Il cardinale australiano Goerge Pell è stato condannato a sei anni di carcere per abusi sessuali su minori dal tribunale di Melbourne, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere di essere scarcerato. Il giudice Peter Kidd ha dichiarato di aver valutato gli “odiosi crimini” commessi dal religioso, così come la sua avanzata età di 77 anni, nel decidere la pena. Ha inoltre citato il suo “grave” abuso di potere.
Pell rischiava una pena massima di 50 anni di detenzione, per le accuse di abusi sessuali nei confronti di due coristi negli anni ’90. Il religioso, dichiarato colpevole a dicembre di stupro e quattro imputazioni per molestie sui due 13enni, si è professato innocente e ha presentato ricorso contro la condanna. “Potrebbe non vivere abbastanza per uscire di prigione”, ha detto il giudice. L’ex numero tre del Vaticano, consigliere finanziario del pontefice e tesoriere, con la sua “storia di problemi cardiaci” e la sua “vita altrimenti irreprensibile” (secondo le dichiarazioni del giudice), potrà presentare richiesta di libertà condizionale alla fine del 2022. Durante l’udienza, Pell è rimasto quasi sempre impassibile in aula, con le mani congiunte posate in grembo, mentre il giudice descriveva il suo “attacco sessuale forzato e spudorato alle due vittime”. Prima di lasciare il tribunale in manette, per essere trasferito in una struttura non precisata, il religioso ha firmato il registro dei responsabili di abusi sessuali. La prospettiva del futuro iter legale e la sentenza hanno causato reazioni tiepide e delusione nelle vittime. “Non c’è pace per me”, “ho apprezzato che il tribunale abbia riconosciuto ciò che subii da bambino”, ma “tutto è messo in ombra dall’attesa dell’appello”, ha affermato l’avvocata Vivan Waller, leggendo la dichiarazione della vittima identificata come J. Il padre dell’altra vittima, morta di overdose per droga nel 2014, ha fatto sapere invece che la pena inflitta a Pell è “deludente”. Pell è il più alto prelato della Chiesa cattolica mai condannato per pedofilia.
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