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Pietro Orlandi: “Finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Gennaio 2021
in Città del Vaticano
Reading Time: 11 mins read
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PIETRO ORLANDI, ESCLUSIVA AFFARITALIANI: “La Verità vi renderà liberi”. Purtroppo queste semplici parole ancora non riescono a entrare in quelle mura (Vaticane)

Mirko Crocoli

IL 14 GENNAIO SIT-IN A ROMA PER IL COMPLEANNO DI EMANUELA ORLANDI

“Dietro la scomparsa di Emanuela c’è chi continua ad occultare la verità. Un sistema di ricatti che lega Stato, Chiesa e criminalità e quella sepoltura (De Pedis) ne è l’esempio più alto”.

“Istanze, lettere, suppliche…

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Ma gli ambienti vaticani tacciono. Anche Papa Francesco non ci ascolta…” Parola d’ordine del Vaticano? “Rallentare le indagini”…e io “me le faccio da solo”. “Lo Stato italiano e la Procura non hanno avuto il coraggio. La verità fa ancora paura!!!”

“L’importante è danneggiare nel minor modo possibile la Santa Sede e se si tratta di pedofilia all’interno del Vaticano è stato mirato”.

Ad oggi?… “Ci sono diverse iniziative investigative basate su fonti che mi auguro possano essere più attendibili di quanto accaduto in passato”. Emanuela?… “Nessun maniaco o adescatore. C’è dell’altro e più complesso dietro la sua sparizione”. … “In una foto brindisi a base di Champagne tra De Pedis e il Cardinal Poletti a Piazza Navona”…quello stesso De Pedis che frequentava la scuola di musica e che “usciva spesso dallo studio di Oscar Luigi Scalfaro!!!”.

“L’ipotesi che lega mia sorella alla banda della Magliana e il Vaticano è l’ipotesi seguita in particolar modo nella seconda inchiesta dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi. Ipotesi legata ad una questione economica riguardante i soldi della mafia che tramite elementi della Magliana sono entrati nelle casse dello Ior e probabilmente in quelle del banco Ambrosiano di Calvi, soldi, sempre secondo le ipotesi, utilizzati da Giovanni Paolo II per la questione Polacca di Solidarnosc e da qui il ricatto al Vaticano da parte della mafia-magliana per riaverli indietro”.


emanuela orlandi 02E’ un fiume in piena Pietro Orlandi ai nostri microfoni, e come biasimarlo. 38 lunghi anni sono trascorsi dalla scomparsa di sua sorella Emanuela, giovane cittadina vaticana che il 22 giugno del 1983 non ha fatto più ritorno a casa. Ha lottato con tutte le sue forze Pietro in questi quattro decenni, ma a depistare le indagini e ad occultare la verità ci hanno pensato “agenti atmosferici” vicini e lontani agli ambienti ecclesiastici. Una storia che conosciamo a menadito e alla quale “Chi l’ha visto” e gran parte dei rotocalchi italiani hanno dato risalto. Uno degli episodi di cronaca nera ancora irrisolti nella storia repubblicana di questo Paese.

Ma ascoltiamo cosa ha da dirci Pietro a pochi giorni dal sit-in per il compleanno di Emanuela.

D. Pietro Orlandi buongiorno,

ci spiega esattamente come funziona il ritrovo di giovedì 14 gennaio?

R. Come tutte le altre volte, ormai sono anni che ci ritroviamo, grazie alla solidarietà di tante persone. Due volte l’anno, il 14 gennaio, giorno del compleanno di Emanuela e il 22 giugno, giorno della sua scomparsa. Un modo per tenere alta l’attenzione e non dimenticare. Porto sempre con me un microfono e un amplificatore, per salutare e ringraziare i presenti e per poter dire quello che penso. E’ un momento liberatorio per poter sfogare la propria rabbia, senza censure o tagli, mantenendo però un’educazione che secondo me è doverosa quando si ha la possibilità di parlare pubblicamente. L’appuntamento è per giovedì 14 gennaio 2021 dalle ore 17:00 alle ore 19:00 a Largo Giovanni XXIII a Roma.

D. Lei scrive sul post di Facebook … “continuare a pretendere quel diritto alla Verità, urlando nelle orecchie di chi si ostina a non voler ascoltare….” Cosa intende per diritto alla verità e a chi si riferisce quando dice “ostina a non voler ascoltare”? E’ un messaggio indirizzato a chi?

