L’arcivescovo Scicluna e il Motu proprio del Papa sugli abusi: «Non possiamo imporre un obbligo non previsto dalle leggi civili, sarebbe un’ingerenza»
di Gian Guido Vecchi
CITTÀ DEL VATICANO «In passato abbiamo avuto casi tristissimi di gente che diceva: noi vogliamo proteggere la Chiesa, non parliamo. Questo è un atteggiamento che non è accettabile. Il bene della Chiesa richiede la denuncia. E anche che uno rispetti la legge civile». L’arcivescovo di Malta Charles Scilcuna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede e uomo di punta della Chiesa nella lotta contro la pedofilia, ha appena presentato in Vaticano il Motu proprio del Papa Vos estis lux mundi, «Voi siete la luce del mondo».
Eccellenza, nel testo c’è l’obbligo di denuncia alle autorità ecclesiastiche ma non quello alle autorità civili: si rimanda alle leggi dei singoli Stati, secondo che lo prevedano o no. Perché? Cosa impedisce alla Chiesa di definire una sua norma che impone a preti, religiosi e religiose di denunciare i crimini pedofili alla magistratura o alle forze di polizia anche se nelle leggi del Paese l’obbligo non è previsto?
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