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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Abusi, prete condannato a 6 anni ma assolto dalla Chiesa: la mamma del minore chiede giustizia

Abusi, prete condannato a 6 anni ma assolto dalla Chiesa: la mamma del minore chiede giustizia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Gennaio 2021
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – «Personalmente posso affermare che non è vero che Papa Francesco ha tolto il segreto pontificio per tutti i casi di abusi sessuali. Purtroppo non è ancora possibile per le vittime ottenere gli atti dei processi canonici sulla pedofilia». Cristina Battaglia ormai lotta da sola contro i silenzi della Chiesa. Madre tenace e irremovibile non si stanca di pretendere giustizia per il figlio, vittima dieci anni fa di un prete. Fu abusato quando era ancora minorenne. Una brutta vicenda che si trascina irrisolta.

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Il parroco don Mauro Galli fu denunciato prima alla Chiesa (la diocesi di Milano inizialmente si limitò a spostarlo da una parrocchia ad un’altra) e poi nel 2015 ai carabinieri. La quinta sezione penale del Tribunale di Milano lo ha condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere.

In questi mesi la via crucis per la vittima e la sua famiglia è ricominciata poiché la giustizia ecclesiastica (che nel frattempo si era avviata) ha assolto il sacerdote condannato qualche tempo prima dalla giustizia civile.

Volendo conoscere i motivi per i quali don Mauro Galli è stato ritenuto dal tribunale ecclesiastico parzialmente non colpevole dei fatti, il ragazzo ha fatto richiesta alla Chiesa lombarda che, per tutta risposta, ha spiegato alla vittima di non potere consegnare nessun documento in quanto la legge approvata da poco da Papa Francesco (relativa alla abolizione del segreto pontificio) non ha il carattere della retroattività. In pratica l’abolizione del segreto risale a due anni fa mentre le violenze e le denunce sono precedenti.

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«Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste» si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo che viene sinteticamente aggiornato: don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono in Vaticano, alla Congregazione della Fede, per una ulteriore verifica.

«Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera di alcune settimane fa porta la firma di monsignor Paolo Bianchi, vicario giudiziale.

Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini.

La lettera gli verrà consegnata personalmente lunedi prossimo quando il prelato sarà in visita pastorale alla parrocchia del quartiere dove vive la famiglia. Si tratta di una lettera piena di dolore. «E’ molto difficile per noi esprimere gratitudine per questa visita. La memoria ci porta all’incontro avuto con lei nel 2012 (…) Esprimevamo sgomento per la decisione di spostare don Mauro Galli ancora con dei minori dopo la nostra denuncia di abuso sessuale. Nemmeno dopo quell’incontro lei ha preso l’iniziativa di avviare l’indagine previa per accertare i fatti». L’indagine previa, infatti, venne aperta dalla diocesi solo nel 2015, quando la famiglia aveva fatto denuncia alla polizia e ai carabinieri.

Cristina annota con dolore che quando monsignor Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la viglia di Natale del 2011. Ricorda?».

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Il sacerdote venne denunciato alla curia nel 2012 ma, per tutta risposta, l’anno successivo il prete, don Mauro Galli, fu spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori.

L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo che ha assolto parzialmente il parroco, don Mauro Galli. Una batosta che si aggiunge ad un incomprensibile divieto: se Papa Francesco due anni fa ha stabilito che il segreto pontificio andava abolito sempre perchè non gli sono stati consegnati gli atti? Ora il caso è alla Congregazione della Fede che dovrà decidere nel merito processuale.

Cristina, mamma tenace, non demorde: «voglio giustizia per mio figlio».

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_chiesa_vaticano_abusi_tribunale_milano_don_galli_cristina_vittima_prete-5702915.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.