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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
14 Aprile 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 11 mins read
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Qui l’introduzione a questo testo.

Pascal Hubert (PH): Ci ritroviamo per un nuovo scambio di opinioni, stavolta sul caso Rupnik. Prima di affrontare l’argomento, vorrei che tu dicessi in poche parole qual è la ragione della tua presenza qui oggi.

Renata Patti (RP): Ho risposto due settimane fa a un’intervista apparsa il 21 febbraio sul giornale Dimanche. In questa intervista, che è stata molto importante per me, Christophe Henning mi ha posto domande molto precise, sapendo che avevo partecipato alla redazione del libro Dall’abuso alla libertà. Ero molto contenta di poter usare la parola emprise, in francese, perché in italiano non c’è traduzione. L’emprise non è l’abuso: succede prima. E parlando del Movimento dei Focolari, dal quale io provengo, abbiamo parlato degli abusi spirituali, di coscienza, psicologici, finanziari e sessuali.

L’ultima domanda era: «Ha qualcosa da aggiungere?». Ho risposto: «Sì». Perché per il fatto di aver testimoniato in questo libro, non da sola logicamente, Renata Patti era ritrovabile sia con un numero di telefono, sia con un indirizzo mail su Internet. E altre vittime, questa volta di don Marko Ivan Rupnik e della ex suora – perché la Comunità Loyola è stata sciolta e le religiose laicizzate – Ivanka Hosta, hanno preso contatto con me. La domanda mi ha dato l’occasione di parlare di questi contatti. Importante per me sottolineare che dialogando con queste vittime abbiamo trovato il denominatore comune di tutti i fondatori e le fondatrici. Loro, uomini fondatori e donne fondatrici, hanno voluto prendere il posto di Dio e penetrare nella coscienza di noi vittime, che cercavamo Dio con sincerità. Il fatto che quello stesso 21 febbraio ci fosse a Roma la conferenza stampa di due vittime di Rupnik che conoscevo è stata per me una coincidenza sconvolgente. Non so se in Belgio, in Francia, questa notizia ha veramente spaccato. Fatto sta che non ho parole per definire questo evento.

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PH: Parleremo infatti di questa conferenza stampa del 21 febbraio 2024. Magari prima torniamo brevemente sugli antecedenti di questo fatto. Ricordiamo che inizialmente, in un’altra vicenda, Rupnik è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna prima di darle l’assoluzione. Dopodiché, nel 2020, Rupnik è stato scomunicato dal Vaticano per un breve periodo di tempo, cosa che di fatto rappresenta la sanzione più grave sul piano canonico, ma lui, si dice, ha riconosciuto i fatti, si è pentito e la sanzione è stata revocata. In seguito, a giugno 2023, l’Ordine dei gesuiti, dal quale proviene anche papa Francesco, ha espulso Rupnik. Il Vaticano aveva invocato la prescrizione dei fatti per chiudere il caso nel 2022 senza indagini.

Altro evento di estrema importanza in questa vicenda è che due giorni dopo l’incontro del 15 settembre 2023 tra il papa e la direttrice del Centro Aletti, la diocesi capitolina parla di vita comunitaria sana e senza problemi particolari. È evidente che purtroppo le donne maltrattate sono completamente assenti da questo dibattito. Quindi forse per questo motivo a un certo punto i principali interessati, cioè le vittime di Rupnik, decidono di prendere la parola ed ecco che arriviamo, Renata, a questa famosa conferenza stampa del 21 febbraio 2024, durante la quale Gloria Branciani, ex membro della Comunità Loyola, si mostra stavolta a viso aperto e parla a lungo degli abusi subiti per mano dell’ex gesuita. Stessa cosa per l’altra vittima di cui parleremo, ossia Mirjam Kovac. Puoi illustrarci come si sono svolti i fatti durante questa conferenza stampa? Cosa è stato detto esattamente?

