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Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Giugno 2019
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti religiosi arrestati. In Argentina le indagini travolgono un istituto religioso di Verona. Dove un’istruttoria ecclesiastica ha ignorato le denunce di decine di vittime rivelate dall’Espresso. Ecco la nuova inchiesta giornalistica internazionale in edicola da domenica 9 giugno

Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi.
L’Espresso, nel numero in edicola da domenica 9 giugno e online su Espresso+ , pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana e argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù». Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno».
L’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, documenta che per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per «immoralità sessuale», ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordi.
In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.
La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate. Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta «falsificato». Mentre l’attuale vescovo Giuseppe Zenti, aperto sostenitore dei cattolici ultra-integralisti e della Lega, è stato interrogato in gran segreto nel 2017 sul caso Provolo dal procuratore di Verona e ha ammesso di aver dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato l’associazione delle vittime.
Papa Francesco Bergoglio non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo.
http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/06/07/news/bimbi-sordomuti-abusati-da-preti-pedofili-in-argentina-esplode-lo-scandalo-insabbiato-in-italia-1.335817?ref=HEF_RULLO&fbclid=IwAR2EhfNJbMzTKOo1_aIWCPx9NX_0FBjRay67uVymjInPv6kbmetrfnkuAn4
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.