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R. La verità non può e non deve mai essere negata, è un diritto di ognuno di noi conoscerla e un dovere cercarla e pretenderla. Le persone che non vogliono ascoltare sono coloro che sia all’interno che all’esterno del Vaticano hanno avuto responsabilità sulla scomparsa di Emanuela. Le persone che non vogliono ascoltare è riferito a quelle gerarchie vaticane che si voltano continuamente dall’altra parte, nonostante le istanze, le lettere, le suppliche, come se il rapimento di Emanuela non li riguardasse. Lo stesso Papa Francesco non vuole ascoltare le tante richieste fatte per incontrarlo dopo quelle sue parole rivolte a me e mia madre fuori dalla Chiesa di Sant’Anna in Vaticano; “Emanuela sta in cielo”, un modo delicato per dire che è morta, quando ancora non si ha la prova certa, facendoci supporre che lui possa sapere qualcosa in più rispetto alla famiglia. E allora perché voltarsi dall’altra parte di fronte alle nostre richieste di spiegazione e verità, dimenticando che lui è il Papa e Capo di Stato, di quello stesso Stato dove Emanuela e la sua famiglia sono cittadini ed Emanuela è l’unica (da cittadina) che sia mai stata rapita. Chi non vuole ascoltare è anche Benedetto XVI, al quale mi sono rivolto durante il suo pontificato e anche negli ultimi mesi, richieste sempre cadute nel vuoto .

Le persone che non vogliono ascoltare sono anche quelle di uno Stato italiano e di una Procura che non hanno mai avuto il coraggio di puntare il dito nei confronti di chi sospettavano. Istituzioni che continuano a girare la testa dall’altra parte nonostante io abbia denunciato, pubblicamente e nei vari media, con documenti ufficiali le manipolazioni da parte di alcuni apparati delle istituzioni italiane. Prove importanti che avrebbero potuto contribuire a fare passi decisivi verso la verità.

Le assicuro che in tanti non vogliono ascoltare perché la VERITA’, nonostante tanti anni passati, fa ancora paura.

D. 38 anni dalla scomparsa di Emanuela. A oggi Pietro ci sono degli sviluppi sulle indagini? O meglio, ulteriori (e ancora celate) novità che possono far luce su uno dei casi di cronaca nera più discussi della prima repubblica?

R. Le indagini ufficiali purtroppo sono state interrotte quando, nel 2015, il Dott Giuseppe Pignatone, Capo della Procura di Roma, decise di richiedere l’archiviazione dell’inchiesta, portando all’esonero definitivo del Dott. Capaldo, il magistrato che insieme alla Dott.ssa Maisto seguiva le indagini, perché si rifiutò di firmare la richiesta di archiviazione. Archiviazione peraltro in seguito confermata dal GIP Dott. Giorgianni. Quindi, da quella data, le indagini sono diventate, diciamo, private, nel senso che me le faccio da solo aiutato dal 2017 dall’avv . Laura Sgro’. Il suo contributo è stato ed è molto importante perché grazie al suo patrocinio per il Vaticano (quindi poter accedere al Tribunale ed altre sedi della Santa Sede) abbiamo potuto dare un cambio di marcia alle mie azioni presentando direttamente denunce e istanze anche lì e al segretario di stato card. Parolin, nel tentativo (ancora non riuscito) di far aprire un’inchiesta all’interno della cinta muraria vaticana. Le uniche risposte ottenute sono state il silenzio e l’indifferenza. Sempre pronti però a far finta di essere propositivi sceneggiando indagini inesistenti per dare l’impressione (solo apparente) di essere collaborativi. Situazioni al limite del paradosso, fino alla tentata “corruzione” di magistrati della procura italiana promettendo fascicoli con alcuni nomi di chi ha avuto responsabilità sul rapimento di Emanuela a patto che la procura imbastisse, o meglio ancora inventasse, una versione verosimile della vicenda utilizzando alcuni dei nomi contenuti nel fascicolo per arrivare ad una sorta di conclusione e chiusura della vicenda che danneggiasse nel minor modo possibile la Santa Sede.

Al momento ci sono diverse iniziative investigative basate su fonti che – mi auguro – possano essere più attendibili di quanto accaduto in passato. Purtroppo il mitomane di turno è sempre pronto dietro l’angolo, ma non posso scartare alcuna possibilità con il rischio di rinunciare a quella giusta.

D. Banda della Magliana, Vaticano, criminalità organizzata. C’è correlazione? E se sì in che modo? Si sarà fatto una sua idea personale in tutto questo tempo.

R. Tutti i giorni mi faccio  questa domanda. Le ipotesi fatte e le piste seguite sono state tante nel corso degli anni, alcune più valide di altre, ma sempre ipotesi rimangono. Nonostante sia passato tanto tempo non sono mai emerse prove che possano confermare una o l’altra ipotesi. L’unica cosa di cui sono certo è che Emanuela non si sia allontanata volontariamente o sia stata vittima di un maniaco, un adescatore seriale, ma che sia stata rapita per fini ancora a noi sconosciuti, questo è un mio convinto pensiero basato sui tanti particolari emersi nel corso delle indagini.

