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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Caso Orlandi, Pietro: “Non chiedo scusa su Wojtyla, lui sapeva la verità su Emanuela e ha taciuto”

Caso Orlandi, Pietro: “Non chiedo scusa su Wojtyla, lui sapeva la verità su Emanuela e ha taciuto”

Il fratello della giovane scomparsa in Vaticano intervistato da Verissimo torna sulla bufera innescata dalle sue dichiarazioni sulle uscite notturne del papa polacco. "Lo dicevano tutti. Ma soprattutto non gli perdono di aver fatto calare il silenzio su tutta la storia"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Maggio 2023
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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“Non mi scuso per le frasi su Giovanni Paolo II perchè non ho offeso mai nessuno, ho ritenuto opportuno fare ascoltare un audio, poi che io abbia detto quella frase, che Wojtyla usciva di nascosto, è una frase che dicevano tutti quanti, non era considerata una cosa grave però qualcuno ha voluto legare questa situazione alle parole di questo componente della banda della Magliana”.

Lo dice Pietro Orlandi, fratello della 15enne scomparsa nel giugno del 1983, intervistato da “Verissimo”, tornando sulla bufera innescata dalle sue dichiarazioni sulle uscite notturne del papa polacco dopo l’audizione col promotore vaticano.

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“Io sono sempre stato convinto che lui sapesse che cosa era successo a Emenuela, ricordo quando venne a casa da noi e ci parlò di terrorismo internazionale, ci assicurò che avrebbe fatto il possibile ma poi permise al silenzio e all’omertà di calare su questa vicenda, ha mantenuto il silenzio fino alla fine, così è successo per Ratzinger e Papa Francesco lo ha fatto per dieci anni, forse ora hanno capito che il silenzio non è servito, questi 40 anni passati non posso però dimenticarli e la parola perdono l’ho cancellata dal vocabolario”.

“Quando sento la dichiarazione del segretario di Stato, Parolin – ha quindi aggiunto – sono contento che dica che con questa inchiesta dobbiamo fare chiarezza per una madre che soffre, ma questa madre adesso ne ha 93 di anni e in questi 40 anni non mi sembra che nessuno si sia stracciato le vesti per lei”.

“Emanuela è stata rapita e portata a Londra”

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“Quando sono usciti quei documenti”, prosegue Orlandi a proposito della pista del rapimento di Emanuela e del suo trasferimento a Londra,  “tutti li hanno bollati come falsi, ridicoli, anche il Vaticano però non mi hanno mai risposto alla domanda come mai stavano in una cassaforte della Prefettura degli Affari economici. Non ho abbandonato quella pista, credo che Emanuela sia stata portata là e più che la Banda della Magliana c’entra Renatino De Pedis, Emanuela è stata presa per ricattare qualcuno, De Pedis è stato utilizzato come manovalanza”.

“Io ci credo al passaggio raccontato dalla Minardi – continua sulle dichiarazioni di Sabina Minardi nella serie documentario di Netflix “Vatican girl” -, in quel momento era stata consegnata al Vaticano, poi se un abuso abbia avuto luogo potrebbe essere stato per creare l’oggetto di un ricatto”.

“Se il  Vaticano volesse l’inchiesta durerebbe pochissimo”

Orlandi ha esordito nella trasmissione affermando che per lui Emanuela “è viva”, “la sento viva”. “Il Vaticano – ha infine accusato – da 40 anni fa di tutto per evitare che la verità possa uscire altrimenti non mi posso spiegare tutti i comportamenti di questi 40 anni”. L’inchiesta aperta dai ‘pm’ d’Oltretevere, comunque, “io l’ho presa come cosa positiva – afferma -, da qualche parte dovrà portarci, questa inchiesta secondo me potrebbe durare pochissimo perchè io l’ho sempre detto, con un pò di buona volontà potrebbero farla durare pochissimo”.

“Mia madre mi chiede sempre: ‘Hai trovato Emanuela’”

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“Quando vado a trovare mia madre lei mi chiede sempre ‘ma allora Emanuela l’hai trovata?’ Lei aspetta sempre la bella notizia, che prima o poi arriverà, sono sempre ottimista” ha aggiunto. Quanto al presunto dossier, Pietro Orlandi ha affermato: “Lo vide il cameriere del Papa, Paolo Gabriele che era amico mio, e lo stesso padre Georg lo disse al mio avvocato, le disse ‘il dossier c’è ma sta in segreteria di Statò, quindi quando ora dice che lui non ce l’ha è vero”.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/04/30/news/emanuela_orlandi_pietro_accuse_pedofilia_wojtyla-398225570/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.