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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Novara » Novara, violenza sessuale su tre giovani: prete condannato a quattro anni

Novara, violenza sessuale su tre giovani: prete condannato a quattro anni

Il legale del religioso farà appello: “Dichiarazioni senza riscontro”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Giugno 2019
in Piemonte
Reading Time: 2 mins read
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Ha molestato alcuni giovani ospiti della struttura religiosa in cui prestava servizio, uno dei quali minorenne. Per il gup di Novara Andrea Guerrerio non ci sono dubbi sulla colpevolezza di don Benedict Emeka Onyema, 59 anni, di origine nigeriana e vent’anni di sacerdozio alle spalle, già collaboratore delle attività alla Comunità Samuel dell’Opera Don Guanella a Novara: ieri l’ha condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione con giudizio abbreviato.

Ai domiciliari in provincia di Sondrio, difeso dall’avvocato Renzo Inghilleri, Onyema era accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di tre ragazzi di religione musulmana, nessuno dei quali si è costituito parte civile per chiedere i danni. Per lui il pm Nicola Serianni aveva chiesto 8 anni con lo sconto di un terzo per il rito alternativo, quindi 5 anni e 4 mesi. Il giudice ha escluso l’aggravante dell’abuso della qualità di ministro di culto e ha prosciolto l’imputato dall’imputazione di violenza privata, per aver malmenato una delle vittime con un pugno nel tentativo di convincerlo a non fare denuncia. Come chiesto dalla stessa difesa, il reato è stato riqualificato in percosse, non procedibile d’ufficio; e, in assenza di querela, è arrivato il non doversi procedere. Il legale del sacerdote nigeriano aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che non c’erano riscontri alle dichiarazioni dei tre ragazzi. Scontato l’appello.

A rivolgersi alla polizia era stato uno dei giovani vittime delle «attenzioni particolari». Circa due anni fa aveva segnalato che un sacerdote della congregazione Don Guanella, che si occupa di bisognosi, orfani, malati, emarginati, era solito allungare le mani e invitare alcuni di loro ad assistere alle sue pulsioni sessuali. In base a quanto raccontato, non si trattava di rapporti sessuali completi ma di toccamenti e palpeggiamenti. Le molestie sarebbero avvenute in momenti in cui il religioso era da solo coi ragazzi per colloqui e altre attività della comunità.

Sono così partite le indagini e sono stati ascoltati anche altri ospiti della struttura residenziale di via Monte San Gabriele, uno minorenne. Hanno confermato il racconto del compagno e il 28 dicembre 2017 era scattato l’arresto. Nei mesi successivi don Onyema ha manifestato un profondo stato di depressione, tant’è che uno psicologo dell’Asl ha redatto una relazione in cui si sollevava dubbi sulla capacità di intendere e volere e di poter subite un processo. Alla vigilia dell’udienza, però, una perizia disposta dal tribunale lo ha dichiarato capace di comprendere le accuse che gli venivano mosse e quindi di stare in giudizio. Ieri, infine, il processo.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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