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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi in Francia: rapporto Sauvé sotto attacco. Ma i vescovi lo difendono

Abusi in Francia: rapporto Sauvé sotto attacco. Ma i vescovi lo difendono

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Dicembre 2021
in World
Reading Time: 5 mins read
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40897 PARIGI-ADISTA. Ha suscitato molte reazioni, in Francia, il documento di 15 pagine con cui otto membri dell’Accademia cattolica di Francia – creata nel 2009 per garantire una migliore visibilità della «produzione intellettuale collegata (…) al cattolicesimo» – hanno attaccato duramente, su un piano metodologico e di contenuti, l’ormai famoso Rapporto Sauvé elaborato dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase; v. Adista Notizie n. 43/21). Il documento, concepito come testo riservato ma diffuso da La Croix e da Le Monde, è stato inviato al presidente dei vescovi francesi mons. Eric de Moulins-Beaufort – anch’egli membro dell’Accademia – e a papa Francesco, tramite il nunzio apostolico in Francia mons. Celestino Migliore; oltre a mettere in dubbio la veridicità delle cifre presentate nel Rapporto – in particolare il numero stimato di 330.000 vittime – esso sfida «la responsabilità sistemica» della Chiesa e lancia un allarme sulle proposte di riforma avanzate dalla Ciase, che andrebbero oltre il ruolo della commissione minacciando la «natura spirituale e sacra» della Chiesa. Benché sia firmato anche dal presidente, dal vicepresidente e dal segretario, non si pone come documento ufficiale dell’Accademia, ma ciò non è bastato ad attenuare reazioni e polemiche inevitabili dal momento che questo testo non fa che formalizzare una protesta capillare espressa soprattutto in ambienti conservatori fin da quando il rapporto Sauvé è stato pubblicato, il 5 ottobre, e che riguarda in gran parte il numero stimato di vittime di abusi sessuali nella Chiesa e il metodo di estrapolazione impiegato per ottenerlo. Ne parlano a più riprese il sito Salon beige, e il mensile La Nef, entrambi di tendenza tradizionalista. Ma il disagio per i dati scomodi del Rapporto serpeggia anche tra alcuni vescovi che tentano di derubricarlo mettendone in dubbio il metodo matematico che ha portato ai dati: «Questo resoconto non è ancora il Quinto Vangelo», contestava su La Croix (27/11) un vescovo anonimo, accusando il lavoro della Ciase di essere «troppo emotivo: ci aspettavamo un rapporto giuridico, non lo è affatto».

Suor Véronique Margron: il numero di vittime non cambia

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Il carattere sistemico dell’abuso

Intanto, un primo risultato del documento, immediato, è stato l’annullamento da parte del Vaticano della visita di Jean-Marc Sauvé – presidente della Ciase – e dei membri della Commissione prevista a Roma per il 9 dicembre. Ma non è stato l’unico: a catena, si è registrata una serie di dimissioni dall’Accademia: lo stesso de Moulins-Beaufort, poi suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose francesi (Corref) e Isabelle de Gaulmyn, caporedattrice del quotidiano La Croix per stare ai nomi resi pubblici, oltre ad altri di cui non è nota l’identità.

Nessuno ritiene il Rapporto Sauvé un testo rivelato, reagisce suor Margron: «Che una critica al rapporto Ciase sia possibile è evidente», afferma su La Croix (27/11): «Tutti possono criticarlo, interpretarlo, porre domande». «È necessario che gli intellettuali si pongano queste domande, ma non in questo tono e, soprattutto, senza dibattito interno. Jean-Marc Sauvé è lui stesso un membro dell’Accademia cattolica e non è stato interpellato, non è possibile!». «La correzione intellettuale e umana occorreva cercarla a monte, perché fosse fruttuosa», commenta Margron. E un incontro per rendere conto della relazione davanti ai colleghi dell’Accademia, il 15 ottobre, è stato annullato a tempo indeterminato, poco dopo che Sauvé lo aveva accettato.

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Véronique Margron deplora «le insinuazioni di questo documento, che implicano che il Rapporto della Ciase vorrebbe danneggiare la Chiesa, e che la Conferenza episcopale e la Corref si sarebbero lasciati ingannare…». Non è difficile, spiega, percepire il carattere sistemico degli abusi nella Chiesa, «non appena ascoltiamo le vittime. Che si parli della proiezione, che si tratti di 200.000 vittime stimate anziché di 300.000 o 400.000, non cambia nulla… La dimensione sistemica è dovuta al fatto che gli aggressori hanno potuto attaccare per trenta, anche quarant’anni, che erano coperti dalla gerarchia, e che a volte anche questa è diventata complice».

