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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alassio » Alassio, la vittima di don Massaferro ha ricevuto solo mille euro di risarcimento

Alassio, la vittima di don Massaferro ha ricevuto solo mille euro di risarcimento

L'avvocato "il prete doveva 200.000. Gli abbiamo pignorato il quinto dello stipendio ma dal 2015, glielo hanno tolto"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Febbraio 2021
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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Milletrecentoquattro euro. E’ l’importo che avrebbe ricevuto finora la giovane vittima di don Luciano Massaferro a titolo di risarcimento del danno cagionato dal prete con le violenze sessuali subite dalla parrocchiana nel 2009 e per le quali il prete alassino è stato condannato a sette anni e otto mesi dal tribunale di Savona. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione che don Lu ha scontato fino alla fine.

Ma c’è quel passaggio dei 190 mila euro di risarcimento del danno alla ragazzina (180 mila) e alla madre (10 mila) oltre al pagamento delle spese legali (9 mila) a cui Massaferro non avrebbe adempiuto. O lo avrebbe fatto solo in parte dopo che la difesa della giovane (avvocato mauro Vannucci) ha avviato un’azione esecutiva di pignoramento presso l’istituto centrale sostentamento del clero del quinto dello stipendio (per la Chiesa una remunerazione). «Si tratta di un’azione radicata nel 2014 e per la quale lo stesso istituto ha erogato 1304,98 euro, per il 2014, alla mia cliente- ammette l’avvocato ingauno Vannucci – A marzo 2015 è intercorsa una corrispondenza con monsignor Giovanni Soligo, presidente del cda dell’Istituto e in qualità di sostituto d’imposta, ci comunicava che quella somma aveva la ritenuta d’acconto».

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Da quel momento, però alla famiglia della ragazzina non sarebbe più arrivato nulla. «Ci è stato comunicato che don Massaferro era stato cancellato dalla lista del sostentamento del clero – aggiunge Vannucci – Ed essendo il prete nulla tenente non abbiamo potuto rivalerci». Un ulteriore smacco per la vittima delle violenza che anche di quel passo avrebbe dovuto attendere 55 anni per essere risarcita in toto.

Don Luciano Massaferro, dopo la condanna da parte dello Stato Italiano è stato poi assolto dalle accuse in fase di processo canonico e dal 2018 è stato riabilitato.

«Abbiamo provveduto ad un reinserimento graduale – sottolinea monsignor Guglielmo Borghetti – Si tratta di un prete riabilitato dalla Chiesa per la sua piena assoluzione dalle accuse». E da un paio di anni svolge l’incarico di addetto alla sezione beni culturali ecclesiastici e storici all’ufficio diocesano (sotto la direzione di monsignor Giorgio Brancaleoni) oltre ad essere vicario parrocchiale a Borghetto nella chiesa di Sant’Antonio da Padova. «E per questi incarichi riceve la sua remunerazione – conclude il vescovo di Albenga Borghetto – Mi sembra doveroso per garantirgli la sopravvivenza».

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Alla parte civile assistita dall’avvocato Vannucci non è più arrivato un euro. Cosa sia successo non si è capito, ma certo la giovane vittima ha dovuto lasciare Alassio insieme alla famiglia per le ripercussioni di quella vicenda e resta in attesa di sapere se almeno potrà rientrare in possesso del denaro che il tribunale di Savona ha stabilito gli spettasse per il danno subito.

https://www.ilsecoloxix.it/savona/2021/02/11/news/alassio-la-vittima-di-don-massaferro-ha-ricevuto-solo-mille-euro-di-risarcimento

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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