L’ipotesi che lega mia sorella alla banda della Magliana e il Vaticano è l’ipotesi seguita in particolar modo nella seconda inchiesta dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi. Ipotesi legata ad una questione economica riguardante i soldi della mafia che tramite elementi della Magliana sono entrati nelle casse dello Ior e probabilmente in quelle del banco Ambrosiano di Calvi, soldi, sempre secondo le ipotesi, utilizzati da Giovanni Paolo II per la questione Polacca di Solidarnosc e da qui il ricatto al Vaticano da parte della mafia-magliana per riaverli indietro. Io sinceramente non riesco a scartare alcuna ipotesi possibile perché in ognuna delle piste, compresa questa, ci sono indizi che hanno avuto riscontri, come per esempio l’effettivo legame che alcuni elementi della Magliana e dei Testaccini avevano con il Vaticano e lo IOR. Piccole verità in ogni ipotesi e la difficoltà è proprio questa, riuscire ad escludere le varie piste per seguirne una, ma per fare questo servono prove, conferme certe. Invece, di ogni ipotesi, non ci sono prove concrete né della loro attendibilità né della loro falsità .

D. Enrico “Renatino” De Pedis sepolto a Sant’Apollinare. Emanuela rapita o sparita in zona Sant’Apollinare. C’è qualche nesso?

R. E’ quello che la Procura pensò nel 2005 dopo una telefonata anonima alla trasmissione “Chi l’ha visto”, che indicava un legame tra il rapimento di Emanuela e quella sepoltura, messaggio interpretato come se si volesse intendere che all’interno della bara di De Pedis ci fossero i resti di Emanuela. A mio avviso quel messaggio che diceva: “se volete sapere cosa c’e dietro la scomparsa di Emanuela andate a vedere chi è sepolto a sant’Apollinare” voleva far capire che dietro la scomparsa c’era la Santa Romana Chiesa e la criminalità. In parte questo rappresenta un po’ anche il mio pensiero. Dietro la scomparsa di Emanuela c’è chi continua ad occultare la verità. Un sistema di ricatti che lega Stato, Chiesa e criminalità e quella sepoltura ne è l’esempio più alto. La Basilica di Sant’Apollinare è inglobata nel palazzo che comprende la scuola di musica dove studiava Emanuela. Al piano della scuola di musica c’era anche l’ufficio di Oscar Luigi Scalfaro, molto amico sia della direttrice della scuola Suor Dolores che del Card. Poletti, il quale autorizzò la sepoltura di De Pedis nella Basilica. Entrambi, Scalfaro e Poletti, erano molto vicini al rettore della Basilica Don Vergari (indagato per concorso in sequestro dalla procura di Roma) che – a sua volta – sappiamo fosse molto amico di De Pedis. I tre – Poletti, Scalfaro e Vergari – spesso si ritrovavano, durante le varie cerimonie organizzate dalla scuola di musica, all’interno della Basilica di Sant’Apollinare. Il Card Poletti conosceva molto bene De Pedis, ne ho avuto conferma io stesso qualche mese fa. Ho avuto la possibilità di vedere una foto scattata in un appartamento a Piazza Navona che ritraeva De Pedis che versava dello Champagne al Card. Poletti in una sorta di brindisi. Insieme a loro anche un ufficiale, (del quale non ricordo purtroppo il nome e se appartenesse all’esercito o altra arma). La mia attenzione, in quei pochi secondi, fu concentrata sugli altri due. Di recente ho avuto anche alcune testimonianze molto attendibili riguardo al fatto che De Pedis prima della scomparsa di Emanuela, quando ancora non era latitante, era stato visto all’interno della scuola di musica perché amico di Suor Dolores, che lo considerava un benefattore della scuola, e più di una volta uscire dallo studio di O.L. Scalfaro.

D. Pietro, che prove ha di quello che sta dicendo? Scalfaro e De Pedis che si vedono nello studio dell’ex Presidente della Repubblica?

R. Una fonte che reputo molto attendibile. Una persona che frequentava la scuola di musica e si è presentata anche negli uffici della Digos insieme ad un amico per verbalizzare tutto. Sto cercando la documentazione in Procura. Sono sicuro che salterà fuori a breve.

D. Orlandi, mi scusi. Ha mai pensato all’ipotesi pedofilia all’interno delle “Sacre” stanze? E per mettere tutto a tacere la piccola Emanuela doveva essere eliminata.

