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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » lettere-di-vittime-e-lettori » Delpini in visita a Rozzano, andrà a spiegare ai parrocchiani i motivi dell’assoluzione canonica di don Galli?

Delpini in visita a Rozzano, andrà a spiegare ai parrocchiani i motivi dell’assoluzione canonica di don Galli?

LETTERA A MONS. DELPINI IN OCCASIONE DELLA VISITA PASTORALE IN UNA PARROCCHIA NELLA QUALE HA COPERTO UN PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Gennaio 2021
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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Rozzano (Mi) – Parrocchia S. Angelo, 17 gennaio 2021

Buonasera Monsignore,

è molto difficile per noi esprimere gratitudine per questa visita. La memoria ci porta all’incontro con Lei avvenuto nell’ottobre del 2012, in presenza di Don Alberto Rivolta. Allora esprimevamo il nostro sgomento per la decisione che avevate preso in Diocesi di spostare Don Mauro Galli ancora con i minori dopo la nostra denuncia di abuso sessuale. E nemmeno dopo quell’incontro Lei ha preso l’iniziativa di avviare l’Indagine Previa per accertare i fatti… l’indagine è stata avviata nel gennaio 2015, epoca successiva alla nostra denuncia alle autorità civili. Perché? Eppure quando è stato interrogato dalla Polizia ha dichiarato di essere stato subito avvisato dal Parroco di un presunto abuso sessuale, e si è precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?

Da allora ha scelto di interrompere completamente qualsiasi rapporto con noi. Qual è il nostro “torto”? Essere la famiglia di un minore violentato da un prete? Papa Francesco proclama continuamente la vicinanza della Chiesa alle vittime di pedofilia: ma quale vicinanza? Un unico incontro. Un incontro a cui ha fatto seguito il nulla. Completamente dimenticati. Anzi no. In Tribunale abbiamo avvertito la vicinanza della Diocesi attraverso la difesa del prete, contro la vittima. Triste e dolorosa realtà. Siamo una famiglia scomoda per la Chiesa, probabilmente.

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Anche questa parrocchia, la parrocchia che frequentiamo fin da quando eravamo bambini, ha scelto di non affrontare il tema della pedofilia (sebbene i casi di preti pedofili che “sono passati” in questa parrocchia siano almeno 4, e non osiamo pensare quante siano le vittime!), negli anni sempre la solita metodologia: spostare il prete altrove e far tacere tutto. Ma perché? Con il trasferimento di Don Alberto Rivolta a Rho (unico sacerdote che ci è stato sempre vicino) più nessuno ha avvicinato la nostra famiglia. Addirittura il nuovo parroco, Don Roberto Soffientini, ci ha detto che siamo gente che “sputa nel piatto in cui mangia” ancora prima di conoscerci. Questa è la vicinanza?  Monsignore, forse non ha mai conosciuto una vittima. Forse non ha la minima idea di come si conviva con un disturbo post traumatico. Negli anni abbiamo conosciuto tante e tante altre vittime, in tutta Italia, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO… e il copione è sempre lo stesso. Non abbiamo trovato una sola vittima che sia stata accolta dalla Chiesa. Violentati e allontanati. Dovremmo esserLe grati? Non riusciamo, monsignore. Sarebbe bastato mantenere i rapporti con noi, avere il coraggio di chiedere scusa, agire per affrontare seriamente questo dramma (che è profondamente e radicalmente esteso, ma Lei lo sa ben meglio di noi), e aiutare il prete a prendere coscienza del reato commesso (oltre ad essere un grave peccato, la violenza sessuale è anche un reato in Italia… ma questo evidentemente non è contemplato anche nel diritto canonico visto il risultato del processo canonico in prima istanza).

E forse, monsignore, non ha idea di quanti preti ci abbiano contattato in questi anni per esprimere la loro vicinanza a noi e la negazione di qualsiasi sentimento di stima nei Suoi confronti. Ma non possono “esporsi”, già. Anche ex-preti ci hanno contattato: preti che hanno lasciato la Chiesa anche e soprattutto per come viene gestito il dramma della pedofilia.

E la gente? In questi giorni qui Le faranno festa, una grande accoglienza. Ma ci saranno anche tanti assenti, gente che Lei non vedrà mai, che in questi giorni andrà a Messa altrove proprio per non partecipare alle celebrazioni da Lei presiedute. In tanti ci stanno scrivendo. Lo scandalo non è il fatto che avvengano gli abusi sessuali (dramma devastante per chi li subisce), lo scandalo è la gestione di tali abusi da parte della Chiesa. E per noi questa è la realtà che stiamo vivendo. Si poteva scrivere un altro pezzo di storia. Sarebbe bastato riconoscere i propri errori ed affrontarli. La Chiesa di Milano ha fatto un’altra scelta. Questa lettera verrà resa pubblica: non ha alcun senso tacere o riconoscere un dialogo personale ove non c’è mai stato.

“La Verità vi farà liberi”, e non lo abbiamo detto noi…

I familiari della vittima di Don Mauro Galli, (condannato a 6 anni e 4 mesi in primo grado nel Tribunale di Milano, assolto in prima istanza dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.