Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

La procura di Genova chiede l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco di Genova, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti.

Il sacerdote, riferisce Il Fatto, è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino. Un processo che avrebbe cercato di insabbiare Angelo Bagnasco, ex arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. E proprio per questo la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, gli ha dovuto revocare il ‘fascicolo’. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un’inchiesta in seguito all’esposto della onlus Rete L’Abuso contro il prelato.

Le carte di Bagnasco

Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione, l’ex Sant’Uffizio, organo del Vaticano preposto a trattare i casi di pedofilia tra i sacerdoti. Nella prima il cardinale informa l’ufficio della “situazione pregressa” del parroco, di cui, dice, “non ero al corrente” e riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori dove don Castagneto ha esercitato fino al 1998. Le segnalazioni pervenute negli anni Novanta Bagnasco non le ritenne veritiere.

Denunce e testimonianze insabbiate

Così come la prima testimonianza raccolta, contenuta in una lettera spedita nel 2014 alla Santa Sede da una vecchia parrocchiana di Sori. Le denunce non si fermano: due anni dopo, nel 2016, si presentano al cardinale tre persone che sono preoccupate del fatto che il sacerdote possa nuocere ancora. Bagnasco conduce un’indagine nella parrocchia di Albaro, dove lui stesso è stato viceparroco fino al 1995: “Conosco e ho confidenza con molte persone – scrive -. Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso nessun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni”.

A quel punto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, chiede l’archiviazione per don Castagneto: i fatti di Sori sono ormai prescritti, mentre le indagini, della Curia e della polizia, non ne hanno appurati di nuovi.

Per i casi di pedofilia le leggi della Chiesa consentono di derogare alla prescrizione.

Così la Congregazione risponde a Bagnasco che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punibili con la riduzione allo stato laicale. E quindi ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di celebrare un processo penale. Ma a marzo 2019 con la sua seconda relazione Bagnasco, tenta di dissuadere il Vaticano: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè Bagnasco stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia. Il cardinale propone addirittura che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”.

Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto.

Intanto il tentativo di insabbiamento fallisce. La Congregazione decide di affidare il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino, revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza di celebrare il processo”.

Oggi il processo voluto dalla Congregazione è ancora in corso. “Don Castagneto è stato fatto sparire dalla parrocchia con una fretta sospetta”, accusa il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. “Perché Bagnasco non ha aspettato quantomeno che riaprisse la comunità di recupero, se gli abusi non si sono più verificati dopo il 1998? E se don Castagneto non ha più reiterato i suoi crimini, perché mai si dovrebbe mandare un uomo ‘guarito’ da uno psicoterapeuta 21 anni dopo?”.

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