Il caso recentemente emerso degli abusi perpetrati dal gesuita p. Marko Rupnik non rappresenta nulla di nuovo in ambito ecclesiastico.
L’unico elemento di novità è costituito dalla notorietà del soggetto, tenuto in altissima considerazione e venerato tanto da raggiungere una sorta di intoccabilità. Per il resto, le dinamiche emerse non mostrano altro che un sistema consolidato:
– di reti di potere, rinsaldate dall’appartenenza a un grande Ordine religioso;
– di perversione del potere, che usa il sacro per mistificare;
– di massimo controllo sulle vittime e di assoggettamento del loro pensiero, delle azioni e delle scelte;
– di coperture rese possibili da un meccanismo di opacità e omertà, dal culto idolatrico della personalità e dalla mancanza di credibilità attribuita alle vittime per il solo fatto di essere donne adulte.
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