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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Abusi nella Chiesa: ancora non ci siamo

Abusi nella Chiesa: ancora non ci siamo

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
3 Aprile 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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La tanto attesa revisione della legge chiave del papa contro gli abusi è una grande delusione. Papa Francesco ha perso l’opportunità di correggere i gravi difetti della Vos estis lux mundi che l’hanno resa inefficace. La revisione di oggi apporta alcuni modesti cambiamenti, alcuni dei quali sono benvenuti. È positivo che si chiarisca che l’abuso di adulti vulnerabili è un crimine secondo il diritto canonico e che anche i leader laici delle associazioni religiose possono essere soggetti a sanzioni. Ma questa politica aveva bisogno di un’ampia revisione, non di qualche ritocco.

Vos estis rimane un’autopolitica confezionata come responsabilità. Mantiene il controllo dei vescovi nell’indagare e giudicare le accuse contro i colleghi vescovi. Omette qualsiasi obbligo di informare il pubblico. Dice ai vescovi che non sono tenuti a denunciare le molestie sui minori alle autorità civili, a meno che non siano obbligati a farlo dalla legge locale. E limita il coinvolgimento dei laici a ruoli frammentati e privi di potere. Nessuna di queste debolezze viene affrontata nella versione rilasciata oggi. Al popolo cattolico era stato promesso che Vos estis sarebbe stato “rivoluzionario”, un evento epocale per responsabilizzare i vescovi. Ma in quattro anni non abbiamo visto nessuna significativa pulizia della casa, nessun cambiamento drammatico. All’inizio di questo mese, un importante consigliere papale ha ammesso pubblicamente che la nuova politica del papa “non funziona”. Dei 5.600 vescovi viventi in tutto il mondo, BishopAccountability.org ha identificati solo una quarantina che sono stati indagati secondo il nuovo protocollo. Meno della metà di questi sono stati sanzionati, di solito con clemenza ().

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Prima della promulgazione di Vos estis, il papa ha fatto credere alle vittime e ai cattolici disperati che la sua risposta decisa ai crimini dell’ex cardinale Theodore McCarrick sarebbe stata un precedente per una nuova era di responsabilità e apertura. Ma il caso McCarrick si è rivelato un’anomalia, “una tantum”. Mentre diversi vescovi sono stati giudicati colpevoli di abusi o di insabbiamento dopo la laicizzazione di McCarrick, nessuno è stato privato del suo sacerdozio o addirittura del suo titolo. Chiediamo sinceramente a papa Francesco di apportare importanti cambiamenti alla Vos estis, iniziando con queste riforme fondamentali:

1. Richiedere la piena divulgazione di accuse credibili al pubblico. Secondo la Vos estis, è lecito tenere il pubblico all’oscuro dall’inizio alla fine. Non prevede alcun obbligo di informare i fedeli. Bisogna cambiare questa situazione. Per citare l’arcivescovo Scicluna, «l’informazione è fondamentale se vogliamo davvero lavorare per la giustizia». È anche fondamentale per scoraggiare i crimini e gli insabbiamenti.

2. Eliminare il fallimentare “modello metropolitano” e autorizzare invece i laici a supervisionare la segnalazione, le indagini e il giudizio dei casi contro vescovi e leader religiosi.

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3. Obbligare a denunciare alle autorità civili, indipendentemente dal fatto che la legge locale lo richieda o meno. Ovvero, istruire ogni sacerdote e religioso a notificare alle autorità civili i reati sessuali sospetti o noti, così come i sospetti di insabbiamento da parte di funzionari della Chiesa. Il papa potrebbe esentare il clero da questo obbligo in quelle poche giurisdizioni del mondo in cui ci sono buone ragioni per temere che tale denuncia metta a repentaglio la sicurezza degli accusatori e/o dei presunti colpevoli.

Questi e altri cambiamenti devono avvenire se si vuole che le vittime vivano una guarigione e che i bambini siano più sicuri all’interno della Chiesa cattolica.

BishopAccountability.org è un’organizzazione noprofit indipendente fondata nel 2003. Raccoglie e pubblica dati e documenti sulla crisi degli abusi nella Chiesa cattolica romana.

Anne Barrett Doyle copresidente di BishopAccountability.Org, il più grande database di informazione al mondo sui casi di abusi del clero 

https://www.adista.it/articolo/69786

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ludovica.eugenio

Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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