Falsi che più falsi non si può. I vescovi italiani e l’obbligo morale di denunciare all’autorità civile.

Il vecchio continua ad avanzare nella CEI; che grande novità – si fa per dire – ripropone come nel 2014 l’obbligo morale di denuncia all’autorità civile, obbligo che nel precedente impegno (quello del 2014) a fronte di decine di casi denunciati dalle vittime, non ha visto una sola denuncia da parte delle gerarchie, e neppure una costituzione di parte civile contro il prete, anzi… in molti casi gli hanno pure pagato la difesa.

Una promessa di impegno disonesta, in quanto come potrebbero mai mantenerla nel concreto, quando lo stesso Motu proprio “VOS ESTIS LUX MUNDI” di papa Francesco, oltre al vincolo del segreto pontificio, obbliga le gerarchie ad una gestione interna?

Con la stessa arroganza, ritenendosi al di sopra della legge la Cei aggiunge, che questa facoltà morale, sarà solo a fronte di una loro indagine previa, che ne stabilirà o meno la necessità. (Doverosamente ricordiamo che l’abuso di un minore, per la chiesa non è un reato contro la vittima ma un’offesa a Dio, perpetrata dalla vittima stessa e dal sacerdote)

Una promessa che arriva dalla Cei, che nella Conferenza episcopale lombarda, vede ironicamente come garante dell’iniziativa, l’arcivescovo di Milano e Presidente della Cell, mons. Mario Delpini, insabbiatore del caso Galli, al quale la famiglia della vittima, proprio qualche giorno fa, ha scritto una lettera aperta. Chissà se qualcuno risponderà.

Un obbligo morale che di suo pesa la moralità delle gerarchie con questa disonesta promessa. Una moralità che la chiesa non sente affatto, neppure nella sua massima rappresentanza terrena, il papa, che nel Motu proprio, avrebbe potuto semplicemente inserire questo obbligo.

Ma non lo ha fatto e se ne guarda bene…

Zanardi

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Gli insabbiatori

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