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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » citta-del-vaticano » Padre Vignon, bene le nuove norme di Francesco sugli abusi, ma speriamo che vescovi e cardinali le seguano

Padre Vignon, bene le nuove norme di Francesco sugli abusi, ma speriamo che vescovi e cardinali le seguano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Maggio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 6 mins read
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Parla il sacerdote francese che è stato licenziato per aver lanciato una petizione che chiedeva le dimissioni del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, accusato di aver coperto un prete pedofilo

di PAOLO RODARI

CITTÀ DEL VATICANO

“È un testo tecnico che aiuterà ad affrontare i problemi degli abusi e le coperture. Il Motu Proprio “Come una madre amorevole” non era a mio avviso abbastanza concreto. Soprattutto perché la richiesta di creare un tribunale per giudicare i vescovi non è stata eseguita. Ora invece tutti coloro che vogliono denunciare un prete, un vescovo o un superiore religioso, possono farlo con regole precise. I diritti dello Stato sono rispettati (articolo 19) e sono definiti i reati e i reati di abuso (articolo 1, paragrafo 1 a) nonché le nozioni di minore, persona vulnerabile e pornografia infantile. Da notare che nella nozione di persona vulnerabile vengono presi in considerazione i fenomeni di influenza nell’abuso di potere. Durante la sua audizione al Senato della Repubblica francese, il futuro presidente della Conferenza episcopale, mons. Eric de Moulins-Beaufort, ha dichiarato che avrebbe lavorato affinché i sacerdoti non venissero giudicati solo da altri sacerdoti, come è menzionato negli articoli 10-14 del Motu Proprio Delicta Graviora. L’articolo 15 autorizza già la Congregazione per la Dottrina della Fede a derogare a questo requisito, ma si spera che la richiesta di Moulins-Beaufort venga presa in considerazione. L’ultimo Motu Proprio è ben fatto, potrebbe essere migliorato tenendo conto delle critiche delle vittime e delle loro associazioni, e aiuterò a dare inizio a un concreto lavoro di pulizia. Non possiamo che ringraziare le vittime che hanno gridato forte e Francesco perché le ha ascoltate. Sarebbe invece una nuova catastrofe per la Chiesa se cardinali e vescovi usassero questo testo per continuare a occupare il proprio posto proteggendosi da eventuali accuse”.

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Così padre Pierre Vignon, giudice ecclesiastico delle province di Lione e Clermond-Ferrand, che dopo venticinque anni di servizio è stato accompagnato alla porta per aver lanciato una petizione che chiedeva le dimissioni del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione e “primate delle Gallie”, accusato di coperture a un prete pedofilo. La petizione raccolse oltre centomila firme, ma Vignon è stato in ogni caso destituito dal suo ruolo.

Padre, il cardinale Barbarin si è dimesso. Se lo incontrasse oggi cosa gli direbbe?
“Sarei amichevole e cortese, ma aspetterei di vedere come reagisce prima di parlare. Barbarin ha un atteggiamento selettivo con i suoi interlocutori. Sovente non presta attenzione a ciò che gli si dice e si ha l’impressione che cerchi di raggiungere i suoi scopi piuttosto che ascoltare. Dubito, comunque, che sarà nel giusto stato d’animo per parlare. Infatti, ha detto pubblicamente nel processo che non riconosce ciò per cui è stato giudicato colpevole”.

Lei è stato licenziato per le accuse di insabbiamento mosse a Barbarin. Cosa ricorda di quei momenti?
“Mi ha colpito l’incoerenza della reazione dei vescovi. Fu subito chiaro che era un intervento personale e solitario del cardinale. I vescovi di Francia, in particolare quelli della regione Auvergne-Rhône-Alpes, hanno dovuto seguire il cardinale per non essere disuniti. Per questo motivo ho presentato ricorso alla Signatura apostolica che, spero, difenderà maggiormente la giustizia e la verità. Non solo il mio licenziamento non è conforme alla legge, ma non è giusto. Non sono stato licenziato per aver fatto male il mio lavoro, ma per aver detto la verità su Barbarin. Deplorare il proprio capo non è causa di licenziamento, tranne quando prevale l’arbitrarietà. Ho avvertito i vescovi che sarebbe stato più saggio non punirmi perché ciò li avrebbe ridicolizzati di fronte all’opinione pubblica, cosa che non è mancata con una petizione di sostegno di quasi 75mila persone. Per giustificare il suo atteggiamento controverso davanti ai vescovi nell’assemblea di Lourdes del 3 novembre il cardinale ha parlato di un errore temporale. Quando la stampa lo ha rivelato, ho risposto che per me era stato un errore di casting!”.

Ha mai parlato col Papa del suo caso?
“Non vedo perché parlare con il Papa della mia situazione. È un grande difetto nella gerarchia cattolica, come avveniva nella ex Unione Sovietica, quello di addossarsi sempre una responsabilità che è invece tua così da non far pagare le conseguenze al colpevole. Barbarin è andato a ripararsi dal Papa, piuttosto che accettare ciò che gli è stato rimproverato dall’opinione pubblica. Per minimizzare l’opinione pubblica si parla di linciaggio e di attacco alla Chiesa, cosa non giusta. Quando uno è responsabile, deve sapere come sostenere la realtà. È molto sorprendente che l’atteggiamento diretto e chiaro di un semplice sacerdote destabilizzi l’intera organizzazione del governo nella Chiesa. Tanto che, per ripristinare l’equilibrio, è meglio zittire l’oratore. Sfortunatamente ciò che mi sta accadendo è il segno di una profonda crisi nel governo della nostra Chiesa”.

