ludovica eugenio – PARIGI-ADISTA. La critica al Rapporto Sauvé da parte di otto membri dell’Accademia cattolica di Francia (v. Adista Notizie n. 43/21) contiene tre errori basilari: lega il carattere “sistemico” del fenomeno della pedofilia nella Chiesa all’entità delle cifre; si riffugia dietro a cavilli legali per salvare la Chiesa dal risarcimenti e responsabilità; contesta a una commissione indipendente il diritto di uscire dall’ambito strettamente ecclesiale. Lo rileva, in un lungo articolo pubblicato sul suo blog Cath’lib, il giornalista cattolico francese René Poujol, sottolineando come, nel tentativo di difendere la Chiesa-istituzione, con il suo documento segreto l’Accademia l’abbia, in realtà, indebolita. Riportiamo di seguito l’articolo in traduzione italiana.
Dalla pubblicazione del rapporto Ciase del 5 ottobre, vediamo qua e là un fronte di rifiuto che cerca di organizzarsi non solo negli ambienti fondamentalisti, ma anche in una frangia di cattolici perfettamente integrati nella Chiesa di Francia. Questo rifiuto riguarda una messa in discussione del numero reale delle vittime valutato dal rapporto Sauvé e quindi della portata delle riforme da intraprendere. In un certo senso, il lungo testo accusatorio firmato da otto membri dell’Accademia cattolica di Francia chiarisce la situazione. Questo testo contiene tre errori principali. Quello di legare la natura “sistemica” dello scandalo della pedofilia al mero costo delle vittime, quello di rifugiarsi dietro cavilli legali per limitare l’entità delle responsabilità e dei risarcimenti dovuti alle vittime, infine quello di contestare a una commissione indipendente il diritto di uscire da quadri strettamente ecclesiali. Con questo paradosso agli occhi dell’opinione pubblica, questo tizzone ardente fa apparire improvvisamente particolarmente responsabile e coraggioso l’impegno dei vescovi e dei superiori delle congregazioni religiose.
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