cultura dell’errore. Se per privacy non sono stati diffusi pubblicamente i nomi di colpevoli e vittime – questi sono contenuti in un rapporto desecretato consegnato nelle mani del vescovo –, tuttavia i legali tedeschi non lasciano spazio ad equivoci su silenzi, omissioni e responsabilità nel mancato contrasto alla piaga degli abusi, in particolare da parte del vescovo Wilhelm Egger, deceduto nel 2008.

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“Non conoscevo questi dati – è stato il commento a caldo del vescovo Muser –, tutto è iniziato con il mio consenso ad aprire tutti gli archivi della nostra diocesi. Vi posso garantire che ho imparato molto, ho imparato quanto distruttivo e umiliante sia l’abuso sessuale”. Sotto la presidenza del cardinale Matteo Zuppi anche la Chiesa italiana nel 2022 ha pubblicato un primo rapporto sulle violenze del clero ai danni dei minori. Il cambio di passo rispetto al passato è stato sensibile, anche se nel nostro Paese solo la diocesi di Bolzano ha scelto finora di percorrere la strada chiara e netta dell’indagine indipendente.

https://www.quotidiano.net/cronaca/il-prete-era-un-pedofilo-72b72611

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.