«Molestie a scuola su nove ragazze»: prete a processo

A processo il sacerdote che nel ruolo di vice preside ed insegnante di religione di una scuola superiore del basso Salento (che non indichiamo per tutelare le vittime), deve difendersi dalle accuse di avere molestato studentesse e una collega docente. Con atteggiamenti e frasi riportate nell’avviso di conclusione delle indagini del pubblico ministero della Procura di Lecce, Maria Rosaria Micucci, che descrivono un uomo particolarmente attratto dall’altro sesso, piuttosto che un ministro del culto cattolico a cui è stato chiesto di rinunciare alle relazioni amorose ed alla sessualità.

Molestie e violenza privata, le ipotesi di reato ravvisate dal magistrato dopo avere sentito le nove studentesse e la docente con cui avrebbe riservato attenzioni, complimenti e intimità a loro sgradite. Imbarazzanti. «Agendo con petulanza». Anche toccando le labbra delle studentesse con un dito. O lasciandosi andare a fasi come: «Sei la luce dei miei occhi, sei la mia gioia…quando ti vedo nei corridoi mi aggiusti la giornata…vuoi bene a don … tuo».
Inoltre lo stesso docente, 45 anni, dovrà difendersi dall’accusa di avere minacciato la madre di una alunna per farle presentare la richiesta di farla iscrivere in una sezione da lui indicata. Diversamente l’anno sarebbe diventato terribile per la figlia. In seguito quando la donna presentò la certificazione medica sui disturbi dell’apprendimento, la reazione sarebbe stata ancora di più scomposta: si sarebbe adoperato per farla bocciare, se ne frattempo non avesse cambiato scuola. E le avrebbe riservato offese come “capra” e “handicappata”.

C’era altro nell’inchiesta, inizialmente. Fatti e capi di imputazione ancora più gravi: violenza sessuale per quegli stessi approcci con le studentesse e con la collega. E falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, per avere attestato sul registro di classe la presenza in aula pur essendo assente. Per entrambe le accuse, il pubblico ministero Micucci ha chiesto l’archiviazione, accogliendo l’istanza dell’avvocato difensore Luigi Corvaglia. Le assenze: assente sì in classe, ma impegnato nelle mansioni di vicepreside, hanno chiarito le indagini difensive. Quanto alla violenza sessuale, il magistrato ha tenuto conto dei racconti delle vittime. Che sono poi i fatti riportati nel capo di imputazione di molestie e violenza privata: «Si evince che l’indagato ha posto in essere condotte consistite in toccamenti, quali abbracci e baci sulla guancia. O consistiti nell’appoggiare le mani sulla spalla o intorno al collo, nonché in toccamenti consistiti nell’accarezzare con il dito le labbra di alcune studentesse, nel simulare il gesto di chiudere la zip dei pantaloni di una studentessa. O, ancora, nell’afferrare il volto di una studentessa, appoggiarvi la fronte e, successivamente, cingerle i fianchi e avvicinarsi verso di lui. Trattasi di condotte tali da configurare autonome fattispecie di reato, ma non sussumibili nella nozione di atto sessuale per come intesa dalla giurisprudenza, in quanto non finalizzate ad attingere zone erogene. Nè espressive di carica erotica, anche in ragione della estemporaneità e della scarsa intensità delle stesse».

La richiesta di archiviazione sia per il falso che per l’ipotesi di violenza sessuale, è al vaglio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera.
Quanto all’episodio riguardante la docente, l’imputato risponde di una irruzione in classe mentre faceva lezione: di essersi avvicinato all’orecchio e di averla abbracciata. L’insegnante si dovette divincolare per liberarsi. Tutte circostanze che ora dovrà affrontare il processo.

https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/maglie_prete_molestie_scuola-5265636.html?_ga=2.187152040.1472723568.1591337626-2080372972.1591337626

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