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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » Vaticano. Il cardinale Pell condannato a 6 anni di carcere in Australia per pedofilia. Era il numero della Curia di papa Francesco

Vaticano. Il cardinale Pell condannato a 6 anni di carcere in Australia per pedofilia. Era il numero della Curia di papa Francesco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Marzo 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Il cardinale australiano Goerge Pell è stato condannato a sei anni di carcere per abusi sessuali su minori dal tribunale di Melbourne, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere di essere scarcerato. Il giudice Peter Kidd ha dichiarato di aver valutato gli “odiosi crimini” commessi dal religioso, così come la sua avanzata età di 77 anni, nel decidere la pena. Ha inoltre citato il suo “grave” abuso di potere.

Pell rischiava una pena massima di 50 anni di detenzione, per le accuse di abusi sessuali nei confronti di due coristi negli anni ’90. Il religioso, dichiarato colpevole a dicembre di stupro e quattro imputazioni per molestie sui due 13enni, si è professato innocente e ha presentato ricorso contro la condanna. “Potrebbe non vivere abbastanza per uscire di prigione”, ha detto il giudice. L’ex numero tre del Vaticano, consigliere finanziario del pontefice e tesoriere, con la sua “storia di problemi cardiaci” e la sua “vita altrimenti irreprensibile” (secondo le dichiarazioni del giudice), potrà presentare richiesta di libertà condizionale alla fine del 2022. Durante l’udienza, Pell è rimasto quasi sempre impassibile in aula, con le mani congiunte posate in grembo, mentre il giudice descriveva il suo “attacco sessuale forzato e spudorato alle due vittime”. Prima di lasciare il tribunale in manette, per essere trasferito in una struttura non precisata, il religioso ha firmato il registro dei responsabili di abusi sessuali. La prospettiva del futuro iter legale e la sentenza hanno causato reazioni tiepide e delusione nelle vittime. “Non c’è pace per me”, “ho apprezzato che il tribunale abbia riconosciuto ciò che subii da bambino”, ma “tutto è messo in ombra dall’attesa dell’appello”, ha affermato l’avvocata Vivan Waller, leggendo la dichiarazione della vittima identificata come J. Il padre dell’altra vittima, morta di overdose per droga nel 2014, ha fatto sapere invece che la pena inflitta a Pell è “deludente”. Pell è il più alto prelato della Chiesa cattolica mai condannato per pedofilia.

“Umanamente, a quell’età di 77 anni, ritengo che sei anni di carcere rappresentino una sentenza ragionevole anche se ne rischiava 50, visto che almeno quasi 4 di questi 6 li sconterà sicuramente in un penitenziario”. Così Francesco Zanardi fondatore e presidente della rete L’Abuso di denuncia contro la pedofilia nel clero commenta la condanna in Australia del cardinale George Pell, già segretario per l’Economia in Vaticano. “In Italia, con le nostre leggi, il cardinale non si farebbe neanche un mese di carcere, la farebbe franca vista la sua età”, osserva Zanardi. “Al massimo, andrebbe in un centro gestito dalla Chiesa, il che equivarrebbe a restare libero”.

http://www.jobsnews.it/2019/03/vaticano-il-cardinale-pell-condannato-a-6-anni-di-carcere-in-australia-per-pedofilia-era-il-numero-della-curia-di-papa-francesco/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.