Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

TREPUZZI (Lecce) – Nuovi sviluppi sull’inchiesta su un presunto prete pedofilo (pubblicata in esclusiva su queste pagine nel mese di giugno) alimentata da una conversazione choc. “Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio”. E’ la scioccante dichiarazione di un sacerdote di Trepuzzi in una telefonata in cui tenta di corrompere una presunta vittima di abusi sessuali consumati circa trent’anni fa in un paesino dell’hinterland di Lecce. Una vicenda rimasta nel silenzio per anni, affiorata dagli abissi del passato solo di recente con una denuncia della vittima e che torna di stringente attualità alla luce della battaglia di Papa Francesco contro i preti pedofili e che, nel caso specifico, viene alimentata dalla conversazione tra la persona offesa (ora residente in Germania) e il sacerdote (telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it). Ecco alcuni stralci della conversazione. Dura 12 minuti. Dopo i convenevoli il prete esordisce chiedendo di comunicargli il codice iban “se gli serve qualcosa, ti serve qualcosa” ma l’interlocutore insiste e chiede “perché tutti questi abusi all’epoca quando era bambino”.

Al che il prete, alle strette, cerca di smorzare la portata della accuse bollandole “come cose che sono state con sincerità, di affetto, io ti ho voluto tanto bene…è stata la natura, è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?

Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mò s’ha ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene…perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi però li abbiamo superati…Io quando vuoi sono a Trepuzzi, tu e tuo fratello verrete a pranzo…Ma io ti avevo chiesto il codice iban se hai bisogno di qualcosa se io ti voglio mandare 10 euro dove te li devo mandare…Pure per farti gli auguri del matrimonio per i piccinni che ti sono nati..non fare così se no me faci stare fiaccu, sai quante ne ho passate come te…Me mandi lu codice Iban crai puru cu te mangi na pizza, nu regalu de matrimonio io nu bogghiu te perdere”.

L’interlocutore, però, batte sempre sullo steso punto: gli abusi, una ferita che il tempo non riesce a cancellare e che fanno male. Il prete cerca la via della comprensione (di facciata, sincera?): “Lo so, mena poi lo superiamo, vedrai non vuoi che le superiamo…Il vescovo sa di me, vai e parlagli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare, basta che mi perdoni questo mi interessa a me”. La presunta vittima insiste e chiede al prete di cosa lo deve perdonare per avere il perdono di Dio. Il parroco risponde in maniera chiara: “Di quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato, ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare…Io prego sempre per te”.

Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Stefania Mininni. L’indagine è ancora aperta. E al vaglio degli inquirenti è finita anche questa conversazione. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, ci sono anche altre denunce sporte da ulteriori presunte vittime. Sulle accuse, però, pende il rischio prescrizione alla luce di fatti piuttosto datati. Parallelamente si è attivata anche la Curia. Il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.La vicenda getta un’ombra sinistra sul mondo della Chiesta e sulla piaga dei prete pedofili. A mettere in moto l’indagine era stata una querela di parte sottoscritta anche dalla presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo di recente. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) è costretto al ricovero. E gli incubi del passato riaffiorano con tutto il loro carico di inquietudine. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quel prete amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non compì 16 anni quando decise di fuggire all’estero per rifarsi una propria vita.

Effettivamente riesce a voltare pagina. Si sposa, ha dei figli, ma i ricordi del passato rimangono silenti nella mente fino a quando non riemergono con tutto il loro carico di drammaticità.

Sulla vicenda la diocesi di Lecce ha diramato una nota ufficiale: “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

A seguito dei recenti sviluppi, infatti, mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”

Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

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