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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Febbraio 2020
in World
Reading Time: 3 mins read
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con un commento di padre pierre vignon alla sentenza della corte d’appello di lione del 30 gennaio 2020 che assolve il cardinal philippe xavier ignace barbarin dal reato di omessa denuncia. [PUBBLICATO SU “NONMOLLARE N. 57 DI LUNEDI’ 3 FEBBRAIO 2020]

di emanuela provera

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Dopo aver ricevuto la notizia della sua condanna a sei mesi di carcere il 7 marzo del 2019, il cardinale Philippe Barbarin annunciò che avrebbe fatto ricorso avanti la Corte di Appello di Lione.

Gli accadimenti che coinvolgono i protagonisti di questa drammatica vicenda hanno avuto una importante eco mediatica, tanto da essere raccontati nel film di François Ozon intitolato Grazie a Dio, uscito in Italia il 17 ottobre 2019.

La vicenda processuale è complessa perché coinvolge più persone e più fatti, e si fondata su due chiari addebiti mossi al cardinale Barbarin: non avere prevenuto, come avrebbe potuto, gli abusi nei confronti dei minori, e non avere denunciato gli abusi nei confronti dei minori, di cui sarebbe stato a conoscenza.

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All’udienza del 30 gennaio scorso la Corte d’Appello di Lione ha assolto il cardinale Barbarin confermando che era a conoscenza dei fatti, ma stabilendo la prescrizione per il reato di omessa denuncia, a differenza di quanto invece aveva sostenuto in primo grado.

La sentenza che assolve Barbarin probabilmente non chiude il procedimento giudiziario che proseguirà in Corte di Cassazione, come annunciato da François Devaux, presidente dell’associazione “La Parole Libérée”.

Senza sminuire la valenza delle reazioni umane che provengono dalle vittime, con le quali ho rapporti costanti e alle quali mi sento sensibilmente più vicina, ho posto la mia maggiore attenzione ai contenuti tecnici della sentenza interpellando padre Pierre Vignon, che in queste ore ha dato la sua disponibilità a fornire un commento. Vignon è prete diocesano da quaranta anni, ha studiato a Friburgo (Svizzera), Roma (Gregoriana) e Parigi (Istituto cattolico). È stato giudice ecclesiastico al tribunale regionale di Lione. L’incarico gli fu revocato proprio dal cardinale Barbarin allorché si delinearono le responsabilità del cardinale quanto alla copertura dei crimini di Bernard Preynat. Ha pubblicato libri su abusi e derive settarie. È diventato famoso in Francia come “lanceur d’alerte”.

Secondo Vignon il passaggio decisivo della sentenza («che pone un problema»” mi ha riferito) è a pagina 36:

Si ce délai, comme le délai encore plus important de cinq années qui s’était écoulé entre l’entretien de mars 2010 et la mise à l’écart de Bernard PREYNAT par le Cardinal BARBARIN de toute activité impliquant des contacts avec des enfants est sérieusement contestable sur le plan moral, cette circonstance est sans effet sur l’existence de l’infraction litigieuse.

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[«Se questo ritardo ad agire, come il ritardo ancora più lungo di cinque anni intercorso tra l’incontro del marzo 2010 e l’allontanamento di Bernard Preynat da parte del cardinale Barbarin da qualsiasi attività che implicasse dei contatti con dei bambini è seriamente contestabile a livello morale, questa circostanza è senza conseguenze sull’esistenza dell’infrazione oggetto del contenzioso».]

Prosegue Vignon: «Il Tribunale, dall’estratto della sentenza a pagina 36, riconosce che il tempo impiegato dal cardinale per agire nel caso Preynat è seriamente contestabile sul piano morale, ma non sul piano legale. Dal momento che le vittime adulte gli rivelarono che i problemi avuti da bambini con Preynat non li mettevano al tempo in pericolo, il cardinale non aveva l’obbligo di denunciarli alla giustizia. Questo ragionamento giuridico non parla del dovere che incombe al superiore di Bernard Preynat di proteggere i bambini in generale affidandogli nuove responsabilità pastorali. In più, dietro a questo giudizio c’è un problema di società in generale: di fronte al flagello degli abusi sessuali, fino a quale grado la legge deve incoraggiare la denuncia? Due scuole legali ormai si scontrano. Quella che vuole limitare la trasparenza e quella che vuole promuoverla. L’atteggiamento del cardinale Barbarin, di cui si parla già da più di quattro anni, continuerà a far parlare ancora di sé per parecchi anni, fino a quando la Corte di Cassazione e in seguito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronunceranno».

QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA BARBARIN
https://critlib.it/2020/02/03/pedofilia-ecclesiastica-il-caso-del-cardinale-barbarin-qui-il-testo-integrale-della-sentenza/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.