RP: Allora, io spero che le persone interessate possano leggere un articolo, che è quello che mi sembra aver colto ciò che occorre oggi denunciare. Allora, detto che in Italia il Corriere della Sera ha pubblicato e subito dopo The Guardian, giornale che è mondialmente considerato come uno dei più obiettivi, anche altri giornali hanno pubblicato, ma, alla conferenza stampa, di italiani ce n’erano ben pochi. Su circa 35 o 40 giornalisti, 4 o 5 erano italiani, il resto stranieri. L’articolo italiano che io tengo a sottolineare è quello della Bussola Quotidiana di Luisella Scrosati, la quale, dato atto della presenza di un avvocato, e dell’introduzione in inglese fatta dall’organizzatrice, Anne Barrett Doyle, copresidente di BishopAccountability, ha sottolineato che Mirjam Kovac (che era la segretaria personale della fatidica Ivanka Hosta, prima sorella, alla quale ancora molte sono legate), era lì garante di ciò che Gloria Branciani raccontava nei dettagli. Ci sono stati dettagli commoventi in almeno tre momenti: Mirjam è garante del fatto che Gloria è fuggita dalla comunità e ha tentato il suicidio. Mirjam ha lasciato la comunità tre anni dopo. Il percorso spirituale di Gloria è il suo personale e lei ha tenuto a dire questo travaglio. Era presente l’avvocatessa Laura Sgrò, che è colei che porta anche avanti l’inchiesta su Emanuela Orlandi come legale della famiglia. Ma a parte questo, per il percorso fatto Gloria ha tenuto a dire: «Io ho perdonato me stessa, ho perdonato anche Rupnik. Cerco la verità e attendo la giustizia». Questa frase, che per Gloria è essenziale, perché dice quello che lei sta vivendo, è stata presa da Vatican News, testata ufficiosa del Vaticano, come unico punto di citazione virgolettata di questa enorme conferenza stampa, durata quasi due ore. Come ha sottolineato con il suo humour Luisella Scrosati, guarda caso Vatican News si è svegliato proprio quel giorno, perché era stato in silenzio dal momento in cui il Santo Padre, papa Francesco, aveva tolto la prescrizione per questi reati, delitti, e non peccati.

Perché dico questa cosa del peccato? Perché in Italia, non so in Francia o in Belgio o in altri parti, è apparso un titolo: “Le vittime si devono vergognare”. Un gesuita sloveno di nome Roblek, che è stato il maestro dei novizi al tempo di Rupnik, ha accusato le vittime non solo di avere peccato con don Marko Ivan Rupnik dicendo che si dovevano vergognare per questo, ma che peccavano la seconda volta e ancor più mettendo in pubblico tutto ciò che hanno raccontato.

Allora: da una parte c’è un’avvocatessa, Laura Sgrò, che porta due vittime a denunciare dei reati. Sono delitti, non sono peccati. Dall’altra, un gesuita che si permette, pur con l’età e tutte le scusanti che si potrebbero trovare, di essere una mina vagante e colpire queste creature. Basta! Io non posso più permettere, in quanto vittima di abuso spirituale e a conoscenza di tutto ciò che è ormai pubblico, che non ci sia una reazione pubblica dei gesuiti, il gesuita provinciale sloveno o anche il generale dei gesuiti. Per favore, fatevi sentire!

PH: Di certo, alla Chiesa non piace quando le vittime si esprimono, perché preferisce che gli abusi siano per così dire risolti al suo interno, è una questione di reputazione da tutelare. Il problema qui è che Gloria aveva già denunciato le violenze che aveva subito da parte di Rupnik nel 1993 alla sua superiora Ivanka, e all’epoca ovviamente non è stato fatto niente.

RP: Certo, è così.

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PH: Oggi Rupnik, all’età di 69 anni, è accusato di aver perpetrato violenze sessuali e psicologiche su almeno una ventina di donne, per un periodo di 30 anni, soprattutto all’interno della comunità di cui era mentore, che è stata sciolta. Ora, è chiaro che se le vittime non prendono la parola in prima persona, all’interno della Chiesa non succede niente. Vorrei un po’ parlare, Renata, dei fatti di cui Rupnik si sarebbe reso colpevole, perché non sono fatti di poca importanza, tutt’altro, sono fatti estremamente gravi. In particolare, Gloria ha fatto questa dichiarazione alla conferenza stampa del 21 febbraio 2024: «Mi portava nei cinema pornografici per aiutarmi a crescere spiritualmente. Diceva che non sarei potuta crescere spiritualmente se non avessi soddisfatto i suoi bisogni sessuali. E per raggiungere i suoi scopi, padre Rupnik invocava la Trinità per obbligare le religiose ad avere rapporti sessuali a tre con lui». Dal canto suo, Mirjam Kovac, che ha abbandonato la Comunità Loyola nel 1996, ha dichiarato durante questa stessa conferenza: «Eravamo giovani, ma i nostri ideali sono stati sfruttati medianti abusi di coscienza, di potere, spirituali, fisici e spesso sessuali». Questo è per capire anche l’impatto estremamente profondo sulla vita di queste religiose che hanno dovuto subire abusi sessuali con il silenzio complice del Vaticano. Cosa evoca in te questo genere di episodi che arriva adesso a conoscenza del grande pubblico? Perché da un lato si dice alle vittime: “Avreste dovuto tacere”, e allo stesso tempo sappiamo che il fatto di tacere può sfociare, come hai detto tu, in tentativi di suicidio o in suicidi.

