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Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Marzo 2019
in Puglia
Reading Time: 3 mins read
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A seguito del dialogo tra anziano prete di Trepuzzi e l’uomo abusato da piccolo, pubblicato su Reteabuso.org, l’arcivescovo di Lecce minaccia querele da chi lo accusa di un coinvolgimento

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LECCE – La vittima di abusi sessuali, risalenti a quando aveva appena nove anni e che sono andati avanti per i sei successivi, contatta il sacerdote salentino che ha denunciato due anni prima: questo ammette la violenza e propone il versamento di una somma a mo’ di “regalo” sull’Iban del malcapitato. E non è tutto. Il prete invita quell’ex bambino ferito a rivolgersi persino a monsignor Michele Seccia, attuale arcivescovo di Lecce. Ma, nelle ultime ore, è giunto agli organi di stampa il monito di Seccia, il quale ora minaccia querela. Risentito per questo suo “coinvolgimento”, da parte del sacerdote, nella vicenda. Proprio lui che, peraltro in città giunto da poco più di un anno, ha indicato la linea dura come l’unica possibile contro la pedofilia. Ma andiamo per gradi.

La vicenda comincia nei mesi scorsi quando l’associazione Reteabuso.org divulga la denuncia da parte della vittima salentina. Denuncia che risale al 2016. Gli abusi, risalenti negli anni passati a Trepuzzi, da parte del sacerdote 71enne, allora rettore della Chiesa Maria Santissima Addolorata. Il curato, dopo lo scandalo venuto alla luce grazie alla co-denuncia della vittima e dell’associazione, è stato allontanato per consentire una più serena indagine.

Quel bambino abusato, ora sposato e con figli, vive all’estero. Nei giorni scorsi ha contattato telefonicamente l’anziano prete, per chiedergli il motivo di tanta violenza. Nella telefonata, il cui testo è stato reso noto da Reteabuso.org, l’ammissione di colpevolezza da parte del sacerdote: invita la vittima a passarci su, in un certo senso. A dimenticare i problemi che in fondo, a suo dire, tutti hanno avuto nella vita. E, come “risarcimento”, gli chiede il codice Iban per poter procedere a un versamento di denaro. “Come regalo di matrimonio”, gli dice. Poi lo invita, come accennato su, a rivolgersi alla figura autorevole rappresentata da monsignor Seccia. In una nota, quest’ultimo ha preso immediatamente le distanze dall’accaduto. Riportiamo integralmente le sue parole:

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“A seguito della diffusione in rete di un le audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e sopra u o a seguito della fuorviante interpretazione o erta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

“Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote.  Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) me ere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di o rendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

https://www.lecceprima.it/attualita/seccia-su-vicenda-abusi-prete-trepuzzi-1-marzo-2019.html
 

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.