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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Boston » L’amministratore apostolico di Santiago del Cile: incontrerò le vittime

L’amministratore apostolico di Santiago del Cile: incontrerò le vittime

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Aprile 2019
in World
Reading Time: 4 mins read
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«Se i tribunali ritengono che dobbiamo indennizzare le vittime lo faremo». Il Papa gli ha raccomandato di guardare avanti ed essere pastore con tutti. L’incontro imprevisto con Scicluna

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

L’amministratore apostolico di Santiago, monsignor Celestino Aos, incontrerà le tre vittime del sacerdote pedofilo Fernando Karadima, appena tornato in Cile dopo gli incontri di questi giorni a Roma con il Papa e altri rappresentanti vaticani, ed è convinto che la Chiesa debba pagare gli indennizzi decisi dalla giustizia civile. Il cappuccino, che ha incontrato anche il cardinale Sean O’Malley, presidente della pontificia commissione per la Tutela dei minori, e monsignor Charles Scicluna, l’inviato papale in Cile all’origine della svolta impressa da Francesco, ha sottolineato che il Pontefice gli ha confermato la sua vicinanza pastorale al popolo cileno, l’importanza di curare tutto il popolo di Dio e la necessità di guardare avanti.

«Con il Santo Padre abbiamo avuto una cordiale riunione di più di un’ora», ha detto monsignor Aos incontrando nel pomeriggio di lunedì un gruppo di giornalisti a Roma, «i temi li potete immaginare: il cammino di una Chiesa importante e complessa come la Chiesa di Santiago. San Paolo parlava della Chiesa come di un corpo con tutte le sue membra, e con il Papa abbiamo parlato del fatto che la Chiesa è un insieme di membra: ci sono le vittime che sono ferite ma è anche una Chiesa molto ricca, con matrimoni, giovani, bambini, anziani, lavoratori. Il Santo Padre ha insistito molto sul fatto che io sono il pastore di tutta la Chiesa di Santiago».

Il Papa, ha detto ancora il cappuccino, «è molto vicino: mi ha detto di riferire che è vicino al popolo del Cile e che desidera dare ai fedeli il miglior governo pastorale possibile. Il Papa è il pastore di tutto il mondo e desidera che la Chiesa del Cile sappia che lui è consapevole che sta vivendo un grande dolore e una grande sofferenza e anche che ritiene che certamente il passato interessa, che bisogna riconoscere la situazione, ma che dobbiamo andare avanti con fede e speranza. Il Papa è un uomo di fede, che sa che tra le cose umane c’è la presenza misteriosa del Signore che è morto risuscitato e sta con noi nella Chiesa». Ai giornalisti che domandavano perché l’incontro con il Papa non sia stato preannunciato, «dovreste chiederlo alla segreteria vaticana», ha risposto con un sorriso.

Quanto alle tre vittime di Karadima, James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andres Murillo, che la Chiesa cilena dovrà risarcire con indennizzi stabiliti dalla corte di appello di Santiago, «l’orientamento della Chiesa cilena – ha detto Aos – è collaborare in tutto il necessario con la giustizia civile, perché non viviamo in un mondo a parte, siamo cittadini cileni, non abbiamo privilegi e se c’è un sacerdote, un vescovo che commette un delitto deve sottoporsi ad un tribunale e deve accettare le sue decisioni. Questo è il principio di fondo. Ora, se la Chiesa in alcuni casi ha la responsabilità per non essere stata diligente e non aver compiuto il suo dovere e i tribunali ritengono che debba indennizzare, lo faremo. In questo caso concreto, noi non appelleremo la sentenza e da quel che capisco non lo faranno le tre vittime: con loro mi sono sentito al telefono e intendo incontrarli appena torno a Santiago: se dobbiamo indennizzarli lo faremo. Ma vorrei sottolineare che quel che ci preoccupa non è tanto indennizzare con il denaro ma quel che ci interessa è come aiutare, riparare queste vittime che hanno sofferto. Inoltre vorremmo che le vittime ci aiutino affinché, uniti, troviamo un futuro diverso, che non si ripeta il passato che io non sognavo e non immaginavo che esistesse ed esistesse con quella gravità».

L’amministratore apostolico ha raccontato anche del suo incontro odierno con il cardinale Sean O’Malley: «L’incontro con il cardinale O’Malley è sempre simpatico perché è cappuccino come me. L’avevo conosciuto superficialmente in un incontro che ha avuto luogo in passato a Roma tra vescovi cappuccini, ora l’ho conosciuto meglio. E’ un uomo molto amabile che ha vissuto nella sua diocesi di Boston. Abbiamo avuto una conversazione amabile, nella quale abbiamo trattato questo tema (degli abusi, ndr.), ha grande esperienza: mi ha raccontato quel che cosa ha fatto a Boston e mi ha detto anche che prega per noi perché loro sono già passati da situazioni come la nostra». Toccherà anche all’arcidiocesi di Santiago quel che è toccato all’arcidiocesi di Boston, ossia vendere l’episcopio per indennizzare le vittime dei preti pedofili? «Non lo so, sono cose ipotetiche», ha risposto il presule: «Ma indubbiamente dobbiamo rispettare le decisioni dei tribunali».

Il vescovo cappuccino ha incontrato anche mons. Scicluna: «L’ho incontrato casualmente, pensavo che non l’avrei incontrato, che non era qui, ma questa mattina a Casa Santa Marta l’ho incontrato, ci siamo abbracciati e abbiamo preso un appuntamento per domani. Monsignor Sicluna è molto accogliente, ha sofferto molto, come sapete è specialista, per così dire, di questi temi e mi interessa sottolineare che qui in Vaticano, alle congregazioni o negli uffici dove vengo ricevuto, tutti ci tengono a collaborare, aiutare, per permetterci di uscire da questa situazione e organizzare un futuro diverso. Stimo molto mons. Scicluna e spero mi possa dare consigli utili per la Shiesa di Santiago». Quanto all’informativa scritta da Scicluna per il Papa dopo che Francesco lo inviò in Cile ad approfondire le denunce degli abusi, Aos ha ribadito che si tratta di un documento confidenziale per il Pontefice, ma «se i procuratori chiederanno» l’accesso a singole informazioni, il Papa «studierà ogni caso e toglierà se necessario il segreto pontificio e offrirà tutta la collaborazione necessaria».

L’amministratore apostolico di Santiago ha sottolineato la necessità di imprimere un cambiamento radicale alla Chiesa della capitale cilena: «Non so quali cambi ci saranno, io spero che ci saranno cambiamenti, nuovi vescovi ausiliari, perché come potete immaginare è impossibile che io o un’altra persona possa da solo tenere il peso di governo di una Chiesa così grande. Per questo ho chiesto al Santo Padre che quando ci sarà una riunione della congregazione dei vescovi, si individuino vescovi ausiliari che possano collaborare con me». Quanto alla propria persona, il cappuccino ride quando i giornalisti gli domandano se il Papa lo veda come il volto della Chiesa del futuro: «Non so come mi vede, credo che mi veda per quello che sono, un povero cappuccino di 74 anni: il Papa sa che non basta cambiare una o due persone, ma la Chiesa e la società devono cambiare il cuore, e questo non si cambia con un decreto: se si potesse, firmerei domani stesso una pila di decreti».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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