RP: Comunicando tra noi c’è un dialogo, ciascuna di noi arriva da esperienze diverse. Anche per esempio con Fabrizia Raguso, che forse un mese fa, ha risposto a delle domande fatte proprio attraverso di te. Ciò che noi rimarchiamo e che io voglio sottolineare stasera per fare la mia parte è che questo abuso di potere ecclesiale diventa abuso spirituale di coscienza e piano piano, non sempre come nel mio caso, arriva all’abuso sessuale. Non dimentichiamo che in questo momento in cui tutte queste cose vengono alla luce, Ivanka Hosta conduce la sua vita placidamente a Braga, in Portogallo, come se niente fosse. Ci sono una parte di ex sorelle che sono talmente fuse con la fondatrice che non riescono nemmeno a capire che la Chiesa ha pronunciato un giudizio. Le si vede in prima o seconda fila in cattedrale ogni domenica e ricevono la comunione dal vescovo. Questo con anche i saluti – o prima o dopo, come funziona quando si va alla messa la domenica – dei gesuiti e tutti le conoscono. Allora, queste si aggrappano alla fondatrice; altre sono disperate. Perché? Perché hanno un anno per reinserirsi nella vita diciamo “normale” con l’aiuto di tre persone a loro presentate come gli aiuti psicologici, morali, eccetera. Ma quelle sono 45, queste sono 3. Ciascuna di quelle 45 ex sorelle avrebbe bisogno di una psicoterapia, a volte psichiatrica. Voglio specificare che non sto parlando a vanvera, perché anche noi, ex focolarini e focolarine (ormai esiste l’Oref, organizzazione di ex focolari, anche se io non ne faccio parte), ci siamo trovati in un disequilibrio quando siamo usciti dal focolare. Faccio un esempio. Ero in Belgio, a Bruxelles, Nunziatura Apostolica. Non ci sono più religiose, perché sono state ritirate dalla loro congregazione e il nunzio attende delle nuove religiose di un’altra congregazione. Ne arrivano quattro dalla Polonia, non conoscono né il francese, né il fiammingo, né il tedesco. La prima cosa di cui il nunzio ha bisogno è: «Andate a fare la spesa, abbiamo bisogno di riempire il frigorifero». Queste religiose si sono ritrovate dalla Polonia in un supermercato di Bruxelles incapaci di fare la spesa. Perché? Troppa scelta, troppa scelta. Non sapevano scegliere. Quattro tipi di mele! Panico! Cosa scegliamo?

PH: È un altro mondo.

RP: Esattamente. Dunque le sorelle che si sono trovate malgrado loro in questo… come chiamarlo? mulino di pietra, macinate, durante tutti questi anni, perché non hanno mai dovuto fare nulla per conto loro, era tutto dettato dalla religiosa superiora. Ecco, adesso, la Comunità Loyola non esiste più: viva la libertà, no?

PH: Per concludere, Renata, un’ultima domanda. Sappiamo che anche nel Movimento dei Focolari si sono verificati abusi sessuali. C’è stata una relazione implacabile che ha denunciato l’inerzia dei dirigenti. Parlavamo della scomunica di Rupnik nel 2020. Qui, per quanto riguarda i Focolari, nell’ottobre del 2020, più o meno nello stesso periodo, il più alto responsabile francese si dimette in seguito alla rivelazione di abusi sessuali perpetrati all’interno del movimento da uno dei membri più carismatici. Qui non si parla di religiose, ma di una trentina di bambini e adolescenti che sarebbero state vittime di aggressioni sessuali da parte di Jean-Michel Merlin, figura di spicco dei Focolari. Riprendo un articolo di Christophe Henning pubblicato su La Croix. Quindi è evidente, come dicevo prima, che se la presa di coscienza non proviene dall’esterno della Chiesa, non si mette in moto niente. Quindi ti voglio fare questa domanda, Renata: le vittime della Chiesa, di una comunità o di un movimento ecclesiale, cosa devono aspettarsi dalla Chiesa per quanto riguarda la denuncia, dal momento che la Chiesa stessa non fa assolutamente niente?

RP: Niente. Niente. Le vittime che hanno veramente capito questo devono andare dalla polizia, alla questura, dalla magistratura. Allora, c’è una cosa che è uscita in questi giorni ed è proprio una francese che l’ha postato su Facebook, MarieJo Thiel, per quanto riguarda il cardinale canadese Lacroix, del Quebec, che fa parte del C9, cioè il circolo ristretto di papa Francesco. Sembrerebbe che il papa abbia firmato che l’indagine su questo cardinale, accusato di abusi, deve essere fatta da un giudice esterno al Vaticano. Se veramente papa Francesco ha capito che non si muove nulla negli ingranaggi vaticani, noi attendiamo che ci si muova attraverso anche una firma sua autorevole, che solo lui può mettere e che mette da parte tutte le amicizie, tutti i ricordi che riguardano persone che hanno commesso delitti. Se il padre Roblek, sloveno, ha questa affinità di affetto con Rupnik (d’altra parte metà dei gesuiti in Slovenia è dalla parte di Rupnik e l’altra metà è contro di lui), per lui la Chiesa e il Vaticano non esistono! Siamo arrivati al punto di dirci, noi che veniamo dalla Chiesa cattolica, che resta la nostra coscienza.