Mons. De Moulins-Beaufort: le decisioni prese a Lourdes sono un servizio alla vita

Non poteva non intervenire anche il presidente dei vescovi francesi (La Croix 29/11). «È importante capire che non è tanto di fronte alle cifre schiaccianti stabilite dalla Ciase e che alcuni discutono che i vescovi hanno deciso di assumersi la responsabilità istituzionale della Chiesa e di parlare della dimensione sistemica. Queste cifre sono state per noi un’indicazione. È ascoltando le vittime, quelle di cui ha ricevuto la testimonianza la Ciase quelle che abbiamo incontrato, l’una e l’altra, per anni, che abbiamo fatto progressi». «Abbiamo deciso come pastori, responsabili della Chiesa e della sua missione ricevuta da Cristo, di riconoscere senza cautela giuridica o economica la responsabilità della Chiesa, perché il male è stato commesso dai ministri di Cristo e gli esseri umani sono stati colpiti nel profondo della loro corpo, anima e spirito». Un male, riconosce il vescovo, «raddoppiato dalla complessiva incapacità del corpo ecclesiale o della società ecclesiale di individuarlo, comprenderlo, prestargli attenzione, denunciarlo. C’è stato un fallimento dell’istituzione nell’ascolto, nel sostegno e nella protezione dei più giovani e delle vittime»; «Noi vescovi, attraverso le decisioni prese a Lourdes e l’istituzione dell’organismo nazionale indipendente di riconoscimento e riparazione, abbiamo scelto di servire la vita», dopo aver ricevuto le conclusioni della Ciase «per quello che sono: un lavoro che dobbiamo prendere sul serio e che indica possibili percorsi di rinnovamento per la nostra Chiesa».

De Moulins-Beaufort conclude con una considerazione amara sull’annullamento della visita di Sauvé in Vaticano, del quale si dice «deluso». Ma decide elegantemente di farsi bastare la giustificazione ufficiale data da Roma, a dispetto di quanto ipotizzato dai media sulle motivazioni reali: «La prefettura della Casa Pontificia aveva il dovere di alleggerire il programma del papa al ritorno dal suo viaggio pastorale in Grecia e a Cipro. Mi basta questa spiegazione: il Santo Padre non va in Grecia per visite turistiche e, nella sua vecchiaia, il mio augurio è che Dio lo lasci a lungo ancora lucido, attivo ed esigente con tutti».

Jean-Marc Sauvé: attendo un Rapporto dell’Accademia cattolica sugli abusi

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«Mi aspettavo attacchi contro il rapporto Ciase e quindi non sono sorpreso», è la reazione di Sauvé, intervistato da La Croix (27/11). «Prevedevo che arrivassero prima, molto forti, in particolare dagli ambienti tradizionalisti. Sono venuti dall’Accademia Cattolica». Anche Sauvé riconosce la legittimità della critica («l’ho scritto nella prefazione»), ma «provo sentimenti di tristezza e persino di dolore, perché io stesso sono membro di questa Accademia. Le regole del giusto processo e della semplice fraternità avrebbero potuto giustificare uno scambio preventivo, se non un contraddittorio. Nulla di ciò che è accaduto è stato elegante o leale, anche se nutro un grande rispetto per i firmatari». Anche il messaggio (segreto) con il quale è stato trasmesso a Roma il documento «è un tessuto di attacchi velenosi accompagnati da un’ingiunzione alla Chiesa di non fare nulla «sia in termini di riparazione morale e risarcitoria, sia in termini di cambiamento di comportamento o di regole, se la verità oggettiva non è stabilita», riferisce Sauvé.

Si tratta di un’ingiunzione «particolarmente fuori luogo in considerazione delle decisioni già prese dalla Chiesa e della modestia delle argomentazioni di questi membri dell’Accademia. È anche un insulto alle vittime. I firmatari di questo testo hanno agito secondo il peggio di una certa cultura cattolica, vale a dire in segreto, senza contraddittorio e previa segnalazione alle autorità», commenta con amarezza Sauvé. Lo scopo di questa mossa? «Far sì che la Chiesa sfugga a compensi dolorosi, riforme necessarie e di vasta portata. I firmatari di questo testo suggeriscono che il rapporto Ciase è guidato da un’agenda ideologica, che ribalta e distorce completamente le cose. In realtà, è per squalificare le nostre conclusioni irritanti che gli autori cercano di destabilizzare il nostro Rapporto». Tre le vittime del documento dell’Accademia, che Sauvé indica: la Chiesa («attaccata frontalmente perché ha preso decisioni coraggiose creando la Ciase, lasciandole piena libertà, per poi prendere decisioni inedite a novembre»), i sopravvissuti agli abusi («negati, disprezzati e presi in ostaggio nonostante alcune precauzioni retoriche») e il servizio della verità. Infine, la stessa Accademia che sta affrontando un’ondata di dimissioni senza precedenti. A breve, una «confutazione il più completa e precisa possibile del documento dell’Accademia Cattolica», ma anche l’invito all’Accademia «a intraprendere senza indugio, con tutte le garanzie scientifiche richieste, uno studio sulla violenza sessuale nella nostra società e nella Chiesa cattolica in particolare. Aspetto con serenità i suoi risultati»

https://www.adista.it/articolo/67153?fbclid=IwAR0J7XANUloOsoym9BTjt7vO2YtIH7AcAsQxFyX9TRaN0VItnUtnZOJPbus

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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