Diversi vescovi in tutto il mondo hanno insabbiato e ancora insabbiano i casi di pedofilia. Perché?
“Dipende da quali sacerdoti vengono scelti come vescovi. Per decenni, abbiamo favorito coloro che hanno dato assicurazione di docilità assoluta. Così ci sono vescovi sempre più autoritari, come successe nella Chiesa di Francia con il cardinale Lustiger che chiedeva a sacerdoti un’obbedienza non più religiosa, ma militare. Ora, nella dottrina della Chiesa, il sacerdote è un collaboratore del vescovo e non un subordinato. Quello che mi rimproverano implicitamente è che mi sono comportato da leale collaboratore e non da subordinato”.

Un anno e mezzo fa il Vaticano ha seppellito il cardinale insabbiatore Law in Santa Maria Maggiore, nel cuore della Roma cristiana. Le sembra giusto?
“Ero molto amico di un prete americano molto intelligente che purtroppo è morto di cancro. Mi ha spiegato la personalità del Cardinale Law. Sfortunatamente ciò che è successo a lui è la manifestazione di ciò che deve essere riformato nella Chiesa e che i suoi leader non vogliono affatto. La Curia e l’alta gerarchia della Chiesa cattolica sono un ambiente di persone che pensano di essere principi senza esserlo. In ogni caso, a parte alcune rare eccezioni di umili cardinali, non hanno valore. A forza di dare loro del Monsignore e dell’Eccellenza, finiscono per crederci. Il cardinale Law era protetto dal sistema nel modo più spudorato. È stato sorprendente che Francesco abbia presieduto i suoi funerali. Forse non poteva fare altrimenti, ma è stato un errore. Ha fatto sapere alle vittime che erano meno importanti per la Chiesa di un cardinale. La revoca del cardinale McCarrick è stato invece un messaggio migliore”.

C’è chi sostiene che i casi di pedofilia siano per la maggior parte soltanto casi ascrivibili a rapporti omosessuali fra un adulto e un giovane. Ritiene corretta questa lettura?
“È chiaramente una manipolazione. Da un lato, c’è un’alta percentuale di omosessuali nella gerarchia cattolica che è stata appena mostrata dal libro di Frederick Martel, Sodoma, mentre dall’altro vi è un altrettanto alta percentuale di pedofili. La pedocriminalità attacca i bambini fino alla pubertà. Un omosessuale maschio brucia nel desiderio di giovani o di uomini. Penso sia grave mescolare queste due inclinazioni. In questo modo, i tradizionalisti neoconservatori confermano implicitamente le dichiarazioni di Martel. E preferiscono riconoscere l’omosessualità della gerarchia cattolica piuttosto che accettare che alcuni dei suoi membri siano chiaramente pedofili”.

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Altri dicono che la pedofilia c’è ovunque e che contro la Chiesa vi sia accanimento. Cosa pensa?
“È un modo per negare la realtà. Nel libro della Genesi, quando Dio fa una domanda, rispondiamo: non sono io, è lei (Eva). Continuiamo a negare il cancro che sta divorando la Chiesa. È ovvio che la pedofilia è universale, ma ciò non giustifica il fatto di non guardare alla realtà di ciò che sta accadendo. Francesco ha spiegato in modo luminoso che la radice di questi abusi è nel clericalismo, vale a dire nello stupro di coscienza, l’abuso di potere e, infine, l’abuso sessuale. La pedocriminalità è resa ancora più odiosa che altrove quando viene eseguita da un prete, specialmente perché alcuni di questi pervertiti spiegano alle loro vittime che lo fanno nel nome di Dio. Non dobbiamo rifiutare ciò che si presenta per noi come l’ora del giudizio di Dio. Con la vox populi è la vox Dei che ci parla. Francesco ha fatto bene a ringraziare i media per la serietà del loro lavoro. È un peccato accusare i giornalisti che fanno il loro lavoro con deontologia. Preferisco l’atteggiamento di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi quando dice che c’è in loro una cattiva condotta come quella che non si trova neppure tra i pagani. Per me, il senso spirituale di questa crisi è che la gerarchia cattolica deve recuperare l’umiltà che ha perso. Finché i nostri leader continueranno a pronunciare sentenze e spiegheranno che non hanno niente a che fare con questo, gli scandali continueranno a piovere. Cercare l’umiltà in modo sincero, accettare la realtà che le vittime sopravvissute presentano, è ai miei occhi la via migliore per uscire da questa crisi. Questo è ciò che dice Sant’Antonio nelle sue lettere: ho visto il diavolo diffondere le sue reti nel mondo. E solo l’umiltà che permette di scappare ai reti che il demonio stende sul mondo”.

https://www.repubblica.it/vaticano/2019/05/10/news/padre_vignon_bene_le_nuove_norme_di_francesco_sugli_abusi_ma_speriamo_che_vescovi_e_cardinali_le_seguano-225903975/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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