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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Aprile 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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41051 ROMA-ADISTA. «Una nuova associazione internazionale per combattere gli abusi di potere nel Movimento dei Focolari di Chiara Lubich»: si chiama OREF (ORganizzazione Ex Focolari) ed è appena nata, dopo la pubblicazione, a fine marzo, del Rapporto indipendente firmato da GCPS Consulting sugli abusi sessuali di minori in Francia da parte di Jean-Michel Merlin, laico consacrato, oggi ottantenne, che nel movimento è stato dagli anni ‘60 fino a quando ne è stato cacciato, nel 2016 (v. Adista Notizie n. 13/22); ma anche in seguito al vano tentativo di alcuni ex membri del Movimento – si legge sul comunicato stampa di presentazione – «di avere un incontro aperto e onesto con Co.Be.Tu.», la Commissione per il Benessere e la Tutela dei Minori interna ai focolarini per le persone abusate dal Movimento.

L’associazione nasce con l’obiettivo di «segnalare e registrare i casi di abuso di ogni tipo all’interno del Movimento dei Focolari, fenomeni che riteniamo un problema sistematico, e di cercare giustizia e verità per le vittime», con un approccio «caratterizzato dalla trasparenza: rigettiamo lo stile di segretezza tipico del Movimento dei Focolari e più in generale della Chiesa cattolica, così come abbiamo constatato, almeno fino all’inizio del pontificato di Papa Francesco». Nel 2020, sull’onda dello scandalo suscitato da Merlin – le cui vittime certe per il periodo 1963-1998 sono al momento 26, oltre ad altre possibili 11 e ad altri casi di adescamento più recenti –, i vertici francesi del movimento si erano dimessi (v. Adista Notizie n. 39/20) ed era stata incaricata la società GCPS Consulting – specializzata nell’aiutare organizzazioni a garantire la sicurezza dei bambini, di persone vulnerabili e gruppi “a rischio” – di compiere un’indagine, con la supervisione ulteriore di un ex alto funzionario francese indipendente, a garanzia di integrità, qualità e affidabilità dell’indagine. Il Rapporto finale dell’inchiesta, quasi un centinaio di pagine frutto di un anno e mezzo di lavoro, denota che «Jean-Michel Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri». Non solo: il documento punta il dito contro «la struttura piramidale del Movimento, il suo mantra di obbedienza e unità» che «hanno certamente contribuito al fallimento sistemico nell’affrontare non solo il caso di JMM», ma anche altri casi di natura psicologica, spirituale ed economica, nel mettere in atto misure di prevenzione, nel perseguire presunti reati e nell’ascolto e nell’aiuto alle vittime.

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Spiega OREF che, proprio nei giorni precedenti la pubblicazione del rapporto, «è fallito un incontro tra un gruppo di ex membri del Movimento e la Co.Be.Tu., la commissione cosiddetta “indipendente” nata in seno al Focolare su ordine del Vaticano. In vista di tale incontro avevamo proposto, (…), la presenza di un giornalista indipendente e di un avvocato di nostra fiducia; a tale richiesta Co.Be.Tu. ha opposto un rifiuto (mentre la commissione avrebbe partecipato con quattro persone, tre delle quali avvocati)». Essendo, per il gruppo di vittime, necessaria e tutelante la presenza di un giornalista e di un avvocato, in assenza di un riscontro «abbiamo deciso che a tali condizioni non era possibile procedere all’incontro». «Co.Be.Tu. non ha replicato e, più volte sollecitata, ha infine accettato l’incontro con la presenza di un nostro avvocato», racconta OREF, «ma ciò è avvenuto solo: quando per noi le condizioni di fiducia erano ormai venute meno; dopo un lungo silenzio da parte loro; a seguito della pubblicazione del Rapporto della GCPS Consulting».

Di qui la decisione che non fosse più «utile né costruttivo» un incontro con la Commissione e che fosse opportuno fare un passo oltre, creando un organismo di ampio respiro per combattere gli abusi. I fondatori di OREF – intorno alla quale gravitano avvocati, teologi, esperti di diritto canonico e giornalisti – sono tutti ex focolarini di varie nazionalità (Italia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, il Brasile, Francia, Canada e Lussemburgo), molti dei quali hanno testimoniato gli abusi subiti nel libro di Ferruccio Pinotti La setta divina (Piemme 2021).

Molti di essi sono stati all’interno del movimento per decenni ricoprendo anche cariche di rango. «Gli abusi vanno dalla manipolazione affettiva (compresi matrimoni e separazioni combinate) all’uso di metodi settari di proselitismo (come il love bombing e la rivelazione progressiva dell’insegnamento interno, allo scopo di non spaventare i nuovi proseliti), l’obbligo di reprimere ogni manifestazione di sofferenza (forzando il volto al sorriso e trattenendo ogni lacrima), la patologizzazione di orientamenti sessuali ed espressioni di genere non conformi al modello eteropatriarcale cisgender, l’impiego non retribuito in lavori sfiancanti che a distanza di tempo ha lasciato alcuni di noi senza risparmi nécopertura pensionistica».

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Senza parlare dei disturbi mentali che di cui molte vittime hanno sofferto a motivo della pressione fisica e mentale esercitata dal Movimento, che ha portato alcuni «sull’orlo del suicidio».Nel comunicato stampa, i fondatori di OREF mettono in luce come gli aspetti più problematici della cultura focolarina, all’origine degli abusi, non siano esplicitati in documenti o statuti, ma costituiscano il naturale risvolto «di una formazione che mette al centro il Movimento e ritiene che l’istituzione valga più di qualsiasi individuo».

Un atteggiamento stigmatizzato da papa Francesco che, il 6 febbraio 2021, parlando ai partecipanti dell’assemblea generale del Movimento, invitò a «guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». «Si tratta – spiega il comunicato OREF – di una modalità invisibile dall’esterno, di cui noi ex membri siamo stati testimoni diretti e sulla quale possiamo dunque offrirci come osservatori privilegiati»

https://www.adista.it/articolo/67920

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.