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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La prima condanna per abusi commessi in Vaticano

La prima condanna per abusi commessi in Vaticano

La Corte d'Appello vaticana ha giudicato don Gabriele Martinelli colpevole di violenza sessuale nei confronti di un allievo del preseminario Pio X, di cui era tutore

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Gennaio 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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La Corte di Appello del Vaticano ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli per “corruzione di minore”, cioè per abusi sessuali su un minore commessi tra il 2008 e il 2009 all’interno del preseminario Pio X. La Corte di Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva assolto Martinelli per insufficienza di prove. È la prima sentenza di condanna per abusi commessi in Vaticano.

Il preseminario è un istituto di orientamento vocazionale che ogni anno accoglie ragazzi delle scuole medie e superiori provenienti dalle diocesi italiane e anche da molti paesi del mondo: si trova a palazzo San Carlo, in piazza Santa Marta, in Vaticano, ed è gestito dall’opera don Giovanni Folci di Como. I ragazzi ospitati dal preseminario vengono chiamati anche “chierichetti del papa” perché oltre a studiare curano il servizio liturgico di alcune messe celebrate in Vaticano, tra cui alcune funzioni celebrate dal papa. Nel periodo degli abusi contestati dall’accusa, Martinelli era un allievo del preseminario e negli anni era diventato una sorta di coordinatore dei “chierichetti del papa”, un ruolo ambito.

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Le indagini nei suoi confronti erano iniziate nel 2017 in seguito alle testimonianze raccolte dal giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro Peccato originale. Nuzzi intervistò Kamil Jarzembowski, polacco, compagno di stanza di un allievo vittima di abusi e di cui Martinelli era tutore. Entrato nel preseminario nell’estate del 2009, Jarzembowski assistette ad alcune violenze che tentò di denunciare inviando lettere a monsignori e prelati. Fu allontanato dal preseminario. Soltanto diversi anni dopo, nel 2016, incontrò Nuzzi a cui mostrò le denunce e fece ascoltare alcune registrazioni. Nel frattempo Martinelli era stato ordinato sacerdote.

Nel 2018, in seguito alle inchieste pubblicate sui giornali, l’allievo vittima di abusi decise di denunciare alla giustizia del Vaticano. La procura vaticana chiese il rinvio a giudizio di Martinelli nel 2019. Nonostante gli abusi fossero di diversi anni prima, il rinvio a giudizio fu possibile grazie un provvedimento preso da papa Francesco che rimosse il vincolo di improcedibilità: era un vincolo che impediva il processo in assenza della querela presentata dalla persona offesa entro un anno dai fatti contestati.

Secondo l’accusa, Martinelli usò «violenza e minaccia, sia in modo esplicito sia implicito, abusando dell’autorità che scaturiva dall’essere tutore» in quanto frequentatore più anziano del preseminario, incaricato dal rettore di occuparsi dell’attività dei preseminaristi. Avrebbe quindi abusato della «relazione di fiducia» costruita sulla base del suo ruolo, e costretto «più volte e per più anni, in giorni, tempi e luoghi diversi» la vittima «a congiunzione carnale».

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https://www.ilpost.it/2024/01/24/condanna-martinelli-abusi-vaticano/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.