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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi, il Papa commissaria la diocesi tedesca di Colonia

Abusi, il Papa commissaria la diocesi tedesca di Colonia

Visitazione apostolica dopo rapporto-terremoto. Ruolo di Meisner

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Maggio 2021
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Reading Time: 3 mins read
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Città del Vaticano, 28 mag. (askanews) – Papa Francesco ha deciso di inviare una visitazione apostolica nell’arcidiocesi tedesca di Colonia, guidata dal cardinale Rainer Maria Woelki, dopo che una commissione indipendente ha recentemente rivelato l’insabbiamento delle accuse di abusi sessuali avvenuto nel corso dei decenni e, in particolare, all’epoca in cui la diocesi era guidata dal cardinale Joachim Meisner, amico personale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

In una nota della nunziatura apostolica in Germania si rende noto che il Papa ha deciso che la visitazione apostolica, guidata dal cardiale Arborelius, arcivescovo di Stoccolma, e dall’arcivescovo di Rotterdam, mons. Johannes von den Hende, presidente della conferenza episcopale olandese, inizierà nella prima metà di giugno.

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La visitazione, recita la nota rilanciata dai media tedeshi, servirà a “avere un’immagine completa della complessa situazione pastorale nell’arcidiocesi e al tempo stesso indagare eventuali errori di sua eminenza il cardinale Woelki, così come dell’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse (ex vicario generale di Colonia all’epoca di Meisner, nel frattempo sospeso, ndr.), così come dei vescovi auysiliari mons. Dominikus Schwaderlapp e mons. Ansgar Puff relativamente ai casi di abuso sessuale”.

Il cardinale Rainer Maria Woelki ha riconosciuto il “fallimento” di coloro che nel corso della storia dell’arcidiocesi hanno “impedito processi, protetto i colpevoli, e soprattutto hanno mostrato poca sensibilità nei confronti delle vittime” ed ha “purtroppo” riconosciuto in particolare la responsabilità dei suoi “predecessori”.

Tra di essi, il cardinale Joachim Meisner (1989-2014), nominato da Giovanni Paolo II, amico di Benedetto XVI, critico vocale di Francesco (era tra i quattro cardinali che attaccarono Jorge Mario Bergoglio sull’Amoris laetitia) è l’uomo di Chiesa che viene maggiormente accusato nel rapporto elaborato dall’avvocato penalista Bjoern Gercke: sarebbe inadepiente a causa di ben 24 violazioni dei doveri ai quali era tenuto, quindi a quasi un terzo di tutti i casi.

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Il 18 marzo l’arcidiocesi di Colonia aveva pubblicato un rapporto, , da lungo tempo sollecitato, che ha accertato che tra il 1975 e il 2018 202 aggressori, quasi due terzi dei quali erano sacerdoti, hanno compiuto abusi sessuali su almeno 314 vittime minorenni.

Lo scandalo ruota attorno ad un prete pedofilo, oggi 87enne, che fu arrestato nel 1972 e quando fu rilasciato, l’anno dopo, fu dapprima inviato ad esercitare il ministero a Muenster, fino al 1988, poi di nuovo a Colonia e, dal 2002 al 2015, a Essen. Nei mesi scorsi Woelki ha accusato due predecessori defunti – il cardinale Joseph Hoeffner (1969-1987) e Meisner – così come il vescovo di Amburgo, Stefan Hesse, ex amministratore di Colonia con Meisner, e quello di Essen, Franz-Josef Overbeck. Ma l’arcivescovo si è inizialmente rifiutato di pubblicare l’indagine commissionata dalla diocesi ed ha incaricato uno studio di avvocati di ulteriori approfondimenti. Oggi, infine, la pubblicazione del rapporto.

Tra le prime consetuenze operative, Woelki, capofila dell’ala conservatrice nell’episcopato tedesco, ha licenziato il responsabile del tribunale arcivescovile, Guenter Assenmacher, e suo vescovo ausiliare, mons. Dominikus Schwaderlapp. Quest’ultimo, a quanto riportato dalla stampa tedesca, l’agenzia stampa tedesca cattolica, ha rassegnato le dimissioni nella mani del papa, ed in una nota ha chiesto “sinceramente perdono alle persone a cui non ho reso giustizia”, ammettendo di aver prestato “troppo poca attenzione a come si sentono le persone ferite, a ciò di cui hanno bisogno e a come la Chiesa deve affrontarle”.

A fine marzo, ha reso noto la diocesi di Amburgo, papa Francesco ha concesso una “pausa” all’arcivescovo di Amburgo, in Germania, mons. Stefan Hesse, dopo che questi aveva rassegnato immediatamente nelle mani del pontefice le dimissioni in seguito alla pubblicazione del rapporto. Hesse era vicario generale sotto il cardinale Joachim Meisner: “Mi dispiace molto se ho causato ulteriore sofferenza alle vittime e ai loro parenti a causa delle mie azioni o della mia negligenza”, aveva affermato il presule in una dichiarazione alla stampa. “Pochi giorni fa ho potuto celebrare l’anniversario della mia ordinazione episcopale il 14 marzo 2015 qui ad Amburgo. Papa Francesco mi ha chiamato in questo ufficio. Al fine di evitare danni all’ufficio di Arcivescovo e all’Arcidiocesi di Amburgo, offro a Papa Francesco le mie dimissioni e gli chiedo di liberarmi immediatamente dalle mie funzioni”.

Abusi, il Papa commissaria la diocesi tedesca di Colonia (askanews.it)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.