Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

Ferruccio Sansa
Abolito. Il Papa ha eliminato il segreto pontificio nelle cause canoniche di abusi sessuali sui minori. ‘L’Istruzione sulla riservatezza delle cause’ segna la nuova linea del Vaticano: “Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni”.

L’articolo 2 spazza il campo: “L’esclusione del segreto pontificio sussiste anche quando tali delitti siano stati commessi in concorso con altri delitti”. Non solo: “A chi effettua la segnalazione – è scritto nel documento – alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”.

Resta il segreto d’ufficio, come nel diritto degli altri stati: “Le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza… al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. Ma la riservatezza delle indagini non potrà più, come in passato, essere opposto alle autorità giudiziarie, per esempio italiane, che si trovavano di fronte a difficoltà spesso insormontabili. L’Istruttoria voluta da Francesco in questo non lascia dubbi:  “Il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”.

Sempre ieri il Vaticano ha diffuso un secondo rescritto che raccoglie altre istanze avanzate dalle vittime di abusi: si stabilisce che ricada tra i delitti più gravi riservati al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede anche “l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento”. Finora il limite era fissato a quattordici anni.

Per questi delitti più gravi si aprono le porte ai laici: “Funge da avvocato e procuratore un fedele, provvisto di dottorato in diritto canonico, che viene approvato dal Presidente del collegio”. Viene ribadito, ma è un discorso ovviamente diverso, il segreto confessionale.

“Una novità storica”, tenevano a sottolineare ieri in Vaticano. Ma anche le associazioni delle vittime, pur con le dovute cautele, hanno saluto con soddisfazione la novità: “È un grande elemento positivo”, spiega Francesco Zanardi, un passato da vittima e un presente come presidente della Rete L’Abuso, in prima linea nella battaglia contro gli abusi compiute da sacerdoti. Zanardi mesi fa era stato finalmente ricevuto in Vaticano dove aveva avuto un lungo colloquio con Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede. “Avevamo parlato per due ore – racconta Zanardi – e gli avevamo domandato proprio l’abolizione del segreto.

È un passo notevole, ma non tutti i problemi sono risolti. Sarebbe importante che le nuove norme avessero effetto retroattivo”. Non solo: “Ora le autorità ecclesiastiche dovranno consegnare la documentazione delle proprie indagini alle autorità giudiziarie (comprese quelle italiane, ndr), ma anche alle vittime. Però sarebbe importante che fosse previsto anche un obbligo di denuncia, quello che in Francia ci ha permesso di arrivare all’incriminazione del cardinale di Lione, Philippe Barbarin che è stato condannato in primo grado per aver coperto abusi. Ma è una questione che riguarda soprattutto la legislazione italiana, perché in Francia è prevista la denuncia obbligatoria, mentre in Italia no”.

Zanardi punta il dito proprio verso il nostro Stato: “Finora ha lasciato che a gestire la situazione fosse la Chiesa. Non ha fatto niente. Non è un caso se soltanto in Italia le vittime per avere giustizia si rivolgono proprio alle autorità ecclesiastiche”. Un giudizio positivo, che dovrà essere confermato alla prova dei fatti: “Vedremo se la scelta del Papa sarà davvero seguita dalle Curie locali. Lo capiremo subito nell’indagine romana sui chierichetti del Papa e con la denuncia che abbiamo presentato (dopo gli articoli del Fatto) su abusi compiuti da un sacerdote della diocesi di Genova”.

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