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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La fine di un papato paradossale

La fine di un papato paradossale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Gennaio 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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John Hooper, The Guardian – Il 31 dicembre 2022 è morto Joseph Aloisius Ratzinger, papa Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 aveva rinunciato al pontificato. Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2013 nel numero 987 di Internazionale.

Le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio, segnano la fine di un pontificato infelice e discusso durato otto anni. Joseph Ratzinger è arrivato alla più alta carica della gerarchia cattolica con la fama di intellettuale provocatorio e conservatore. I messaggi che ha cercato di trasmettere, però, sono stati smorzati da una serie di polemiche che lui stesso ha contribuito ad alimentare e dallo scalpore suscitato, soprattutto in Europa, dagli abusi sui minorenni commessi dai sacerdoti.

Dato che Ratzinger ha trascorso quasi un quarto di secolo in Vaticano era ovvio, per i cardinali che lo avevano eletto, aspettarsi che ne comprendesse bene le dinamiche interne e che fosse disposto a migliorarne il funzionamento. Anche se era stato un influente e fidato luogotenente di Giovanni Paolo II, però, il nuovo papa rappresentava un paradosso. Da un lato era intellettualmente spietato. E non per niente si era guadagnato il soprannome di “rottweiler di Dio”. Dall’altro lato, come molti studiosi, era timido e totalmente privo del vigore necessario a riformare un clero da sempre refrattario al cambiamento.

Gli abusi sessuali
Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno dominato gli otto anni in cui Benedetto XVI ha guidato i cattolici di tutto il mondo. Prima che diventasse papa c’erano stati scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. Nel 2010, tuttavia, sono emerse prove di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in molti paesi dell’Europa continentale, in particolare inAustria, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Germania, e uno di questi scandali toccava personalmente il papa. Si è saputo, infatti, che all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo a Monaco, un prete noto per aver molestato dei ragazzini era stato trasferito in modo discreto, e dopo un po’ di tempo aveva avuto il permesso di esercitare di nuovo le sue funzioni pastorali a contatto con i giovani. L’ondata di accuse ha provocato una battuta d’arresto per il progetto alla base del pontificato di Benedetto XVI, che si proponeva di avviare la rievangelizzazione dell’Europa, il cuore del cattolicesimo: per questo motivo il papa aveva scelto di chiamarsi come il santo patrono del continente, san Benedetto da Norcia. Ora che si prepara a lasciare il suo incarico, in Europa i fedeli sono meno di quanti erano quando è stato eletto. Secondo molti, questo si deve in gran parte alla rabbia e alla disperazione dei cattolici per gli scandali sessuali.

Per i sostenitori di Benedetto XVI si tratta di un esito paradossale e profondamente ingiusto. Nel 2001 il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva affidato la gestione dei casi di abusi sessuali alla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca diretta da Joseph Ratzinger. Con grande diligenza il futuro Benedetto XVI aveva letto personalmente gran parte delle testimonianze e, riferiscono i suoi difensori, ne era rimasto profondamente scosso e commosso. A partire da quel momento, proseguono i suoi sostenitori, fu determinato – molto più del suo predecessore – a fare tutto ciò che era in suo potere per impedire le violenze sessuali dei preti cattolici su bambini e adolescenti. E pare si riferisse proprio a questo quando, nel 2005, mentre Giovanni Paolo II giaceva agonizzante, espresse disprezzo per “la sporcizia che c’è nella chiesa”.

Prima di essere eletto, Ratzinger aveva inasprito le procedure per gestire il problema dei preti pedofili. Secondo i suoi oppositori, però, una lettera inviata nel 2001 alle diocesi di tutto il mondo non aveva chiarito a sufficienza la responsabilità dei vescovi nell’informare le autorità civili. Era proprio a causa della loro abituale riluttanza che le prove degli abusi non erano emerse prima.

Benedetto XVI è stato accusato di scarso vigore nel perseguire i suoi scopi anche dopo essere stato nominato papa. Non ha mostrato, per esempio, la volontà di introdurre riforme specifiche per individuare e allontanare i potenziali violentatori prima che fossero destinati al servizio pastorale. Come ha messo in evidenza nella sua lettera del 2010 ai cattolici irlandesi, riteneva i peccati del clero più un’espressione della carenza della loro santità che il prodotto di procedure difettose. E ha aspettato fino al2010 per creare un dicastero incaricato della missione che inizialmente avrebbe dovuto essere al cuore del suo pontificato. Perfino allora gli addetti ai lavori hanno giudicato il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione una struttura priva di una reale influenza.

