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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali nel clero, don Alberto Lucchina allontanato dall’Isola

Abusi sessuali nel clero, don Alberto Lucchina allontanato dall’Isola

Il sacerdote trasferito nell’ex seminario di Seveso dopo mesi di limbo. La Rete L’Abuso aveva presentato un esposto in Procura "Nonostante la condanna è rimasto a contatto con adolescenti"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Gennaio 2023
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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Milano – Le strade dei due fratelli sacerdoti, infine, si sono divise. Don Alberto Lucchina – condannato dal Tribunale ecclesiastico della Lombardia a cinque anni di esercizio del sacerdozio in una casa di riposo con anziani con sospensione delle attività con bambini e ragazzi per presunti abusi commessi negli anni Novanta su una donna all’epoca minorenne – secondo quanto ha reso noto l’associazione Rete L’Abuso è stato trasferito nell’ex seminario di Seveso, in Brianza. Il fratello, don Maurizio Lucchina, ha incassato invece l’archiviazione dell’indagine a suo carico per violenza sessuale scaturita dalla denuncia di un’altra donna, che lo ha accusato di aver abusato di lei nel 2016.

L’atto finale di due complesse vicende che si sono intersecate, finite anche al centro di un esposto in Procura presentato a maggio dell’anno scorso dall’associazione in prima linea contro “gli abusi sessuali del clero” che ha raccolto alcune segnalazioni dei parrocchiani: don Alberto, infatti, nonostante il provvedimento del Tribunale ecclesiastico era stato lasciato per alcuni mesi nella parrocchia del quartiere milanese Isola, frequentata da bambini e adolescenti. La stessa parrocchia dove presta servizio anche il fratello, don Maurizio Lucchina, a sua volta finito al centro di accuse di abusi sessuali, episodio non collegato alla vicenda del fratello.

L’associazione fondata da Francesco Zanardi aveva chiesto quindi ai magistrati “ogni opportuna verifica e di emettere ogni provvedimento idoneo a garantire la protezione dei minori”. Infine per don Alberto è scattato il trasferimento nell’ex seminario di Seveso, che nel 2013 ha cambiato la sua destinazione d’uso divenendo Centro Pastorale Ambrosiano, allontanandolo quindi dalla parrocchia Santa Maria alla Fontana. Nel 2020 don Alberto, all’epoca parroco di Inzago (poi si è autosospeso), fu accusato da una donna di averla violentata negli anni Novanta, quando era un giovane sacerdote nel Varesotto, attraverso una lettera resa pubblica dalla vittima.

L’arcidiocesi di Milano ha avviato quindi un’indagine sulla denuncia, che si è conclusa nel 2022 con la condanna al termine di un procedimento canonico che ha visto la vittima, assistita dall’avvocato Daniela Cultrera, confermare le accuse. In questo caso era trascorso troppo tempo dalle violenze, denunciate nel 2020 ma risalenti agli anni Novanta, per presentare una denuncia in Procura. Ha seguito invece un iter diverso il procedimento che riguarda il fratello, don Maurizio.

La vittima, maggiorenne all’epoca dei presunti abusi nel 2016, ha sporto denuncia in Procura ma il pm ha chiesto l’archiviazione sostenendo che è stata presentata oltre il limite temporale, scaduto nel 2017. Il legale della donna si è opposto chiedendo l’imputazione coatta del sacerdote 65enne per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio) aggravato perché commesso da un ministro di culto. Istanza respinta dal giudice per le indagini preliminari di Milano, che ha archiviato l’indagine.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.