Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

L’incontro mondiale sul tema degli abusi clericali verso i minori e gli adulti vulnerabili, indetto da Francesco tra il 21 e il 24 febbraio scorso, è stato soprattutto un momento di confronto con la verità delle vittime, che sono state ascoltate dai cardinali radunati in Vaticano.

È da poco noto il video-testimonianza di Alessandro, abusato da don Mauro Galli, prete protetto dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini: «Ho smesso di credere in Dio perché non può esistere un Dio che permette tutto questo… Sono stato abusato dal prete a cui avevo affidato la mia vita, a cui io confidavo tutto». Le parole del giovane ragazzo riconducono al tema dell’abuso psicologico, il grande assente nel summit antipedofilia. Perché, come dichiara Francesco nel documento finale, «È difficile comprendere il tema degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità psicologica e fisica». Se si fosse voluto affrontare il problema della pedofilia clericale in modo risolutivo, tra le azioni prioritarie si sarebbe dovuto mettere mano alla revisione degli statuti e dei Regolamenti interni che legittimano l’azione dei movimenti ecclesiali, come l’Opus Dei, il movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, i neocatecumenali. I ragazzi abusati in queste istituzioni sono vittime di derive settarie che lavorano sulle coscienze. La revisione dei documenti interni è avvenuta per i Legionari di Cristo, ma soltanto dopo l’emersione dello scandalo legato al suo fondatore Marcial Maciel Degollado. Più volte i transfughi hanno raccontato la violazione, che si compie internamente alle istituzioni, nei confronti della loro intimità psicologica, attraverso pratiche come la direzione spirituale, il colloquio fraterno, la confessione sacramentale. L’abuso psicologico, nei movimenti ecclesiali o in contesti chiusi, sembra sistematico e strutturale. Lo stesso padre Giuliano Stenico, presidente dell’Associazione Ministri della Misericordia, durante un’intervista dichiarava, nel 2017 «Le suore, non di rado, sono vittime di abusi di autorità, un abuso psicologico frequente che purtroppo può essere il viatico dell’abuso sessuale». Lunedì 25 febbraio, a conclusione de l’incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, si è svolta la riunione interdicasteriale, fortemente voluta da papa Francesco, per l’adozione di misure concrete nella lotta alla pedofilia clericale; l’individuazione degli ambienti ecclesiastici più inclini alle pratiche abusanti e una riforma dei loro Statuti/Regolamenti sarebbe quella ricaduta operativa che il popolo di Dio si aspetta da Francesco, al di là di proclami e linee guida; il traguardo più imminente, annunciato in queste ore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, sembra invece essere quello della redazione di un vademecum che ha lo scopo di aiutare i vescovi di tutto il mondo a comprendere chiaramente quali siano i loro doveri. Appare poco credibile che, nel 2019, un vescovo non conosca il proprio dovere in merito alle notizie di reato di cui viene a conoscenza.

Per attuare un’azione concreta di contrasto alla pedofilia clericale la Santa Sede dovrebbe uscire dalle stanze vaticane; la Chiesa dovrebbe cominciare a dialogare con interlocutori diversi, come per esempio Eca (Ending Clergy Abuse) o Rete L’Abuso, ma anche con autori di libri denuncia come De l’emprise à la liberté a cura dello psico sociologo belga e professore emerito presso l’Università Cattolica di Lovanio Vincent Hanssens, scritto per édition mols, tradotto in italiano in formato e-book dallo stesso editore; un testo che contestualizza l’origine dell’abuso psicologico. Tra gli autori c’è anche padre Pierre Vignon, sacerdote diocesano e per molti anni giudice ecclesiastico, oramai noto per aver chiesto le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin che avrebbe coperto gli abusi sessuali compiuti da padre Bernard Preynat.

A fronte della tolleranza zero proclamata oramai da qualche anno, non si è trovato tempo, durante il summit, per una discussione sulla revisione di due testi cruciali: il Concordato tra Stato e Chiesa, che prevede per i vescovi italiani l’esonero della denuncia alle autorità civili (art. 4 comma 4) e la lettera De delictis gravioribus, firmata nel 2001 da Ratzinger, indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche; il documento afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, «sono soggetti al segreto pontificio». Ci si sarebbe aspettati cioè una risposta di assoluta trasparenza sui procedimenti canonici che coinvolgono i preti pedofili.

Centrale e costante è stato invece il riferimento al demonio, che secondo la tradizionale dottrina della Chiesa cattolica è una persona, non un’idea e nemmeno il peccato. Impossessandosi del corpo di una vittima, agisce attraverso di essa, facendole compiere azioni vergognose e incontrollate. Ne parla, a pochi giorni dall’inizio del summit, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nonché uomo di fiducia di Francesco, durante il suo intervento al Convegno biennale dell’Associazione Internazionale Esorcisti: «Il diavolo non è un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea», ma «un essere personale che ci tormenta»; in linea con le parole di Francesco che chiudono le giornate dell’evento: il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime verso la salvezza, che compie abusi sessuali, è uno strumento di satana. Nasce quindi un problema di imputabilità, perché se l’origine degli abusi clericali fosse davvero il diavolo servirebbero una schiera di esorcisti e non una magistratura pronta a perseguire i crimini. L’esorcista va alla caccia del diavolo, mentre il giudice del carnefice.

* Giornalista pubblicista, ex numeraria dell’Opus Dei, Emanuela Provera è autrice di Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori (Chiarelettere 2018, con Federico Tulli) e di Dentro l’Opus Dei. Il libro verità degli ex numerari italiani (Tea libri 2009)

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