Ricordo perfettamente un gesuita, p. Jean-Marie Hennaux, che ha avuto qualche cosa da dire fin dall’inizio del mio risveglio, per così dire, alla verità, e ha messo nero su bianco, ha scritto l’accusa contro Chiara Lubich. Lui ha detto a una mia amica che ho condotto da lui, ex Opus Dei, «L’importante è la fedeltà alla propria coscienza, se lo ricordi, la fedeltà alla propria coscienza».

PH: Sono belle parole, certo, ma se fosse realtà non saremmo qui a denunciare abusi che vanno avanti da oltre 30 anni. Vorrei citare brevemente qualche frase di un articolo pubblicato sulla rivista Golias del 13 gennaio 2023. E del resto anche questa rivista è stata aspramente criticata all’epoca, accusata di complotti, mentre avrebbe dovuto tacere come tutti gli altri. In questo caso penso si possa dire che la coscienza ha avuto la meglio sul silenzio. L’articolo si intitola: “Caso Rupnik: scandalo al livello più alto”. E tra le altre cose, l’articolo dice: «Quello che emerge adesso è terribile. Marko Rupnik è un predatore sessuale che opera tra le religiose da più di 30 anni. È gesuita e tutto lascia credere che a questo titolo abbia beneficiato di una protezione totale». Penso che sia chiaro che in questo caso la coscienza non si sa bene dove potremmo ritrovarla.

RP: Sai, Pascal, quello a cui padre Hennaux si riferiva, è che questa persona aveva già deciso di abbandonare la Chiesa, perché diceva: la stessa deriva settaria che trovo nell’Opus Dei, nei Focolari, nei Legionari è palese nella struttura ecclesiale. Con una differenza… Cioè: i Focolari, Opus Dei, Comunione e Liberazione dicono: siamo i migliori, guardate a noi! E la Chiesa cosa fa? Parla ma non agisce secondo le parole che dice. Proprio l’altro giorno, il Vangelo diceva: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. Io non mi posso mettere al posto di Gesù, ma queste sono le sue parole!

PH: Beh, di certo, in generale si chiede alle persone di essere fedeli alla propria parola e non viceversa, è una questione di credibilità!

RP: Certamente, è così. Questo però è importante: che le vittime parlino e denuncino e non attendano giustizia e verità dalla Chiesa. Occorre andare alla polizia! In ogni Paese c’è qualcuno che ha una divisa! Quando è stato rilanciato un appello della polizia di Nanterre che chiedeva alle vittime di Jean-Michel Merlin di farsi avanti, perché il rapporto di GCPS Consulting non era soddisfacente, mi sono sentita spinta in quattro e quattr’otto a fare una mail; due minuti dopo, esattamente due minuti dopo la spedizione di questa mail, il telefono è suonato e avevo al telefono il questore, che si occupava del caso, che non aveva capito bene la mia mail e voleva delle spiegazioni. Questa è stata la più bella telefonata di 40 minuti che io ho potuto avere per dire ciò che sapevo, ciò che pensavo ed esprimere le derive settarie del Movimento dei Focolari non all’interno della Chiesa, ma alla polizia. Pensate un po’: sono loro che mi hanno telefonato! Quindi la situazione è la seguente: questa è la Francia, Golias è in Francia, ci sono dei libri – come La Trahison des Pères di Céline Hoyeau – che, portati in Italia, grazie a Dio (Il tradimento dei padri), fanno riflettere. Guardate: siete partiti voi francesi, eh! La Francia è avanti mille miglia!

PH: Certo, l’Italia è un’altra storia rispetto alla Francia.

RP: Proprio così, è veramente tutta un’altra triste storia.

PH: Volendo quindi concludere magari con una nota di speranza, Renata, la morale di questa storia, se possiamo ricavarne una da quello che è stato detto brevemente sul caso Rupnik, è che le vittime non devono aspettarsi niente dalla Chiesa e che dovrebbero comportarsi come qualsiasi altra vittima in un caso civile classico. Quindi, da un lato osare far sentire la propria voce senza più sentirsi in colpa, e poi in secondo luogo denunciare i fatti sapendo che saranno ascoltate e che devono andare fino in fondo con una denuncia che sarà poi oggetto di una vera e propria sentenza in sede di tribunale.

https://www.adista.it/articolo/71742

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.