Un primo passo concreto; Francesco toglie il segreto pontificio dalle cause di abuso

Accogliamo positivamente l’inserimento di questa norma, tra quelle chieste a gran voce durante l’incontro avvenuto lo scorso febbraio in Vaticano, dove le associazioni, Rete L’ABUSO, ECA Global, SNAP e vari altri rappresentanti delle vittime, si incontrarono per più di due ore con i rappresentanti vaticani, tra cui padre Hans Zollner, Charles Scicluna e padre Federico Lombardi.

Nel maggio scorso, avevamo pesantemente criticato il Motu Proprio Vos Estis Lux Mundi, in quanto blindato proprio dalle varie clausole che si appellavano al segreto pontificio, rendendo il documento, a nostro avviso, peggiore dei precedenti.

Questa nuova norma risolve un dettaglio non da poco e, se pur vista di buon occhio, non ci sbilanciamo, in quanto questa, insieme al soccorso delle vittime, era una delle richieste fondamentali fatte nella riunione dello scorso febbraio in Vaticano.

L’altra riguardava l’obbligo della denuncia alle autorità civili del paese dove i crimini sono stati commessi, in modo tale da risolvere anche il problema della giustizia per la vittima, oltre che la prevenzione.

Questo perché – come spesso ricordiamo – il processo canonico, come si legge anche in quest’ultimo documento, si basa sul sesto comandamento, “non commettere atti impuri” e non considera il crimine subito dalla vittima, ma il peccato.

Del reato invece, se ne occupa la magistratura, che condanna il colpevole e risarcisce la vittima. Questo è ancora un passaggio mancante, ma di chi è la mancanza?

A nostro avviso è dello Stato italiano, che non si è mai preoccupato del problema, lasciando l’intera gestione alla chiesa. In Svizzera, come in Francia ecc. l’obbligo della denuncia lo ha inserito lo Stato.

In Italia invece, come lamenta a gran voce anche il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite (par. 21 Sfruttamento e abuso sessuale) , non solo non esiste questo obbligo, ma le lacune sono parecchio gravi a partire dal fatto che in tutti questi anni il Governo non abbia mai avviato (come negli altri paesi industrializzati) una commissione di inchiesta che almeno quantificasse l’entità del fenomeno.

L’Ufficio di Presidenza

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