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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » Gli ipocriti

Gli ipocriti

Ecco perché chiediamo una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana

Federico Tulli by Federico Tulli
10 Dicembre 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

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Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
«Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

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Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/

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Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.