Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

Rischia fino a quattro anni di carcere il sacerdote ferentinese, appartenente alla diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, indagato dall’Autorità Giudiziaria in ordine al delitto p.e p. dell’articolo 371 bis del Codice penale: il prete, benché chiamato a riferire circostanze utili alle indagini in ordine al procedimento penale che vedeva indagato per pedofilia il sacerdote don Gianni Bekiaris,  “volontariamente avrebbe taciuto sui fatti cui veniva sentito”, come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Lo stesso don Gianni Bekiaris è definito nell’avviso un “soggetto ben noto” al prete ferentinese nei confronti del quale aveva proceduto, nell’ambito del tribunale ecclesiastico, in qualità di giudice delegato in relazione alle medesime vicende.

I fatti, che sarebbero stati “taciuti” dal prete ferentinese, risalirebbero a diversi anni fa ed avrebbero avuto come protagonista don Gianni Bekiaris, allora parroco di Ceprano: secondo quanto era emerso nel corso delle sedute del processo, gli abusi sessuali sarebbero andati avanti per circa venti anni. La vittima – che in seguito ha seguito un percorso terapeutico di recupero dalle violenze – aveva asserito che il primo stupro sarebbe avvenuto subito dopo la sua comunione. Costretto in seguito a subìre ripetuti abusi sessuali, il giovane è ora affetto da problemi psichici causati dal forte trauma vissuto.

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, gli stupri sarebbero cominciati quando la vittima aveva solo 8 anni, e sarebbero proseguiti fin quando il giovane non ha compiuto la maggiore età. A quel punto è stato il ragazzo stesso a parlare, chiedendo aiuto in un consultorio di Veroli. Con la scusa di una gita organizzata con tutti i ragazzini, quella prima volta, il sacerdote lo avrebbe portato in un albergo in Abruzzo e proprio in quell’hotel l’avrebbe violentato. E in quell’occasione il sacerdote avrebbe regalato un quadro che raffigurava un paesaggio della località di montagna dove erano stati, con una dedica che, per anni,  i genitori non sono riusciti ad interpretare. E che, secondo la madre del bambino – che ora ha 34 anni – rappresentava il riferimento alla prima violenza. Successivamente la vittima era piombata in uno stato di sudditanza nei confronti del sacerdote ed aveva sopportato per anni quegli abusi.

Fortunatamente per il prete, la lentezza della macchina giudiziaria ha fatto sì che, negli scorsi mesi, il processo che il religioso stava affrontando cadesse in prescrizione, facendogli evitare il carcere.

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