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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Como » Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

Il gup di Roma ha acconsentito alla richiesta dei difensori dei due religiosi Oltretevere. don Martinelli rischia una condanna a sei anni per violenza carnale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Settembre 2021
in Città del Vaticano, Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

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Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.