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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » lombardia » Abusi insabbiati in Vaticano | Il parroco di Grandate torna a scuotere la Chiesa di Como

Abusi insabbiati in Vaticano | Il parroco di Grandate torna a scuotere la Chiesa di Como

Il parroco di Grandate torna a scuotere le gerarchie ecclesiastiche sul caso denunciato a novembre 2017 dalle Iene

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Maggio 2018
in Lombardia
Reading Time: 5 mins read
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Il parroco di Grandate don Roberto Pandolfi torna a “strigliare” la Chiesa di Como sulla vicenda dei presunti abusi sessuali in Vaticano denunciati dalla trasmissione televisiva Le Iene: il caso, che vede coinvolto anche un sacerdote della diocesi di Como, ha visto chiamare in causa anche l’ex vescovo Diego Coletti, accusato di aver insabbiato l’accaduto.  Proprio in seguito a quei servizi televisivi, la Santa Sede ha avviato un’indagine e l’attuale vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, aveva invitato a non emettere giudizi affrettati prima di una sentenza definitiva.

Sulla questione don Pandolfi era intervenuto più volte dalle pagine del sito internet della parrocchia di Grandate, con una serie di articoli molto duri sui presunti abusi e soprattutto sui presunti tentativi dei vertici ecclesiastici di insabbiare l’accaduto, chiedendo maggiore trasparenza e pregando per i “poveri ministri” della Diocesi lariana.
Parole dal peso particolare perchè pronunciate dal sacerdote che reggeva la parrocchia di San Giuliano a Como nel 2012 quando esplose lo scandalo degli abusi sessuali commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale. Don Pandolfi fu chiamato a gestire lo scandalo che, suo malgrado, travolse la sua parrocchia.

La riflessione di don Pandolfi

Nella riflessione settimanale si lunedì 28 maggio 2018 intitolate “Sorprese (gradite?”), il parroco di Grandate parte da un episodio che riguarda la Chiesa cilena e scrive:

“La notizia è sconvolgente -scrive- e la sorpresa è grande: tutti i vescovi del Cile hanno rassegnato le dimissioni per aver coperto abusi sessuali di cui erano a conoscenza.

Lo scandalo che ha travolto la gerarchia ecclesiastica cilena ha visto inizialmente coinvolto anche il papa, che aveva poi chiesto perdono per aver sottovalutato la situazione e aveva avviato indagini serie ed approfondite, che hanno portato alla luce silenzi, complicità, appoggi… le solite cose, verrebbe purtroppo da dire”.

Dopo una serie di riflessioni sulla vicenda cilena, il parroco di Grandate passa a considerazioni sulla speranza che questo primo passo possa rappresentare un segno di cambiamento e sul ruolo dei media:

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Aria nuova, Dunque? Speriamo. Anche se rimane l’amarezza del dolore causato a tante persone. Sempre riguardo alle vicende cilene, su “Avvenire” Guido Mocellin prendeva spunto dal ringraziamento dei vescovi dimissionari ai mezzi di comunicazione per il “servizio alla verità” da essi svolto nel portare alla luce le questioni per dire cose molto vere e belle: “Quando le vittime scelgono di rendere pubbliche le loro ferite e la loro sofferenza, è perchè l’istituzione non ha dato loro ascolto. Così si potrà sperare che il ruolo dei media sarà sempre meno centrale quanto più le comunità ecclesiali, anche le più piccole, si educheranno a un tale ascolto e in generale si apriranno a conoscere e a riconoscere le dinamiche di tali abusi”.

La “strigliata alla Chiesa comasca

Poi il sacerdote passa a parlare della diocesi comasca. Di seguito il testo di don Pandolfi.

Ma veniamo alla nostra Diocesi.
Qualche giorno fa, con grande sorpresa, ho ricevuto un supplemento al Bollettino Ecclesiastico Ufficiale (dove ci sono gli interventi del Vescovo, i provvedimenti della curia, le nomine dei preti e molto altro) interamente dedicato al tema degli abusi sessuali perpetrati nella Chiesa cattolica.

L’introduzione del Vescovo contiene parole molto significative, gravide di impegni: “Grande clamore e sconcerto hanno generato nel corso del 2017 vari servizi televisivi e giornalistici attorno alla diffusione di notizie relative a condotte immorali attribuibili a un nostro sacerdote. Ne era scaturita tanta tristezza e sofferenza.

Non è mancata la vicinanza alle comunità ecclesiali in sofferenza e che si sono interrogate sulla veridicità o meno di quanto i mass media hanno ostentato con tracotante sicurezza.

Si è avvertito, però, anche vivo il compito di educare il Popolo di Dio a “trarre profitto” da queste vicende nella certezza che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”.
Occorre infatti imparare a “trovare Dio” dentro tutte le situazioni, anche le più dolorose, quelle che generano amarezza, suscitano interrogativi inquietanti ed espongono i singoli fedeli e la Chiesa intera al pericolo di facili critiche, non ultimo una perdita di fiducia. “Dobbiamo avere gli occhi aperti e non nasconderci una verità che è spiacevole e non vorremmo vedere”, esorta papa Francesco.

Come Cristiani dobbiamo guardare in faccia la realtà, senza paura, con grande serenità senza ricorrere al vano tentativo di nascondere alcunchè (che sarebbe espressione di una mentalità da trincea), senza nemmeno dare l’immagine di voler minimizzare le notizie… Come sacerdoti, in particolare, avvertiamo l’esigenza di una maggiore assunzione di responsabilità nel prenderci cura del gregge che ci è stato affidato così come del prenderci cura gli uni degli altri”.

Il supplemento riporta integralmente il Motu Proprio del Papa ” Come una madre amorevole”, sulla responsabilità dei vescovi nei casi di abusi e sulla loro rimozione in caso di inadempienze o complicità (i lettori di queste riflessioni ne avevano già gustati ampi stralci nella riflessione del 20 giugno 2016, qualche giorno dopo la pubblicazione del documento. Ovviamente, la stampa cattolica “locale” era stata in prudente e guardingo silenzio), due discorsi e un’omelia ancora del Papa, tre interventi di Benedetto XVI, uno studio del nostro canonista don Marco Nogara e, infine, consiglia la lettura di alcuni articoli, uno dei quali già riportato quasi integralmente in queste riflessioni l’11 dicembre 2017.

Don Pandolfi conclude con una speranza e una strigliata alla Chiesa, per chiedere che si giunga presto alla verità:

Forse qualcosa comincia a muoversi anche sulle sponde amene del nostro lago.
Chissà.

Intanto restiamo in trepida attesa di sapere se la “tracotante sicurezza” ostentata dai mass media nel novembre del 2017 corrispondeva a verità oppure no.

Si sa che i tempi delle gerarchie ecclesiastiche sono sempre piuttosto lunghi, ma forse varrebbe la pena di stringere.

Anche perchè ci sono tante persone in attesa di giustizia e/o di riabilitazione della propria immagine.
D’altronde la Verità non può farci paura…altrimenti sarebbe come dire che ci fa paura Gesù.

http://www.quicomo.it/cronaca/abusi-vaticano-iene-pandolfi-como-grandate.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.