R. E’ una delle tante possibili ipotesi che emergono dai numerosi indizi che ruotano attorno a questa vicenda. Io sono sempre convinto che il rapimento di mia sorella sia stato organizzato da tempo e non casuale, al di là del movente e delle modalità che hanno portato alla sua scomparsa. Se si tratta di pedofilia all’interno del Vaticano è stato mirato. Magari portare la ragazzina “sbagliata” a qualcuno, documentare e incastrare per creare quell’oggetto del ricatto che fa molta paura.

D. La brava Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto” vi ha aiutato molto in tutti questi anni. Le meticolose indagini del suo staff hanno portato a informazioni rilevanti per la risoluzione della vicenda?

R. Federica Sciarelli ci ha aiutato tantissimo soprattutto nel periodo delle prime petizioni, mi invitava praticamente tutte le settimane dandomi quello spazio importante per fare degli appelli. Lei, e la sua redazione, sono stati importantissimi nel tenere alta l’attenzione su questa vicenda. La prima volta che andai in trasmissione aveva un’altro nome, si chiamava “Telefono Giallo” ed era condotto da Augias, era il 1987. Da quel momento si è stabilito un forte legame tra noi e loro, da Augias fino a Fiore de Rienzo e Federica Sciarelli. Ovviamente l’informazione più importante fu quella telefonata che ricevettero nel 2005 che – di fatto – aprì una nuova ipotesi, il possibile coinvolgimento della criminalità e di De Pedis in particolare.

D. Dentro di se coltiva la speranza che sia ancora viva Emanuela?

R. Io continuerò a pensarlo e sperarlo anche perché non c’è al momento una prova certa né della morte né della vita. Una cosa che ho sempre sostenuto è che finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva.

D. Tre i Santi Padri che si sono succeduti in questa vicenda. Con quale di essi ha instaurato un rapporto migliore? E poi, la ritiene colpevole la Santa Romana Chiesa?

R. Certamente un rapporto migliore basato sulla fiducia fu con Giovanni Paolo II nei primi sei mesi dalla scomparsa, lo ritenevamo un punto di riferimento, ci eravamo affidati a lui, ai suoi appelli e alle parole che ci disse quando venne a trovarci a casa nel Natale del 1983, “sto facendo quanto è umanamente possibile per una soluzione positiva della vicenda e che Emanuela possa tornare a casa”. Poi il silenzio e lui da quel momento permise al silenzio e all’omertà di calare su questa vicenda. Le cose da quel giorno non sono cambiate, anzi peggiorate, il nome di Emanuela è diventato tabù. Oltre alla mancanza di collaborazione, denunciata anche da alcuni magistrati, c’è sempre stata una volontà ad evitare di trattare l’argomento, come se non riguardasse loro, la Chiesa, il Vaticano, eppure (lo ripeto), parliamo di una loro concittadina. Chi indagava all’epoca mi disse che c’era pressione da parte del Vaticano affinché si rallentassero le indagini. L’obiettivo è sempre stato quello di dimenticare e far dimenticare. E questo vuol dire solo una cosa, che la Verità di cui sono a conoscenza è cosi pesante che rischia di  minare un’istituzione che dura da 2000 anni.

D. Vuole indirizzare tramite questo giornale un messaggio a chi ipoteticamente sa ma non vuole parlare? Quale il suo appello?

R. Penso spesso alle persone che sanno ma non parlano, diventando di fatto complici dei veri responsabili. Come fate a vivere con questo fardello sulle spalle? Per difendere e coprire chi? Mi rivolgo soprattutto a chi in Vaticano sa tutto, alla loro presunta cristianità, “presunta” appunto, perché le parole verità e giustizia sono alla base della cristianità, sono le parole della persona che loro dicono di rappresentare, Gesù’ Cristo. “La Verità vi renderà liberi”. Purtroppo queste semplici parole ancora non riescono ad entrare in quelle mura, nonostante siano le parole che si sentono nominare dai vari Papi. Parole che purtroppo rimangono vuote, prive del loro significato. L’ultima, se mi permette, è la parola ipocrisia sulla verità, l’ha pronunciata Papa Francesco in un Lettera enciclica ad Assisi il 3 ottobre 2020. Ad un certo punto scrive:” …… Verità è raccontare alle famiglie distrutte dal dolore quello che è successo ai loro parenti scomparsi…..”

Grazie Pietro, il 14 ci saremo. Buona fortuna per tutto.

https://www.affaritaliani.it/cronache/pietro-orlandi-finche-non-avro-un-corpo-per-me-sara-un-dovere-cercarla-viva-715500.html?fbclid=IwAR0tQHEUoedlkVwPfo5vtABD4vez-IRFG9OmO9VM46_AGfnrLUVxLqeHYc8

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.