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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Costa Rica, prete ricercato per pedofilia: ha abusato di 9 chirichetti

Costa Rica, prete ricercato per pedofilia: ha abusato di 9 chirichetti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Marzo 2019
in World
Reading Time: 2 mins read
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Accusato di pedofila nei confronti di nove minori, prete costaricano si dà alla fuga per evitare il carcere. Emesso mandato di cattura internazionale.

Ha fatto perdere le sue traccie il sacerdote costaricano Mauricio Víquez Lizano. Su di lui pendono le accuse di pedofilia e abuso di minori. Le vittime sono almeno nove chirichetti che frequentavano la parrocchia di Patarrà, un distretto nella periferia a sud est di San José, capitale del Costa Rica. Sembra inoltre che l’arcivescovo di San José abbia insabbiato le responsabilità di don Mauricio Víquez Lizano e che il caso sia emerso solo nel 2018, quando, dopo una denuncia formale, è iniziato il processo nei confronti del sacerdote.

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La testimonianza delle vittime

Dopo la fuga di Mauricio Víquez Lizano il Costa Rica ha emesso un mandato di cattura internazionale, per evitare che il reato commesso cada in prescrizione e il sacerdote non debba scontare la pena attribuitagli in carcere. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, sarebbero almeno nove le vittime degli abusi sessuali di Mauricio Víquez Lizano. Come riporta Fanpage, i loro racconti restituiscono la drammaticità della violenza subita.

“Avevo dodici anni la prima volta che l’ho incontrato – racconta una vittima, ora 34enne – ero uno dei ragazzi del coro della parrocchia di Patarrá.

Soffrivo di bullismo a scuola e la chiesa era diventata il mio rifugio. E’ stato facile per lui abusare di me perché ero molto fragile e vulnerabile. Inoltre vengo da una famiglia umile e quando ci portava a mangiare fuori per noi era una festa[…]. Mi chiedeva come stavo affrontando la pubertà, se avevo già dei peli sul corpo. E’ normale, affermava, siamo uomini. Fammi vedere. E cominciava con le carezze alle parti intime“.

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Un altra vittima racconta: “Dopo le attività ci faceva fare un giro in macchina e con la scusa di insegnarci a guidare cominciava a toccarci. Per molti anni ho tenuto per me quello che era successo ma adesso ho deciso di renderlo pubblico perché non posso permettere che Víquez la passi liscia. Ho sofferto per anni incubi, insicurezze e complessi come conseguenza degli abusi“.

La denuncia ignorata dall’arcivescovo

Nessuno ha avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti prima di Anthon Venegas Abarca, che nel 2003, quando era ancora minorenne, si recò alla curia di San José e raccontò quanto aveva subito al vicario José Rafael Quirós. Il prelato non fece nulla e, durante il processo, ha affermato: “È vero quella denuncia mi è sfuggita“. L’unica misura presa fu infatti l’allontanamento del prete dalla parrocchia di Patarrà. Tuttavia Mauricio Víquez Lizano ha continuato a esercitare la funzione di prete fino al 2018, data di inizio del processo a suo carico.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.