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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

“Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
22 Settembre 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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In un articolo a firma di Gilda Tucci pubblicato ieri, 21 settembre 2020, assistiamo allo stravolgimento più totale e strumentale di dati privi di fonte consultabile e sparati a caso in modo quasi terroristico, dove la pedofilia online – neppure tanto abilmente – viene confusa da un prete con la realtà degli abusi sessuali che avvengono in famiglia, nelle attività ricreative svolte dal volontariato e negli ambienti religiosi, dove indisturbata continua a proliferare e mietere vittime.

Lo stesso titolo è a dir poco forviante e dà a intendere che in Europa, 19 milioni di pedofili stuprino neonati e tenendo conto del numero di vittime che un pedofilo riesce a produrre nella sua vita – in media almeno una ventina – se ne deduce che nella sola Europa esistano almeno 380.000.000 di vittime tra neonati,pre adolescenti ed adolescenti.

Un dato totalmente in contrasto con quello divulgato da Telefono Azzurro, che parla di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili.

Ben differente il dato che viene omesso e riguarda invece gli ambienti religiosi, favoriti non solo dal fatto che questi siano frequentati “per natura” da un numero ben più ampio di minori, ma anche dall’immancabile tutela che le istituzioni religiose hanno nei propri confronti e che a danno dei minori e in virtù del buon nome dell’istituzione stessa, porta al sistematico insabbiamento dei casi, tanto è vero che ad oggi, non siamo in grado di documentare un solo caso in cui un religioso, abbia mai denunciato un collega pedofilo.

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A riguardo esistono due studi, condotti tra le altre cose proprio da religiosi.

Il primo è un monaco Benedettino, Richard Sipe, secondo il quale, un religioso, nell’arco della propria vita – anche per i motivi sopra citati – riuscirebbe a produrre una media di 200 vittime. Il secondo invece è un prete cattolico, Andrew M. Greeley secondo il quale, un religioso nell’arco della propria vita, riuscirebbe a produrre un numero inferiore ma ugualmente mostruoso di vittime, in media 50.

L’articolo è tratto da un’intervista fatta al fondatore dell’Associazione METER, don Fortunato di Noto che ad oggi, non è noto abbia mai denunciato un solo collega pedofilo, ma che da sempre collabora con la Polizia Postale, nell’ambito della pedopornografia online.

Ed è proprio qui che l’articolo di Gilda Tucci diventa veramente forviante e propagandistico, passando dai numeroni della pedofilia online, a quelli del clero, proponendo una sorta di paragone che minimizza l’endemico e tutt’ora irrisolto problema dei preti pedofili le cui proiezioni fatte in assenza di una quantificazione ufficiale del Goveno, come riporta IL FATTO QUOTIDIANO, parlano di una stima di 4.000 preti pedofili e 1.000.000 di vittime, solo in Italia.

Omettendo che proprio Benedetto XVI, a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede ed indagato in Texas nel 2004, con l’accusa di intralcio alla giustizia, sfuggì a una probabile condanna, invocando l’immunità diplomatica, il fondatore di METER afferma che “ grazie a papa Benedetto XVI , per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere e determinata attraverso leggi ,  riforme  e norme  per combattere un fenomeno enorme e sconvolgente che precedentemente aveva avuto la  complicità  di molti vescovi  e sacerdoti “.

Affermazione che non poteva essere più falsa e disonesta tant’è che il dimissionario pontefice, dopo il totale fallimento delle sue politiche, che hanno contribuito a produrre durante il suo pontificato altre vittime, il suo successore, papa Francesco ha avviato una serie di riforme in materia, che però purtroppo (sic) restano ad unica tutela dell’istituzione, lasciando le vittime tutt’ora senza alcuna giustizia.

Oggi infatti, anche grazie all’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli ,alla quale ha contribuito anche la Rete L’ABUSO, contenuta nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, emerge che a fronte delle richieste di giustizia avanzate dalle associazioni di vittime di tutto il mondo, ad oggi ancora inevase (tranne i casi dove è intervenuta l’autorità civile), malgrado le solite bugiarde dichiarazioni del prelato di turno, che spesso si giustifica dicendo che la chiesa “sbadatamente” ha sottovalutato il problema, emerge tutta la malafede e l’inaffidabilità della stessa che, sbadatamente per le vittime, ma fortunatamente ben protettiva nei confronti dei loro carnefici, proprio ai tempi di Benedetto XVI, si organizzò per sottrarre al carcere, gli eventuali preti scoperti dalla giustizia italiana.

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Vediamo infatti che a fronte di tanta disattenzione per le vittime, ha tuttavia creato sul solo suolo italiano, ben 23 centri di villeggiatura dove i preti criminali possono scontare indisturbati, una eventuale condanna. Nulla invece per chi ha subito le irreparabili violenze.

Secondo Di Noto “solo i potenti del mondo, coloro che hanno il potere economico e gestiscono internet,  hanno la  possibilità di fare controlli a tappeto,  informare, divulgare e documentare e con denunce  contribuendo ad individuare  vittime e  carnefici arginando il fenomeno.”

E no don Fortunato di Noto, qui non ci siamo proprio perché tra i ricchissimi potenti del mondo, c’è anche lo Stato più ricco al mondo, quello della Città del Vaticano e papa Francesco e, se lei davvero avesse a cuore la salute psicofisica di bambini vittime della pedofilia, presserebe in quanto ministro della stessa istituzione, ed in virtù della pulizia della stessa, non solo il papa ad intervenire concretamente, ma anche il gregge di Dio, puntualmente contro le vittime ed in favore dei carnefici.

Invece la leggiamo puntualmente, con la complicità di giornalisti senza scrupoli, fare bel viso a cattivo gioco, strumentalizzando questo dramma, con beceri specchietti per le allodole come questo.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.