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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2023
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Seicento pagine di chat stampate e portate nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il il processo con rito abbreviato per Giuseppe Rugolo, il prete 40enne di Enna che è stato arrestato nell’aprile del 2021 a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Messaggi quotidiani e frequenti telefonate tra Rugolo e Vincenzo Murgano, uno dei testimoni sentiti ieri che era diventato il consigliere personale del sacerdote nella vicenda che lo vede imputato dopo che il giovane archeologo. Murgano, che oltre a essere il parroco della chiesta madre di Enna è anche un canonista giudice del tribunale ecclesiastico, avrebbe discusso giornalmente con Rugolo della questione. E, nel suo ruolo di consigliere, avrebbe anche suggerito di «archiviare» i post pubblicati sui social dalla vittima. Contenuti su cui l’imputato avrebbe esercitato un «controllo quotidiano»: da quelli sulle prescrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 a quelli sulla diretta streaming della messa. Nel corso della lunga udienza di ieri, è emerso che Murgano sarebbe stato a conoscenza anche di altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina, dove fino al dicembre del 2022 era responsabile del Servizio per la tutela dei minori. Casi su cui nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

Al fianco di Giuseppe Rugolo – che ha anche denunciato per diffamazione il presidente della Rete L’abuso Francesco Zanardi – ci sarebbe stato pure don Pietro Spina. Anche lui sentito ieri a processo nelle vesti di testimone, sarebbe stato convinto della prescrizione del reato e avrebbe minimizzato sugli episodi di abusi derubricando ad «ammiccamenti o affettuosità». In direzione contraria sono state, invece, le dichiarazioni rese dal vicario foraneo di Enna Giuseppe Fausciana. Il sacerdote che ha sostenuto la vittima dopo avere raccolto la denuncia anche della famiglia. È stato lui a raccontare la vicenda al vescovo Rosario Gisana e ad attivare tutte le procedure previste per il caso. Motivo per cui avrebbe attirato su di sé sentimenti di rancore da parte di altri membri del clero locale. In un conversazione intercettata, che ieri è stata letta in aula, a definirlo «una bestia» sarebbe stato il vicario generale della diocesi Antonino Rivoli. Dai racconti di quest’ultimo, fatti nella fase delle indagini preliminari, è emersa la vicenda che ha portato a indagare il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi che avrebbe suggerito al vescovo di cambiare avvocato perché il suo sarebbe stato coinvolto in indagini per mafia. In cambio, il militare avrebbe chiesto un appoggio di Gisana – che ha confermato la dinamica – per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

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Nel corso dell’udienza c’è stato spazio anche per le dichiarazioni di due giovani che hanno riferito di «comportamenti inadeguati» da parte di Rugolo in contesti giovanili dove lui era piuttosto attivo. È stata poi la consulente psicologa Anna Maria Fazio a spiegare le dinamiche di soggetti abusanti che rivestono un ruolo percepito come un’autorità o che sono un punto di riferimento per i minori. La prossima udienza è già stata fissata per il 4 aprile, giorno in cui verranno sentiti i testimoni del pubblico ministero. Per la sentenza, invece, bisogna attendere il mese di luglio. Tutto è partito da un giovane archeologo (oggi 28enne) che ha denunciato di avere subito abusi da Rugolo quando aveva 15 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista. I genitori della vittima hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo che invece sostiene proprio dai genitori sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.