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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » L’ex cappellano militare accusato di abusi verrà giudicato con l’abbreviato: testimoni una badante e un cardinale

L’ex cappellano militare accusato di abusi verrà giudicato con l’abbreviato: testimoni una badante e un cardinale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Maggio 2024
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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L’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo – originario di Francofonte (in provincia di Siracusa) – accusato di violenze sessuali su minore, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Una decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Siracusa Andrea Migneco per il 67enne che è stato denunciato da un ragazzo oggi 23enne, il quale ha raccontato di avere subìto abusi da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età.

Il gup ha ammesso l’audizione della badante dell’ex cappellano e di monsignor Bruzzese, il cardinale che avrebbe ospitato per anni il giovane che ha denunciato il sacerdote. Su richiesta della parte civile – rappresentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – è stata invece rigettata la richiesta di audizione del giornalista Marco Felipe Perfetti, direttore del blog Silere non possum. Un portale di informazione che si occupa dell’attività del Papa, della Santa sede e della Chiesa cattolica. Il giudice per l’udienza preliminare, inoltre, si è riservato sull’acquisizione di alcuni verbali del processo ecclesiastico nel quale Cunsolo è già stato rinviato a giudizio. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato a celebrare la messa nella chiesa madre di Francofonte, pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

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«La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua», ha raccontato la vittima, parlando di violenze che sarebbero continuate per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente, ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma una situazione che sarebbe dipesa dal legame e dalla frequentazione con il prete. Orfano di padre, dopo il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, dai nove anni, il giovane è andato a vivere con la nonna anziana e malata insieme al fratello disabile. Ha cominciato a frequentare la parrocchia e si è legato a Cunsolo. Nel corso dell’incidente probatorio, il ragazzo ha raccontato che il prete lo avrebbe avvicinato per la prima volta mentre era di ritorno dal cimitero, dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre.

A denunciare tutto alla squadra mobile di Siracusa, accompagnato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il giovane si sarebbe convinto dopo essere venuto a conoscenza della vicenda del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna, quando era minorenne, da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che a marzo è stato condannato per quei fatti. Anche in quel caso ad assistere la vittima è l’avvocata Parasiliti Molica; lo stesso è anche il legale difensore dei due preti, Antonino Lizio, che prima della carriera in giurisprudenza ha vestito l’abito talare. La prossima udienza è già stata fissata per martedì 25 giugno.

L’ex cappellano militare accusato di abusi verrà giudicato con l’abbreviato: testimoni una badante e un cardinale

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.