Scandalo pedofilia, don Mottola vigilato speciale in cella

«Se c’è stata una fuga di fedeli da questa parrocchia? Chi è intelligente comprende che in chiesa si viene per ascoltare la parola del Signore, non per il parroco. Sulle vicende del mio predecessore dico solo che la giustizia sta facendo il suo corso, noi andiamo avanti. Non si chiude una chiesa perché è stato arrestato il suo parroco». Infondono speranza le parole del nuovo sacerdote nominato dal vescovo Angelo Spinillo alla guida della parrocchia di San Giorgio Martire, a Trentola Ducenta. Giovane, animatore di feste improntate alla legalità, trascinatore di anime con fantasia e forza, don Giuseppe Marino, don «Peppe», come lo chiamano tutti, è la persona giusta al momento giusto. Originario di Carinaro, con servizio prestato a Roma e a Firenze, ora è in paese per dare impulso alle attività previste nell’anno pastorale. Alle sue spalle c’è un macigno. A trasportalo, don Michele Mottola, giunto in paese nel 2017, arrestato due giorni fa con l’accusa di essere un pedofilo. Ora è guardato a vista, in carcere. La sua vittima è – per la Procura – una bambina di 11 anni che ha avuto la lucidità di registrare gli incontri.

L’OMELIA
«Non farò accenno ai fatti accaduti, nell’omelia di questa domenica – continua don Peppe, raggiunto al telefono – guardiamo avanti, lasciamo lavorare la magistratura. Questa comunità ha bisogno di tranquillità. Celebrerò quattro messe e spiegherò la parola di Dio». Il nuovo parroco intende voltare pagina, anche se la ferita per tutti i fedeli è ancora aperta. Il protagonista della brutta pagina di violenza su minorenne, don Michele, ieri ha trascorso la notte in carcere, in un reparto della casa circondariale di Secondigliano prevista proprio per i detenuti accusati di reati su minorenni. Domani, alle nove e trenta, il giudice che ha firmato l’arresto si recherà in carcere per interrogarlo, alla presenza del suo avvocato, Antimo D’Alterio. L’ex parroco originario di Qualiano, sospeso dal vescovo Angelo Spinillo già a maggio, potrebbe però scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere.

LE ACCUSE
In contemporanea, si sta cercando di capire se quei comportamenti ambigui con bambine piccole, don Michele li avesse già avuti altrove, a Caivano, per esempio. Dopo l’allontanamento da Trentola Ducenta, don Michele ha trascorso tre mesi di clausura, nel convento dei frati francescani di Giugliano in Campania, per riflettere, pregare, ritrovarsi, pentirsi. Tre mesi di isolamento imposto dal vescovo Angelo Spinillo, un procedimento necessario come l’allontanamento dalla parrocchia di San Giorgio che, di fatto, ha anche disattivato il pericolo di reiterazione del reato, che ha messo il presunto prete pedofilo in condizioni di non poter nuocere ancora. E infatti, don Michele Mottola era tornato a Qualiano, sua città d’origine, solo da qualche settimana. Il tempo per farsi trovare dalle Iene, farsi mortificare per strada, negare all’inviata dello show Mediaset quelle accuse che, invece, davanti al vescovo Spinillo ha parzialmente confermato. Dalla fine di maggio, quando la Diocesi diede notizia dell’allontanamento fornendo ai media anche le generalità del prete, fino all’arresto di due giorni fa, sono passati cinque mesi. Troppi, secondo alcuni.

https://www.ilmattino.it/caserta/preti_pedofili_don_mottola_vigilato_speciale_in_cella-4852726.html

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