La mancata riforma della curia
Un obiettivo secondario del pontificato diBenedetto XVI era dare uno scossone alla curia romana, il cuore amministrativo della chiesa cattolica. Giovanni Paolo II non si era occupato della riorganizzazione dell’apparato burocratico, e al termine del suo pontificato, durato 26 anni, la curia aveva un disperato bisogno di modernizzazione. Per due volte Benedetto XVI ha cercato di unificare i dipartimenti, e per due volte i suoi tentativi sono stati respinti. Al contrario, con la creazione del nuovo dicastero perla rievangelizzazione, oggi la burocrazia vaticana è ancora più macchinosa e intricata di prima.

Molto schivo dal punto di vista umano, Benedetto XVI aveva contatti limitati nella curia, come è apparso evidente dalla scelta dei suoi collaboratori. Ha nominato segretario di stato il suo ex segretario alla Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Tarcisio Bertone, un prelato affabile ma senza alcuna esperienza del dicastero che era chiamato a dirigere. L’incapacità del papa di imporsi sulla curia gli è costata molto cara anche a causa della sua riluttanza a consultarsi con altri sull’impatto che le sue parole e le sue decisioni avrebbero potuto avere fuori dal Vaticano.

Nella prima parte del suo pontificato questo si è tradotto in una serie di gaffe. Nel 2006 ha fatto infuriare i musulmani quando, durante una lectio magistralis all’università di Ratisbona, dove aveva studiato, ha scelto una citazione in cui si diceva che Maometto non aveva portato altro che “cose cattive e disumane”. Poi ha offeso le comunità indigene dell’America Latina sostenendo che la colonizzazione del loro continente non aveva implicato “l’imposizione di una cultura straniera”. E ha fatto arrabbiare gli ebrei consentendo un più ampio ricorso alla liturgia tridentina, che include una preghiera del venerdì santo in cui si chiede che gli ebrei siano “sottratti alle loro tenebre”. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica dopo la remissione della scomunica di quattro vescovi appartenenti all’ultratradizionalista Fraternità sacerdotale san Pio X. Uno di loro, il britannico Richard Williamson, è un negazionista dell’Olocausto. Il Vaticano ha fatto sapere che il papa non conosceva le opinioni di Williamson. Una giustificazione debole, soprattutto tenendo conto della vulnerabilità in questo ambito di un papa che, da ragazzo, aveva fatto parte della gioventù hitleriana.

L’aids e i preservativi
I cardinali che hanno eletto papa Joseph Ratzinger chiaramente avevano sperato in un pontificato di breve durata dopo il lungo regno del suo predecessore. Quando è stato eletto, Ratzinger era il pontefice più anziano dal 1730, e la sua età avanzata è stata sempre più evidente durante i suoi ultimi viaggi all’estero e nel suo tanto pubblicizzato tentativo di tenere il passo con il mondo moderno aprendo un account su Twitter.

Scegliendo un uomo che aveva affiancatoGiovanni Paolo II in alcune delle più importanti decisioni del suo pontificato, i cardinali avevano inoltre votato per la continuità. Se lo scopo del conclave del 2005 era dare vita a un tranquillo pontificato tappabuchi, i cardinali che lo hanno architettato sono rimasti delusi. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica quando Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione di preservativi in Africa non solo non serviva a limitare la diffusione dell’hiv, ma addirittura peggiorava la situazione. In quell’occasione sono arrivate critiche da parte di alcuni governi e degli organismi internazionali. Perciò è bizzarro che lo stesso papa, in un’intervista del 2010, abbia dichiarato che l’uso del preservativo da parte di una prostituta che desiderava proteggere se stessa o i suoi clienti dal virus dell’hiv poteva essere giustificato come un’assunzione di responsabilità morale. In quell’occasione i funzionari vaticani si sono affrettati a sottolineare che il papa non voleva giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite. Il suo riferimento tuttavia metteva in discussione il rifiuto della chiesa di autorizzare l’uso del preservativo anche solo per prevenire le malattie. Alla fine potrebbe essere proprio questa l’iniziativa più significativa del pontificato di BenedettoXVI.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

https://www.internazionale.it/opinione/john-hooper/2022/12/31/ratzinger-papato-paradossale

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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